Evangelion è l’anime con la miglior introspezione psicologica (e tantissima azione)? C’è un rivale che eccelle quanto quel cult anni ’90
09/05/2026 news di Andrea Palazzolo
Neon Genesis Evangelion è un anime imprescindibili che hanno fatto scuola, ma c'è un rivale del re ed è più amato di quanto si pensi.

Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno è probabilmente uno degli anime più difficili da guardare, eppure chi supera questa barriera tende a rivederlo ripetutamente. Assistere al crollo psicologico di un bambino costituisce un viaggio emotivo per cui pochi sono preparati, ma ne vale interamente la pena quando si raggiunge il climax.
Tecnicamente una serie mecha, Evangelion sovverte e decostruisce il genere, spostando il focus dal conflitto esterno a quello interno. L’anime è pesantemente simbolico, caratterizzato da riferimenti multipli alla spiritualità e alla religione, la cui presenza esistenziale in un contesto altrimenti fantascientifico aggiunge uno strato di peso mitico e ambiguità. Questa combinazione unica eleva la narrazione a qualcosa di molto più contemplativo e interpretativo, generando decenni di dibattiti tra fan e analisi accademiche.
Il protagonista Shinji Ikari non è affatto un eroe tradizionale degli anime. Esprime più difetti che meriti, dalla fragilità emotiva e il dubbio paralizzante al terrore opprimente del rifiuto. Le interazioni di Shinji sottolineano ferite traumatiche diverse e i meccanismi di difesa che utilizza per gestirle, un’enfasi sulla psicologia del personaggio estremamente rara negli anime mainstream del 1995 e che rimane quasi altrettanto inusuale oggi.

Gli ultimi due episodi di Neon Genesis Evangelion sono quasi interamente introspettivi, con la trama messa da parte in favore del puro significato. Indipendentemente da chi trova gli episodi 25 e 26 confusi, tutti dovrebbero guardare The End of Evangelion. Sebbene anch’esso piuttosto astratto, il film offre una prospettiva diversa che aiuta a consolidare le idee apparentemente frammentate della storia in una conclusione relativamente definitiva. Su questa stessa scia si pone un altro anime che ha fatto scuola e che ha attratto su di sé una community incredibilmente affezionata.
Fullmetal Alchemist: Brotherhood ha perfezionato la narrazione anime in formato lungo. Esistono diverse ragioni per cui viene considerato un capolavoro assoluto, ma poche altre serie hanno raggiunto una coerenza narrativa, una profondità tematica e una consistenza operativa simili. Adattato dal manga altrettanto impareggiabile di Hiromu Arakawa, lo show segue i fratelli Edward e Alphonse Elric nel loro tentativo di ripristinare i propri corpi dopo un disastroso esperimento alchemico.
Già la premessa di base non è semplificata. Ed e Al subiscono conseguenze sia fisiche che emotive per aver giocato con la trasmutazione umana, e il viaggio che ne risulta non permette mai loro di sfuggire al peso morale di quelle scelte. Da qui, FMA: Brotherhood si espande ancora più in profondità in un’esplorazione complessa di guerra, genocidio, etica, potere e natura umana.

L’equilibrio tra momenti emotivamente devastanti e alleggerimenti comici è gestito con maestria, impedendo alla serie di diventare opprimente pur mantenendo la gravità necessaria. La progressione tematica dall’idealismo giovanile alla comprensione matura delle ambiguità morali rispecchia la crescita dei protagonisti in modo organico.
Evangelion, con la sua profondità psicologica stratificata, rimane indiscutibilmente un’opera monumentale, ma FMA offre elementi di rivedibilità che possono rivaleggiare o addirittura superare il lavoro di Hideaki Anno. Fullmetal Alchemist: Brotherhood con la sua perfezione strutturale rappresenta un approccio diversi all’eccellenza narrativa si configura come l’eccellenza del genere. Proprio come Evangelion, trascende il medium per diventare esperienza che merita di essere vissuta più volte.
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