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L’ex 007 Pierce Brosnan che nessuno si aspettava: il thriller dove misteri e azione si fondono

06/10/2026 news di Andrea Palazzolo

Pierce Brosnan nel thriller che sovverte il mito di Bond con un personaggio fragile e umano. Ecco perché vederlo.

The November Man

Quando Pierce Brosnan indossò lo smoking di James Bond nel 1995 con GoldenEye, nessuno avrebbe potuto prevedere quanto quel ruolo lo avrebbe definito per sempre. Quattro film dopo, nel 2002, l’attore irlandese appendeva il Walther PPK al chiodo, lasciando un’eredità che continuava a seguirlo come un’ombra ingombrante. Ogni personaggio successivo veniva inevitabilmente confrontato con 007, ogni performance misurata rispetto a quello standard di imperturbabile eleganza britannica.

Ma nel 2014, dodici anni dopo l’addio alla franchigia che lo aveva reso una star globale, Brosnan fece qualcosa di inaspettato. Invece di fuggire dal fantasma di Bond, decise di affrontarlo direttamente. Il risultato fu The November Man, un thriller d’azione che comprendeva perfettamente come il pubblico vedesse il suo protagonista e, con intelligenza, sovvertiva quelle aspettative.

The November Man vede Brosnan nei panni di Peter Devereaux, ex assassino leggendario della CIA soprannominato “l’uomo di novembre” perché “dopo il tuo passaggio, nulla rimane in vita”. Ritiratosi dalla vita operativa, viene richiamato in servizio per un’ultima missione che riguarda qualcuno del suo passato: estrarre una fonte che possiede informazioni sui crimini di guerra legati a un candidato presidenziale russo. Quando l’operazione va storta, Devereaux si trova a dover proteggere Alice, interpretata da Olga Kurylenko, testimone chiave per sbrogliare una complessa rete di cospirazioni. E per farlo, deve superare in astuzia il suo stesso ex allievo, David Mason, interpretato da Luke Bracey, diventato più spietato di quanto il suo mentore avesse mai previsto.

La reunion dietro le quinte è altrettanto significativa. Brosnan collabora nuovamente con il regista Roger Donaldson, con cui aveva lavorato nel disaster movie Dante’s Peak del 1997. C’è anche un legame particolare con la Kurylenko: entrambi fanno parte della famiglia Bond. L’attrice ucraina aveva infatti interpretato Camille Montes in Quantum of Solace del 2008, il secondo capitolo dell’era Daniel Craig. Sulla carta, potrebbe sembrare un tentativo di capitalizzare vecchi ruoli, di sfruttare nostalgie consolidate. Ma la verità è più interessante: sono le differenze, non le somiglianze, tra Devereaux e Bond a rendere il personaggio davvero affascinante.

L’interpretazione di Brosnan come James Bond si collocava a metà strada tra le due figure più iconiche del personaggio. C’era un accenno della giocosità di Roger Moore nel modo in cui infondeva umorismo consapevole nelle sue performance, ma sapeva anche mostrare la grinta di Sean Connery nelle numerose sequenze d’azione. Ciò che rimaneva costante, però, era l’imperturbabilità di Bond. Nulla poteva scuoterlo, nulla poteva farlo sbagliare. Con Devereaux, invece, il peso di una vita di spargimenti di sangue informa completamente chi è diventato. Brosnan lo ritrae come un uomo pieno di rimpianti, qualcuno che viveva secondo un codice morale e se n’è andato quando ha visto Mason violarlo.

Sebbene sarà sempre conosciuto come un ex 007, la franchigia di Bond rappresenta solo sette anni in una carriera che si estende su quattro decenni. Alcuni di quei ruoli sono stati lontani anni luce dalla persona suave per cui è noto: l’interesse romantico musicale di Meryl Streep in Mamma Mia, il Dottor Fate in Black Adam, o lo spietato gangster Conrad Harrigan nella serie tv MobLand. Per oltre vent’anni, ha dimostrato una versatilità che va ben oltre il suo ruolo più famoso. Ma in The November Man aveva l’opportunità di confrontarsi direttamente con quell’eredità e sovvertire le aspettative.

Anche se un sequel sarebbe stato alla fine accantonato, The November Man ha dimostrato che Pierce Brosnan poteva tornare nel mondo dello spionaggio senza imitare ciò che era venuto prima. Fragile, brutale, temprato dalle battaglie, Peter Devereaux ha trasformato quello che avrebbe potuto essere un thriller di spionaggio nella media in una meditazione su come ogni attore che interpreta Bond debba fare i conti con la propria eredità, anche anni dopo la missione finale.

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