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Un prete e un esorcismo: questo film horror con Anthony Hopkins è poco conosciuto, ma devi vederlo (ti terrorizzerà)

06/06/2026 news di Andrea Palazzolo

Anthony Hopkins torna ai film horror dopo la carriera nei panni di Hannibal Lecter e lo fa con questa perla poco conosciuta.

Una scena di Il Rito

Esistono film che provano a raccontare il male. E poi ci sono quelli che tentano di spiegare cosa accade quando chi dovrebbe combatterlo comincia a dubitare della propria missione. Il rito, diretto nel 2011 da Mikael Håfström, appartiene a questa seconda categoria: un thriller horror che non punta tutto sugli effetti speciali o sui jump scare, ma su un interrogativo più sottile e inquietante. Cosa succede a un esorcista quando perde la fede?

La storia ruota attorno a Michael Kovak, un giovane seminarista californiano interpretato da Colin O’Donoghue, che vive la vocazione religiosa come un peso ereditato piuttosto che come una scelta autentica. Per lui, il Diavolo è sempre stato una questione teorica, un residuo di superstizione medievale incompatibile con la modernità. Ma quando il suo vescovo lo invia a Roma per frequentare un corso di esorcismo presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, il suo scetticismo viene messo duramente alla prova.

Nella Città Eterna, Michael viene affidato alle cure di padre Lucas Trevant, un esorcista eterodosso e carismatico interpretato da Anthony Hopkins. Ed è proprio Hopkins a reggere l’intero impianto narrativo del film con quella presenza scenica magnetica che lo contraddistingue. Il suo padre Lucas non è il prete austero e compassato che ci si aspetterebbe: ascolta jazz, vive in un appartamento disordinato pieno di gatti, fuma e usa un linguaggio diretto, quasi brutale. “Un ladro accende le luci quando ti ruba in casa? No. Preferisce che tu creda che non ci sia. Proprio come il Diavolo“, spiega al giovane seminarista con un sorriso enigmatico.

Il film si prende il tempo per costruire l’atmosfera, lontano dalla frenesia tipica del genere horror contemporaneo. Le riprese, effettuate tra Roma e il Vaticano nel maggio del 2010 con l’assistenza della Roma Lazio Film Commission, conferiscono al racconto un’autenticità visiva che rafforza la narrazione. Le location romane, dai vicoli medievali alle architetture ecclesiastiche, diventano un personaggio silenzioso ma potente, capace di evocare secoli di tradizione e mistero.

Il cast, che include anche Alice Braga nel ruolo di Angeline, una giornalista e studentessa di esorcismo, Rutger Hauer come il padre rigido di Michael, e le italiane Maria Grazia Cucinotta e Marta Gastini, contribuisce a creare un mosaico di personaggi credibili, ciascuno portatore di una diversa visione del sacro e del profano. La presenza di attori italiani rafforza ulteriormente il legame del film con il territorio e con quella tradizione cattolica che permea ogni inquadratura.

Anthony Hopkins in Il Rito
Anthony Hopkins in Il Rito, fonte: Warner Bros Italia

Dal punto di vista tecnico, Il rito si affida più all’atmosfera che alla spettacolarizzazione dell’orrore. La fotografia privilegia toni cupi e soffusi, mentre il comparto sonoro lavora in sottrazione, lasciando che siano i silenzi e i rumori ambientali a generare tensione. Questo approccio stilistico, però, ha diviso la critica: su Rotten Tomatoes il film ha ottenuto solo il 22% di recensioni positive, mentre su Metacritic si ferma a 38 su 100. Molti hanno criticato la mancanza di ritmo e l’eccessiva dipendenza dai topoi narrativi già visti in film come L’esorcista di William Friedkin.

Oggi Il rito è disponibile su Netflix, permettendo a nuove generazioni di spettatori di confrontarsi con questa storia di fede vacillante e demoni fin troppo reali. Per chi cerca un horror riflessivo, che lasci spazio al pensiero oltre che al brivido, questo film rappresenta un’esperienza particolare: meno immediata di altri prodotti del genere, ma potenzialmente più duratura nella memoria.

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