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6,5/10 su 10 voti. Titolo originale: Post Mortem , uscita: 14-10-2020. Regista: Péter Bergendy.

Post Mortem | La recensione del film horror di Péter Bergendy (Sitges 53)

15/10/2020 recensione film di Sabrina Crivelli

Un'ambientazione ungherese primo novecentesca molto suggestiva viene sprecata da una regia che opta per effetti speciali bizzarri e da una sceneggiatura troppo vaga

Post Mortem-3

La ghost story è certo uno dei filoni più proficui dell’horror. Pressoché ogni cinematografia nazionale, e ogni tradizione, prevede un numero non ben definito di leggende e storie su luoghi maledetti popolati da spiriti tendenzialmente malevoli. Solamente al Festival di Sitges abbiamo sperimentato la casa britannica infestata di The Banishing di Christopher Smith (la recensione) e ben tre villaggi maledetti, quello indonesiano di Impetigore di Joko Anwar, quello russo di Ich-Chi di Kostas Marsan e infine quello ungherese di Post Mortem di Péter Bergendy (Trezor). Tutti questi titoli hanno parecchi elementi in comune a livello visivo e narrativo, ma l’ultimo presenta anche una serie di peculiarità che esulano gli stereotipi di genere, anche se non necessariamente può rivelarsi una freccia al suo arco.

Post Mortem posterLa trama di Post Mortem è piuttosto convenzionale. Siamo nel 1918, sul finire della Prima Guerra mondiale. Tomás (Viktor Klem) giace in mezzo a una catasta di cadaveri, combattendo tra la vita e la morte. Un vecchio se ne accorge e lo salva. Da quel momento, il giovane soldato diventa il suo assistente e insieme viaggiano per i villaggi dedicandosi ai ritratti fotografici post mortem. La loro – un po’ macabra – attività prevede difatti di realizzare scatti dei defunti messi in posa e truccati, in modo da lasciare ai propri cari un ricordo piacevole.

Durante una delle sessioni fotografiche, il protagonista viene avvicinato da una strana bambina, Anna (Fruzsina Hais), che lo invita nel proprio villaggio dove ha colpito la febbre spagnola e i morti da fotografare sono parecchi. Tuttavia, una volta arrivato sul posto, Tomás si rende conto un’aura sinistra incombe sulle case e sugli abitanti; e non si tratta solo della desolazione portata dalla guerra e dall’epidemia. Qualcosa di ben più sinistro e immateriale attende nell’ombra e miete altrettante vittime …

A livello narrativo, Post Mortem non è diverso da infiniti altri titoli appartenenti a questo sottogenere. Gli ingredienti principali della ricetta / copione sono sempre gli stessi. Il protagonista sopraggiunge in una località con un misterioso passato e una maledizione, indaga su una serie di eventi inspiegabili e viene a contatto con una o più entità, infine scova l’origine di tutto e l’affronta (con esiti a volte positivi, altri meno). Da una parte, un pregio indubbio è, pur rimanendo nel cliché, l’ambientazione. Il piccolo centro abitato composto da enormi case tinteggiate di bianco e circondate da campi innevati è la collocazione perfetta per una storia di fantasmi e regala subito la giusta atmosfera. Oltre agli esterni, anche gli interni di legno, che scricchiola ai passi pesanti di visitatori occulti, e l’illuminazione fioca ad olio sono perfette per trasmettere una sensazione di fantasmatico, di sinistro.

Poi ci sono una serie di curiose scelte autoriali che contraddistinguono Post Mortem. Anzitutto, anche se non mancano diverse manifestazioni notturne delle ombre che terrorizzano il villaggio, esse si palesano anche di giorno, in piena luce del sole. Che sia una previsto dalla tradizione ungherese, oppure sia solo uno ‘strappo alla regola’, l’effetto sortito è ben diverso da quello a cui lo spettatore è abituato.

Post Mortem-2Inoltre, il regista Péter Bergendy spinge parecchio sugli effetti speciali che risultano fin troppo spettacolari, esagerati, tanto da sfociare sovente nel para-ridicolo. In particolare ci sono certe sequenze, e certi pirotecnici assalti paranormali, in cui uno o più paesani vengono sollevati a viva forza, sbalzati qua e là e fluttuano nell’aria, mentre gli altri intorno – sbigottiti – urlano e cercano ritrascinarli al suolo. Il risultato, più che inquietante, diventa allora grottesco (e non è chiaro se sia volontario).

A ciò si aggiunge un insolito uso del sound design, fin troppo ‘esplosivo’, quasi da film di fantascienza, che bombarda le orecchie nelle scene più concitate. Vere e proprie barriere di suoni e di musica accompagnano l’arrivo degli spettri o i loro attacchi a questa o quella vittima, lasciando lo spettatore stranito più che inquietato.

Le medesime ‘stranezze’ si riscontrano in ultimo in alcuni dettagli della storia, che non sono esattamente approfonditi, e nelle dinamiche emotive che intercorrono tra i personaggi. In un poliedrico pastiche, una pletora di non ben definiti spiriti invade il villaggio – non si sa bene per quale motivo -, e d’improvviso divengono estremamente violenti (fortunatamente il sangue e le uccisioni non vengono lesinate), casualmente in concomitanza con l’arrivo del protagonista, che svela un segreto ancora meno chiaro. E il tutto poi si chiude con un nebuloso finale che lascia spazio addirittura a possibili sequel.

Eccentrico e un po’ ridicolo, Post Mortem eccede nel mostrare e per questo motivo perde molta dell’intrigante suggestione iniziale, ma conferma che anche in paesi ‘impensabili’ come l’Ungheria un barlume di speranza per l’industria di genere sia ancora acceso e si cerchi di trovare soluzioni alternative a Hollywood.

Di seguito trovate il trailer ufficiale:

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