Pronto per le vacanze? Attento, non fidarti dei tuoi amici, vogliono ucciderti: su Netflix trovi il film da non vedere prima di partire
15/06/2026 news di Andrea Palazzolo
James McAvoy terrorizza in Speak No Evil su Netflix: il thriller psicologico che supera Split per performance intensa.

James McAvoy ha costruito una carriera che sfida ogni facile categorizzazione. Dal giovane Professor X nell’universo mutante della Fox al detective corrotto e autodistruttivo di Filth, passando per l’indimenticabile performance in Split di M. Night Shyamalan, l’attore scozzese ha dimostrato una versatilità che pochi colleghi della sua generazione possono vantare. In quel film memorabile del 2016 interpretava un uomo con 23 personalità distinte, una prova d’attore che ha lasciato il pubblico senza parole.
Quella stessa intensità si manifesta in Speak No Evil, il thriller psicologico diretto da James Watkins disponibile su Netflix. Si tratta del remake dell’acclamato horror danese del 2022, un’operazione che sulla carta poteva sembrare rischiosa ma che invece ha saputo conquistare sia il pubblico che la critica. Un risultato raro in un panorama dove i rifacimenti sono spesso accolti con scetticismo e diffidenza.
Nel film McAvoy interpreta Paddy, un patriarca dalla doppia natura che incarna la quintessenza dell’inquietudine. È un personaggio che passa con fluidità disarmante dal calore magnetico di un amico affascinante alla brutalità di un bullo psicopatico. Questa capacità di oscillare tra estremi opposti senza mai perdere credibilità è ciò che rende la performance così efficace e, per molti versi, ancora più disturbante di quella vista in Split.

Se in quel film doveva gestire personalità nettamente separate, qui la sfida è stata rendere credibile la trasformazione sottile, quel momento in cui un sorriso amichevole diventa improvvisamente una minaccia. È un lavoro di precisione millimetrica, dove ogni sguardo, ogni pausa, ogni cambio di tono vocale contribuisce a costruire un senso di pericolo crescente.
La chiave del successo risiede proprio nella scelta di non limitarsi a una mera traduzione del materiale originale. Il regista James Watkins ha preso l’ossatura della pellicola danese e l’ha rielaborata con una sensibilità che rispetta lo spirito dell’originale aggiungendo al contempo una tensione tutta sua.
Il risultato è un film che funziona sia per chi non ha mai visto la versione scandinava, sia per chi la conosce e cerca una nuova prospettiva sulla stessa storia. Non è un semplice copia e incolla con attori anglofoni, ma una reinterpretazione che giustifica la propria esistenza attraverso scelte registiche precise e un lavoro attoriale di primissimo livello.
La trama segue una famiglia americana che accetta l’invito di una coppia britannica conosciuta in vacanza a trascorrere un weekend nella loro casa di campagna. Quello che inizia come un soggiorno piacevole si trasforma gradualmente in un incubo psicologico, dove le regole della cortesia e dell’ospitalità vengono pervertite fino a diventare strumenti di manipolazione e controllo.
Speak No Evil è un promemoria di quanto possa essere potente il cinema quando mette al centro personaggi complessi, interpretati da attori che non hanno paura di esplorare il lato oscuro dell’umanità. E in un panorama cinematografico spesso dominato da formule ripetitive, questa è una boccata d’aria fresca, per quanto inquietante possa essere.
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