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5/10 su 11 voti. Titolo originale: La Vérité, uscita: 07-09-2019. Regista: Hirokazu Kore-eda.

La vérité – La verità | La recensione del film di Hirokazu Kore’eda (Venezia 76)

02/09/2019 recensione di Teresa Scarale

Col film d’apertura della 76ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il regista giapponese firma una commedia familiare dal tratto deliziosamente frizzante, su cui spiccano i guizzi leonini di una sardonica Catherine Deneuve. Sorprendente come quella che, a volte surrettiziamente, chiamiamo “verità”.

“Sono un’attrice, non sono tenuta a dire la verità”. È la risposta che, fra lo stralunato e l’impertinente, dà in La vérité – La verità la diva Fabienne (una portentosa Catherine Deneuve) a sua figlia Lumir (una generosa ed elegante Juliette Binoche) quando le chiede conto delle panzane scritte nella di lei autobiografia in merito alla sua presenza materna. Fabienne è infatti un’attrice dal passato glorioso e dal presente venerato, artista celebrata e riverita da stampa, star system e pubblico, arrivata al punto in cui non deve più chiedersi se tacere o meno. Non certo una che ha messo il ruolo di madre al di sopra della carriera. Sua figlia Lumir è invece un’affermata sceneggiatrice che vive felicemente a New York con il marito (uno spaesato Ethan Hawke) e la figlioletta Charlotte, giunta a Parigi proprio per il lancio dell’autobiografia della madre. Tanto è sopra le righe e pungente la corpulenta madre, tanto è sobria e compassata l’esile figlia, almeno in apparenza. Perché se Fabienne non lesina ad esempio sulle “dimenticanze” dei (non) decessi delle colleghe coetanee, Lumir non gliene lascia passare nemmeno mezza sulle sue mancanze materne, rimproverandole assenze e cinismo professionale.

La vérité - La verità film Hirokazu Kore'eda posterLe premesse sembrerebbero dunque quelle di un dramma familiare dei più retrivi. Ma non è così. Il film è una commedia sagace e la performance di sua maestà Catherine strappa risate a più riprese fra il pubblico veneziano. Mai forse la platea avrebbe pensato di trovare “simpatica” una diva come la 75enne Deneuve, ma l’unghia della leonessa fa sentire la sua presa e lo spettatore gliene è grato. La leopardata Fabienne / Catherine è sovrana de La vérité – La verità dal primo all’ultimo fotogramma. E l’irrompere della famigliola nella seconda scena serve volutamente ad accentuare lo stacco fra deità e umanità: l’effetto comico è garantito. Il pubblico dal canto suo non può non amare la distaccata cattiveria di Fabienne e le di lei stilettate, proferite con tanto aereo menefreghismo da sembrare meringhe alla corte di Marie Antoinette. Catherine Deneuve deve essere grata a Hirokazu Kore’eda (già Palma d’Oro a Cannes nel 2018 con Un affare di famiglia), che le offre l’occasione di dare una lezione magistrale di presenza scenica “senza fare niente”. E deve essere grata a una ciurma di attori come Juliette Binoche, Ethan Hawke, Roger van Hool e gli altri, che accettano di corredare e valorizzare la sua presenza, con vivo spirito di squadra. Il protagonismo di Fabienne non rende però il film un assolo, anzi. Piuttosto, ne fa un tableau vivant multicolore e ben orchestrato.

Se l’esuberante compostezza di Fabienne è la trama, tutti gli altri sono l’ordito: senza, non ci sarebbe il tessuto filmico. Il regista giapponese si diverte a fare il francesino, infarcendo l’opera forse di troppi riferimenti nazionali, in sindrome da primo della classe, probabilmente. Ma si tratta di perdonabile perfezionismo del Sol Levante. Del resto il titolo è uguale all’omonimo La vérité del 1960 di Henri-Georges Clouzot e con Brigitte Bardot (guarda caso …). La sceneggiatura de La vérité – La verità 2019 a volte presenta delle esitazioni, come il continuo riferimento a Sarah, la fantomatica storica rivale di Fabienne, forse suicidatasi perché forse Fabienne era stata a letto col suo compagno regista pur di ottenere la parte che la consacrò alla celebrità. Ma che importa. Il restare in superficie per Hirokazu Kore’eda non è superficialità. E nemmeno leggerezza. È che, come nella vita, la puntigliosa ricerca della “verità” ad ogni costo e in ogni situazione, è sterile e inutile. La vérité – La verità è invece un’opera scanzonata e liberatoria, in cui la risata è onesta e non incupita da alcuna pretesa morale.

Alla vigilia della 76ma Mostra Internazionale del Cinema, il cineasta nipponico Hirokazu Kore’eda affermava che “il film racconta una piccola storia di famiglia che si sviluppa principalmente in una casa. È all’interno di questo piccolo universo che ho provato a far vivere i miei personaggi con le loro menzogne, orgogli, rimpianti, tristezze, gioie e riconciliazioni. Spero sinceramente che il film vi piaccia”. Si, ci è piaciuto. Molto. L’opera soffre di qualche scena che appare posticcia (come ad esempio il dono di un abito ad una giovane attrice, lo spettatore scoprirà perché), ma si tratta di peccati veniali. Quelli che, in fondo, ha commesso Fabienne.

Di seguito il trailer internazionale di La vérité – La verità, nei nostri cinema dal 3 ottobre:

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