Titolo originale: Back to the Future Part II , uscita: 22-11-1989. Budget: $40,000,000. Regista: Robert Zemeckis.
Ritorno al futuro 2, il retroscena che pochi conoscono: George McFly fu sostituito con un sosia e scoppiò una causa legale
19/10/2026 news di Stella Delmattino
Crispin Glover non tornò nel sequel con Michael J. Fox, ma il suo personaggio continuò ad apparire sullo schermo con un volto sorprendentemente simile. Ne nacque una controversia legale destinata a diventare un precedente importante per i diritti degli attori

Ci sono dettagli cinematografici che passano inosservati per decenni, anche nei film più amati. Uno dei più sorprendenti riguarda Ritorno al futuro – Parte II, il sequel del 1989 diretto da Robert Zemeckis con Michael J. Fox e Christopher Lloyd. Dietro il ritorno di George McFly, il padre di Marty, si nasconde infatti una controversia che portò uno degli interpreti del primo capitolo a fare causa alla Universal.
La vicenda riguarda Crispin Glover, che aveva interpretato George McFly nell’originale del 1985. L’attore non partecipò al secondo film, ma il personaggio comparve comunque sullo schermo, interpretato da un sostituto reso sorprendentemente simile a lui.
Perché Crispin Glover non tornò in Ritorno al futuro 2?
Dopo il successo del primo Ritorno al futuro, la produzione avviò i preparativi dei due sequel, girati consecutivamente. Gran parte del cast originale tornò a interpretare i rispettivi personaggi, ma non Glover.
Le trattative per il suo ritorno non portarono a un accordo. Nel corso degli anni sono emerse ricostruzioni differenti sulle ragioni della rottura, dalle questioni economiche ai contrasti creativi. Il risultato, comunque, fu che George McFly avrebbe dovuto essere interpretato da un altro attore.
La produzione affidò così il ruolo a Jeffrey Weissman. Ma anziché limitarsi a sostituire l’interprete, venne adottata una soluzione molto più controversa.
Un altro attore truccato per sembrare George McFly
Weissman fu sottoposto a un elaborato trucco prostetico, con modifiche al naso, al mento e agli zigomi, per riprodurre i tratti del volto di Glover. Secondo quanto raccontato successivamente da quest’ultimo, furono utilizzati anche calchi del suo viso realizzati durante la lavorazione del primo film.
La somiglianza venne ulteriormente favorita dalle scelte di regia: George appare spesso a distanza, con occhiali o in posizioni che rendono difficile riconoscere il nuovo interprete. Nella celebre sequenza ambientata nel 2015, per esempio, lo vediamo persino sospeso a testa in giù.
Il sequel comprende inoltre alcune immagini provenienti dal primo capitolo, nelle quali compare effettivamente Glover.
Il risultato era tale da poter indurre gli spettatori a credere che l’attore originale fosse tornato nel ruolo. Ed è proprio questo il punto centrale della controversia.
La causa contro Universal: «Non possedevano il mio volto»
Nell’ottobre 1990, come documentò il Los Angeles Times, Crispin Glover intentò una causa contro Universal City Studios, Amblin Entertainment e U-Drive Productions, contestando l’utilizzo non autorizzato della propria immagine e voce nei sequel.
In una successiva intervista allo Houston Press, l’attore chiarì che la questione non riguardava semplicemente la scelta di un sostituto. Il problema era aver cercato di riprodurre deliberatamente il suo aspetto fisico senza il suo consenso.
Glover sottolineò una distinzione fondamentale: i produttori possedevano i diritti sul personaggio di George McFly, ma non quelli sui tratti somatici dell’attore che lo aveva interpretato.
La controversia si concluse con un accordo extragiudiziale. Come precisa anche il sito ufficiale di Ritorno al futuro, Glover non vinse una sentenza contro Universal: il caso fu risolto prima di arrivare al processo.
Un precedente che anticipò il problema dei volti ricreati digitalmente
La vicenda ebbe conseguenze importanti nel dibattito sui diritti degli interpreti. Secondo Glover, contribuì all’introduzione di tutele contrattuali nell’ambito della Screen Actors Guild contro la riproduzione non autorizzata delle sembianze di un attore attraverso un altro interprete.
Oggi, nell’epoca delle ricostruzioni digitali, del ringiovanimento artificiale e dell’intelligenza artificiale generativa, quella controversia appare particolarmente significativa. Il problema sollevato da Glover era già quello di stabilire chi possa utilizzare il volto di un attore e a quali condizioni.
È questo uno degli aspetti meno conosciuti di Ritorno al futuro – Parte II: mentre Marty McFly viaggiava nel 2015 immaginando tecnologie impossibili, il film contribuiva involontariamente ad aprire una discussione che sarebbe diventata centrale nell’industria cinematografica del futuro.
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Un altro attore truccato per sembrare George McFly



