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Titolo originale: Back to the Future , uscita: 03-07-1985. Budget: $19,000,000. Regista: Robert Zemeckis.

Ritorno al Futuro, Tom Wilson ricorda Eric Stoltz: “Usava il ‘metodo’, sul set mi trattò molto male”

22/01/2026 news di Stella Delmattino

L'interprete di Biff Tannen ricorda il rapporto col primo Marty McFly

biff ritorno al futuro film

A distanza di quarant’anni dall’uscita di Ritorno al futuro, continuano a emergere nuovi retroscena su uno dei set più celebri della storia del cinema. Questa volta a riaccendere i riflettori sul passato è Tom Wilson, storico interprete di Biff Tannen, che ha ricordato il turbolento primo mese di riprese, quando Eric Stoltz era ancora stato scelto per il ruolo di Marty McFly.

Intervenendo nel podcast Inside of You di Michael Rosenbaum, Wilson ha raccontato come Stoltz avesse adottato un approccio estremamente radicale al metodo attoriale, che finì per creare un clima teso e poco collaborativo sul set.

«Lui era… lo ripeto, eravamo molto giovani, ed è successo tanto tempo fa. E ho il massimo rispetto per Eric come persona, per la sua splendida carriera e per tutte queste cose. Ma eravamo giovani ragazzi dentro una situazione del genere, ed Eric stava adottando un approccio molto, molto pesante al metodo per interpretare Marty McFly. Quindi mi trattava molto male, perché voleva essere chiamato “Marty” da tutti. Da tutti. Dal parrucchiere, dal regista, da chiunque. Stava cercando di incarnare Marty.»

Secondo Wilson, il comportamento di Stoltz appariva anche incoerente. L’attore aveva già lavorato con Lea Thompson, interprete della madre di Marty, e con lei non mostrava alcuna distanza, mentre con Wilson il rapporto era apertamente conflittuale.

eric stoltz ritorno al futuro doc film«La cosa che trovavo strana è che lui aveva già girato un film con Lea Thompson. Avrebbe dovuto sentirsi a disagio con lei, ma per lui lei era semplicemente Lea, ed erano tutti molto affiatati lì. Però con me si comportava male. Così ho pensato che fosse una specie di “metodo selettivo”. All’epoca non l’ho apprezzato, perché anch’io ho uno strumento; anch’io sono su questo palco tanto quanto te. Entrambi abbiamo bisogno di ciò che ci serve per far funzionare questa scena: io non sono il tuo servitore in questa scena, non sono qui per comportarmi in un certo modo solo per farti stare a tuo agio.»

Wilson ha spiegato come quell’atteggiamento, unito a una generale tensione emotiva, rendesse il lavoro quotidiano difficile e poco produttivo.

«Siamo qui insieme per fare questo lavoro. Io non ti sto chiedendo di chiamarmi in un certo modo, né di fare qualcosa per me. Ti sto chiedendo di conoscere le battute e di presentarti qui pronto a spaccare. E c’erano un sacco di drammi, tensioni, angosce e cose che — per un giovane all’epoca — credo non fossero produttive, e che penso abbiano portato alla sua sostituzione.»

La decisione di rimpiazzare Stoltz con Michael J. Fox fu uno shock per l’intera produzione. All’epoca, una scelta simile a riprese già iniziate era quasi impensabile.

«Sono rimasto scioccato, perché per un film era una cosa enorme! Era una cosa enorme. Le cose stavano diventando scomode sul set; nelle discussioni con Bob Zemeckis, il regista; con Dean Cundey, il direttore della fotografia. Le cose erano strane, poi a un certo punto tutto si è fermato. E io ho pensato: “Hanno staccato la spina al film”.»

In realtà, quello stop segnò l’inizio della versione definitiva di Ritorno al futuro. L’arrivo di Fox cambiò radicalmente l’energia sul set, portando leggerezza, sintonia e una chiara comprensione del tono del film.

«Michael ha preso la sceneggiatura, ha capito il tono dell’intera cosa… ha capito quello che stavamo facendo tutti, io, Crispin [Glover]… Così è arrivato e si è preso il film. Se l’è preso. E quindi è diventato quello che è diventato… Io ero così sollevato. Così sollevato. Perché finalmente sembrava che stessimo facendo una scena insieme, non che tu facessi una cosa e io un’altra.»

Wilson ha infine ricordato l’atteggiamento umano e vulnerabile con cui Fox affrontò il ruolo, nonostante il successo televisivo che già lo accompagnava.

«Michael era umile. Era intimidito. Era insicuro, il che era quasi divertente.»

Col senno di poi, il racconto di Wilson conferma quanto quella sostituzione, inizialmente traumatica, sia stata decisiva nel trasformare Ritorno al futuro in un classico senza tempo. Una scelta rischiosa che ha cambiato per sempre la storia del cinema popolare.

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