Bambini robot, alieni e misteri: la serie sci-fi di Spielberg con Halle Berry che nessuno ricorda
30/09/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie sci-fi del 2014 con Halle Berry prodotta da Spielberg che è scomparsa dalla memoria collettiva. Scopri perché vederla.

Quando si pensa a Steven Spielberg, la mente corre immediatamente ai grandi classici del cinema: da E.T. a Jurassic Park, passando per Incontri ravvicinati del terzo tipo. Quando si pensa a Halle Berry, si materializzano Tempesta degli X-Men, la sua performance da Oscar in Monster’s Ball, o il suo memorabile ruolo action in John Wick 3. Ma se mettessimo insieme questi due nomi in una serie televisiva di fantascienza, con una premessa degna dei migliori blockbuster, dovremmo trovarci di fronte a un fenomeno culturale, giusto? Eppure Extant, andata in onda dal 2014, è praticamente scomparsa dalla memoria collettiva. Come è possibile che un prodotto con queste credenziali sia finito nel dimenticatoio?
Extant rappresentava il primo ruolo da protagonista televisiva per Halle Berry, e non si trattava certo di una commedia familiare o di un legal drama. La serie proponeva una premessa cervellotica che poteva competere con i più ambiziosi film di fantascienza: l’astronauta Molly Woods ritorna da una missione solitaria di tredici mesi a bordo della nave spaziale Seraphim e scopre di essere incinta. Il problema? Molly era considerata sterile, al punto che lei e suo marito John, interpretato da Goran Višnjić, avevano costruito un bambino robot di nome Ethan per colmare il vuoto di non poter avere figli biologici.
La gravidanza misteriosa è solo l’inizio di un puzzle inquietante. Durante la sua missione nello spazio, Molly ha avuto visioni del suo ex fidanzato morto. Al suo ritorno sulla Terra, mentre cerca risposte sulla natura impossibile della sua gestazione, deve confrontarsi con interrogativi esistenziali che toccano l’identità, la maternità e la definizione stessa di vita. Il nascituro viene chiamato con il nome agghiacciante di “the Offspring” – la Progenie – e possiede capacità che sfidano le leggi della realtà come la conosciamo.

Nel frattempo, il piccolo Ethan, interpretato dal giovane Pierce Gagnon, affronta la sua personale crisi identitaria. Cosa significa essere un bambino robot in un mondo di esseri biologici? Come si processa la gelosia quando tua madre improvvisamente porta in grembo un fratellino “vero”? La serie esplora questi temi con una profondità inaspettata, creando un doppio binario narrativo che bilancia elementi di fantascienza cutting-edge con una crescente atmosfera di horror psicologico.
Il paragone più calzante è probabilmente Rosemary’s Baby incontra Interstellar, anche se questa definizione non rende giustizia alla complessità di Extant. C’è un senso di paranoia crescente che permea ogni episodio della prima stagione, amplificato dal fatto che la minaccia non è completamente comprensibile secondo i parametri umani. La Progenie non è semplicemente un alieno o un esperimento scientifico andato male: ha il potere di rimodellare la realtà stessa, rendendo ogni certezza di Molly sempre più fragile.
Guardando indietro, Extant appare come un esperimento ambizioso che forse è arrivato nel momento sbagliato. Se fosse stata lanciata su una piattaforma streaming alcuni anni dopo, con l’intera stagione disponibile contemporaneamente e un marketing mirato al pubblico degli appassionati di sci-fi complessa, avrebbe potuto trovare il suo pubblico di culto. Invece, si è persa nel rumore del panorama televisivo in rapida evoluzione di metà anni 2010.
La serie solleva questioni che oggi risultano ancora più rilevanti: cosa significa essere umani in un’epoca di intelligenza artificiale sempre più sofisticata? Come reagiamo di fronte a forme di vita che non comprendiamo? Quale prezzo siamo disposti a pagare per la conoscenza e per colmare i vuoti della nostra esistenza? Ethan, il bambino robot, anticipa discussioni sull’AI che sono diventate mainstream solo anni dopo la cancellazione dello show.
© Riproduzione riservata




