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7/10 su 190 voti. Titolo originale: 東京喰種 トーキョーグール , uscita: 16-07-2017. Regista: Kentaro Hagiwara.

Tokyo Ghoul | La recensione del film live action di Kentarô Hagiwara

19/02/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Masataka Kubota è protagonista dell'apprezzabile adattamento live action dell'omonimo manga di Sui Ishida incentrato sullo mostruose creature antropofaghe, nonostante qualche sbavatura forse evitabile

Gli adattamenti dei fumetti non sono certo una prerogativa di Hollywood, come ben sa chi segue il cinema giapponese. Soltanto negli ultimi mesi abbiamo visto infatti arrivare nei cinema (non italiani purtroppo) L’Immortale (finito su Netflix però) e JoJo’s Bizarre Adventure: Diamond is Unbreakable, entrambi per la regia di Takashi Miike, mentre da oggi è disponibile – sempre in esclusiva per la piattaforma di streaming – Fullmetal Alchemist di Fumihiko Sori. A questi si deve aggiungere la versione cinematografica live action di Tokyo Ghoul (Tōkyō Gūru), tratta dall’omonimo celebre manga (2011-2014) dark fantasy di Sui Ishida, ad opera di Kentarô Hagiwara (Anniversary), che riesce nell’intento di portare sul grande schermo alcuni dei caratteri truci e visionari dell’originale e indaga, forse fin troppo, l’interiorità di un controverso protagonista.

Al centro della storia, come d’altronde nel capostipite cartaceo e nella seguente trasposizione come serie anime per la TV (2014), c’è un giovane e timido universitario appassionato di letteratura, Ken Kaneki (Masataka Kubota) che, dopo l’incontro ravvicinato con una mostruosa e vorace fanciulla, Kamishiro Rize (Yû Aoi) comincia a subire un cambiamento. Lei muore in quello che sembra un incidente, lui viene salvato in extremis, ma gli viene trapiantato un organo di lei ed è così che diviene suo malgrado un mezzo ghoul, mostruose creature che vedono gli esseri umani come prede che cacciano per cibarsi della loro carne. Sconvolto inizialmente, il ragazzo sperimenta la terribile fame per la prima volta e ne viene  gettato nello sconforto, finché non viene accolto da una comunità di suoi simili, l’Anteiku, guidata dal vecchio e saggio Mr. Yoshimura (Kunio Marai).

Quivi Ken cerca di combattere il senso di colpa causato dal proprio cannibalismo e inizia a stringere rapporti con altri ghoul, in particolare con la irosa Touka (Fumika Shimizu) e la piccola e solitaria Hinami (Hiyori Sakurada), che non ha altri al mondo se non la madre (Shôko Aida). Tuttavia, la tranquillità raggiunta è presto interrotta dalla comparsa di due spietati cacciatori, Amon (Nobuyuki Suzuki) e Mado (Yo Oizumi), che uccidono un membro del loro gruppo e iniziano a perseguitare tutti gli altri.

Particolarmente dilungato nella caratterizzazione interiore, Tokyo Ghoul anzitutto analizza in maniera piuttosto prolissa l’evoluzione del suo personaggio principale, con i conseguenti pro e contro. La narrazione si sofferma difatti in maniera assai dilatata sul problematico eroe, mostrandone il profondo dilemma interiore causato dalle nuove necessità primarie e capacità, scaturite dalla sua natura, ora sovrumana. Comprensibilmente difficile è infatti abituarsi all’idea, essendo stato una volta un uomo, di cibarsi di carne umana, ma d’altra parte sono acquisite impensabili abilità. Dunque viene tratteggiato un passaggio non particolarmente inedito dalla negazione, alla disperazione, infine all’accettazione del nuovo status, in cui la priorità diviene la sopravvivenza.

Allo stesso modo la trasformazione psicologica del protagonista da impacciato a abile combattente, comunque ben tradotta dalla performance di Masataka Kubota, non è certo delle più originali e, se in principio è approfondita con dovizia la fase di crisi, il suo superamento è trattato velocemente (d’altro canto lo spazio – comunque è di 2 ore la durata – è per forza minore rispetto agli episodi della serie o ai volumi del manga). Inoltre, l’iniziale minuziosa descrizione si dilunga eccessivamente nella prima parte (dove vengono per l’appunto presentati Ken e gli altri ghoul), rallentando decisamente il ritmo, e indulge a volte un po’ troppo nel patetico e lacrimevole. Tuttavia si tratta di elementi già presenti nel manga così come nell’anime, quindi i fan del franchise non dovrebbero esserne disturbati.

Anche concentrandoci sull’emisfero visivo e sul passaggio dal grafico o dall’animazione al live action, in Tokyo Ghoul vi è un’alternanza di virtù e difetti. Il film di Kentarô Hagiwara rende infatti in modo accettabile il lato truculento seppur non particolarmente scioccante (si tratta comunque di un film destinato anche agli adolescenti e con un rating PG 13), con sangue e qualche allusione diretta alla teoricamente centrale antropofagia. Inoltre, apprezzabile è la resa degli elementi fantastici e sovrumani, realizzati con una CGI non esecrabile, benché le eccentriche creature, con tanto di enormi tentacoli o carnose e gigantiformi ali perdano molto in termini di credibilità quando gli effetti speciali devono supportarne il movimento.

Nella fattispecie, a risentirne maggiormente sono i non pochissimi combattimenti, quasi tutti in notturna, dove le lacune di budget emergono in maniera abbastanza palesi, soprattutto per ciò che concerne le scene in cui combatte Touka e la cui rossa appendice risulta parecchio posticcia. Inoltre, il creature design non è particolarmente inventivo e l’utilizzo della computer grafica non è fluido quanto in altri recenti film giapponesi, come ad esempio lo straordinario Gantz: O di Yasushi Kawamura (pur coi dovuti distinguo) e certo questo finisce per impattare non poco sul risultato finale.

Seppur dunque con qualche caduta qua e là nell’estetica come nella diegesi, Tokyo Ghoul è capace di combinare una buona dose di spettacolarità a una discreta costruzione della trama e dei personaggi, rendendo giustizia, se non del tutto almeno in buona parte, all’opera originale e rappresentando una discreta trasposizione in carne e ossa capace di soddisfare i fan e probabilmente anche il resto degli spettatori.

Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano del film, in uscita nei nostri cinema per le sole giornate del 6 e 7 marzo:

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