Titolo originale: Doctor Who , uscita: 23-11-1963. Stagioni: 27.
Il capo della BBC ha visto un episodio di Doctor Who di 50 minuti creato interamente con l’IA: «È piuttosto buono»
30/09/2026 news di Stella Delmattino
Matt Brittin racconta di aver ricevuto una puntata non ufficiale generata con l'intelligenza artificiale. Non sostituirà gli autori, precisa, ma per il nuovo direttore generale dimostra quanto rapidamente stiano cambiando gli strumenti a disposizione dei creator

Un episodio di Doctor Who lungo quasi quanto una normale puntata della serie, realizzato interamente attraverso l’intelligenza artificiale. A vederlo non è stato soltanto qualche fan online, ma Matt Brittin, direttore generale della BBC, che ha dato un giudizio destinato inevitabilmente a far discutere: «È piuttosto buono».
Brittin ne ha parlato il 29 settembre durante la RTS London Convention, intervistato da Kirsty Young. L’ex dirigente Google, diventato il 18° direttore generale della BBC nel maggio 2026, stava discutendo della velocità con cui l’IA generativa sta abbassando le barriere tecniche della produzione audiovisiva.
«Tutti hanno nelle proprie mani — o sei miliardi di persone hanno — la possibilità di creare contenuti allo standard di uno studio di Hollywood», ha osservato Brittin, prima di raccontare l’esempio più sorprendente:
«Qualcuno mi ha mandato l’altro giorno un episodio di Doctor Who di 50 minuti generato dall’IA. È piuttosto buono. Voglio dire, non sostituirà gli esseri umani. Quindi ora tutti possono essere creator. E non tutta questa creatività è cattiva».
Le dichiarazioni e la durata dell’episodio sono state riportate anche dalla stampa britannica. Brittin ha quindi immediatamente precisato che non considera questi strumenti un sostituto della creatività umana.
C’è però un dettaglio fondamentale: non si tratta di un episodio prodotto o commissionato dalla BBC. Brittin ha semplicemente detto che qualcuno glielo ha inviato e non ha rivelato chi lo abbia realizzato, quali strumenti siano stati utilizzati o quanto intervento umano sia stato necessario. Non sappiamo nemmeno se compaiano il volto e la voce di interpreti realmente passati dalla serie oppure personaggi completamente nuovi.
È proprio questa assenza di informazioni a rendere difficile valutare l’affermazione secondo cui il risultato sarebbe stato generato «interamente» dall’IA: non conosciamo il processo produttivo dietro quei 50 minuti. L’unica cosa certa è che Brittin li ha visti e li ha considerati sufficientemente convincenti da utilizzarli come esempio davanti all’industria televisiva britannica.
Il tempismo è particolarmente curioso perché il futuro di Doctor Who è attualmente in ridefinizione. La BBC ha messo la serie “out to tender”, aprendo la produzione a nuove proposte dopo l’uscita di Russell T Davies; secondo le informazioni riportate da Radio Times, l’obiettivo è una nuova serie accompagnata da speciali con una possibile trasmissione nel 2028/29.
Non significa naturalmente che la BBC stia pensando a un Doctor Who generato dall’intelligenza artificiale. Al contrario, Brittin ha insistito sulla centralità degli esseri umani. Ma il suo intervento fotografa una questione molto più ampia: quanto velocemente la distanza tra un esperimento amatoriale e qualcosa che, almeno superficialmente, assomiglia a una produzione televisiva professionale si stia riducendo.
Non è stato peraltro l’unico dirigente a parlare dell’argomento durante la convention. Kelly Day, vicepresidente International di Prime Video, ha sostenuto che «l’IA non sostituisce l’immaginazione, la amplifica», precisando che Amazon non cerca un modello capace di scrivere il prossimo Fleabag, ma strumenti che possano liberare i professionisti da parte del lavoro non creativo.
Per ora, quindi, il Dottore generato dall’IA rimane un esperimento non ufficiale. Ma il fatto che il responsabile della BBC abbia guardato tutti e 50 i minuti e ne sia uscito dicendo che erano «piuttosto buoni» rende la questione molto meno teorica di quanto fosse fino a poco tempo fa.
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