Prima di Clayface: la storia del villain più body horror della DC è iniziata oltre 80 anni fa
24/09/2026 news di William Maga
Da un attore horror senza alcun superpotere al tragico Matt Hagen: dietro il mostro interpretato da Tom Rhys Harries c'è una storia molto diversa da quella che molti conoscono

Un attore diventa una star di Hollywood, viene orribilmente sfigurato e, pur di riavere il proprio volto, accetta un trattamento sperimentale che finisce per trasformare il suo corpo in qualcosa di incontrollabile.
Detta così, la storia del nuovo Clayface potrebbe sembrare il tentativo di DC Studios di inseguire il successo recente del body horror: un po’ The Substance, un po’ David Cronenberg, innestati sull’universo di Batman.
In realtà è quasi il contrario.
La paura di perdere il proprio volto, il rapporto patologico con la recitazione e l’idea di un corpo che smette di definire con certezza chi lo abita appartengono a Clayface da decenni. E per capire perché James Watkins, regista di Eden Lake, The Woman in Black e Speak No Evil, abbia potuto trasformarlo in un horror vietato ai minori, bisogna tornare addirittura al 1940.
Il primo Clayface non era fatto di argilla
La prima sorpresa è che il Clayface originale non possedeva alcun potere mutaforma.
Quando Basil Karlo debutta su Detective Comics #40 nel 1940, è un attore specializzato in film horror. Scopre che uno dei suoi vecchi successi cinematografici verrà rifatto senza di lui e comincia a uccidere le persone coinvolte nella nuova produzione indossando la maschera del mostro che aveva interpretato sullo schermo.
La stessa DC, ricostruendo la genealogia del personaggio, ricorda come l’idea iniziale di Clayface fosse quindi quella di un attore trasformato in assassino dalla propria ossessione per il cinema e per una carriera che gli stava sfuggendo.
Non c’erano ancora carne che si scioglie, arti deformabili o volti intercambiabili. Ma il nucleo psicologico era già sorprendentemente moderno: un interprete incapace di separare ciò che è da ciò che rappresenta.
E soprattutto un uomo terrorizzato dall’idea che Hollywood possa sostituirlo.
Matt Hagen era un altro Clayface
Qui la storia si complica, perché Clayface non è una singola persona. Nel corso dei decenni DC ha utilizzato quel nome per diversi personaggi, modificandone origini e poteri.
Il secondo arriva nel 1961 ed è Matt Hagen. Ma anche in questo caso c’è una differenza fondamentale rispetto al protagonista interpretato da Tom Rhys Harries nel nuovo film: il Matt Hagen dei fumetti non nasce come attore hollywoodiano sfigurato.
È un avventuriero che entra in contatto con una misteriosa sostanza capace di trasformare il suo corpo. Può così alterare il proprio aspetto e assumere forme differenti, anche se gli effetti sono inizialmente temporanei.
Le due grandi componenti del Clayface moderno erano dunque ancora separate: da una parte Basil Karlo, l’attore ossessionato dalla propria immagine; dall’altra Matt Hagen, l’uomo dal corpo malleabile.
Serviranno più di trent’anni perché qualcuno abbia l’idea decisiva di unirle.
Nel 1992 Batman trasformò Clayface in una tragedia
Per prepararsi al film del 2026 c’è infatti un’opera molto più importante di qualunque lista di fumetti: Feat of Clay / L’Uomo d’Argilla, la storia in due parti di Batman: The Animated Series trasmessa nel 1992.
È qui che Matt Hagen diventa l’attore che molti spettatori associano oggi al personaggio.
La serie prende il nome e i poteri del secondo Clayface, ma recupera dal primo l’idea dell’interprete cinematografico. Hagen è una star rimasta sfigurata in un incidente. Per continuare a recitare utilizza una sostanza sperimentale chiamata Renuyu, capace di rimodellargli temporaneamente il volto.
Il miracolo, naturalmente, ha un prezzo: Hagen ne diventa dipendente. Roland Daggett sfrutta quella necessità per controllarlo, finché una dose enorme della sostanza altera definitivamente il suo corpo.
È a quel punto che Clayface smette di essere semplicemente un criminale dotato di un potere spettacolare e diventa qualcosa di molto più inquietante.
Un attore, cioè una persona che vive professionalmente assumendo altre identità, acquisisce la capacità di diventare letteralmente chiunque. Ma perde la possibilità di essere stabilmente se stesso.
Non è un dettaglio marginale nella genesi del nuovo film. Mike Flanagan, autore del soggetto e co-sceneggiatore di Clayface, ha indicato proprio Feat of Clay come una delle fondamentali ispirazioni del progetto. Anche le ricostruzioni sulla lavorazione hanno descritto il suo approccio come l’incontro fra body horror e tragedia.
Il film del 2026 torna proprio a quella idea
La sinossi ufficiale diffusa da Warner Bros. rende evidente quanto di quella intuizione sia sopravvissuto.
Il Matt Hagen di Tom Rhys Harries parte dalle strade di Gotham e riesce a diventare una celebre star di Hollywood. La sua ascesa viene però interrotta quando le azioni di un boss criminale lo lasciano orribilmente sfigurato. Il suo entourage lo abbandona e Hagen, disperato, si sottopone a un trattamento sperimentale che riesce apparentemente a restituirgli l’aspetto perduto.
Ma il trattamento comincia anche a compromettere la sua percezione della realtà, trascinandolo in una spirale di vendetta. È questa la storia che Warner Bros. Italia presenta ufficialmente come un «horror thriller», più che come un tradizionale cinecomic.
La scelta di Hollywood come sfondo diventa allora molto più di un modo per aggiornare le origini.
Per Matt il volto non è soltanto una parte del corpo: è il suo lavoro. È ciò che gli ha permesso di uscire dalle strade di Gotham, ciò che il pubblico riconosce, ciò che l’industria vende e, infine, ciò che gli viene sottratto.
Quando cerca disperatamente di riaverlo, il corpo che dovrebbe restituirgli la sua identità comincia invece a distruggerla.
Da The Substance a Cronenberg: ma Clayface era già arrivato lì
È difficile guardare oggi questa premessa senza pensare a The Substance. Anche lì il corpo diventa contemporaneamente capitale professionale, ossessione e campo di battaglia; una soluzione apparentemente miracolosa alla paura di essere scartati dall’industria dell’immagine produce qualcosa di sempre più incontrollabile.
Il parallelo è utile, ma rischia anche di essere fuorviante.
Perché Clayface non ha bisogno di The Substance per trovare questi temi: Basil Karlo era già un attore terrorizzato dall’essere sostituito nel 1940, mentre Feat of Clay legava recitazione, deformazione, dipendenza e perdita dell’identità nel 1992.
Il successo recente del body horror rende semmai particolarmente contemporaneo qualcosa che apparteneva già al DNA del personaggio.
E infatti il modello evocato fin dall’inizio dello sviluppo è stato un altro.
Quando DC Studios presentò il progetto, Peter Safran lo descrisse attraverso il paragone con La mosca di David Cronenberg: non tanto un film su un supercriminale, quanto la tragedia di un uomo che assiste alla progressiva trasformazione del proprio corpo. Il trailer sembra muoversi esattamente in quella direzione, mostrando il trattamento di Hagen prima come salvezza e poi come origine di un deterioramento sempre più difficile da controllare. Anche Ars Technica, analizzando le immagini diffuse da Warner, ha sottolineato quanto il marketing stia privilegiando proprio la componente body horror.
Il superpotere di Clayface è anche la sua condanna
Ed è qui che il personaggio diventa più interessante di quanto possa suggerire la definizione di «villain mutaforma».
In un altro cinecomic, poter assumere qualsiasi aspetto sarebbe semplicemente un potere straordinario: infiltrarsi ovunque, ingannare chiunque, trasformare il corpo in un’arma.
Per Clayface funziona al contrario.
Più volti può avere, meno sicuro diventa quello che gli appartiene.
La metamorfosi porta quindi all’estremo qualcosa che la recitazione contiene già metaforicamente: cambiare voce, comportamento e identità per diventare qualcun altro. Hagen può farlo davvero, attraverso la carne, ma non può più semplicemente smettere di recitare e tornare al proprio corpo.
È per questo che nascondere ancora nei trailer l’aspetto definitivo del mostro ha senso anche oltre il marketing. Il punto della storia non sembra essere soltanto scoprire quanto sarà enorme o grottesco Clayface, ma assistere al processo attraverso il quale Matt Hagen smette progressivamente di riconoscere il confine tra se stesso e ciò che può diventare.
Quindi cosa bisogna vedere prima di Clayface?
Forse meno Batman di quanto si potrebbe pensare.
La Warner non presenta il film come una storia che richieda di conoscere il resto del DCU: la trama ufficiale è costruita interamente sulla caduta di Hagen, e il materiale promozionale insiste sul personaggio prima ancora che sull’universo condiviso. Clayface è diretto da James Watkins e scritto da Mike Flanagan e Hossein Amini, da un soggetto dello stesso Flanagan; nel cast, oltre a Harries, ci sono Naomi Ackie, David Dencik, Max Minghella, Eddie Marsan, Nancy Carroll e Joshua James. In Italia arriverà nei cinema il 22 ottobre.
Per capire ciò che Watkins sta cercando di fare, il recupero essenziale resta quindi Feat of Clay. E, fuori dall’universo DC, un piccolo percorso formato da La mosca, Occhi senza volto e, per una coincidenza tematica molto contemporanea, The Substance dice probabilmente più sul film in arrivo di una maratona dei precedenti cinecomic.
Perché forse la domanda più interessante non è perché DC abbia deciso di trasformare Clayface in un body horror.
È perché ci siano voluti più di ottant’anni perché qualcuno portasse fino in fondo al cinema l’idea che, in forme diverse, era dentro il personaggio fin dall’inizio.
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