L’apocalisse è meno tragica se la si passa in famiglia: su Netflix la serie da vedere per i fan dei paradossi e dei misteri
11/10/2026 news di Andrea Palazzolo
Scopri il mistero delle 43 donne che partorirono senza gravidanza. La serie Netflix che ha conquistato 45 milioni di famiglie nel 2019.

Sir Reginald Hargreeves, eccentrico miliardario interpretato da Colm Feore, riesce ad adottare sette bambini nati dal nulla. Non è mosso da altruismo, ma da un progetto ambizioso: creare una squadra di supereroi capace di salvare il mondo. L’Umbrella Academy nasce così, ma Hargreeves non dà nomi ai suoi figli. Li identifica con numeri: Numero Uno, Due, Tre e così via. Sarà Grace, la madre robot della famiglia (Jordan Claire Robbins), a umanizzare quell’esistenza chiamandoli Luther, Diego, Allison, Klaus, Ben e Vanya. Uno solo mantiene la sua designazione numerica: Numero Cinque.
La serie non si limita a raccontare le avventure di un gruppo di supereroi. Fa qualcosa di più complesso e stratificato: esplora cosa succede quando quei bambini prodigio diventano adulti traumatizzati, incapaci di gestire tanto i propri poteri quanto le relazioni interpersonali. Luther, il Numero Uno interpretato da Tom Hopper, vive sulla Luna da quattro anni, in parte trasformato in scimmia. Diego (David Castañeda) è diventato un vigilante con una predilezione per i guai. Allison (Emmy Raver-Lampman) ha costruito una carriera da attrice famosa.
Klaus (Robert Sheehan) combatte una dipendenza dalla droga che usa per silenziare il suo dono: comunicare coi morti, compreso il fratello Ben (Justin H. Min), deceduto ma presente come fantasma. E poi c’è Vanya, interpretata da Elliot Page. Cresciuta convinta di non avere poteri, esclusa dalle missioni della famiglia, diventata violinista. La sua storia personale è forse la più tragica e sorprendente dell’intera serie, un filo narrativo che si dipana con intelligenza attraverso le stagioni.
Quando Reginald Hargreeves muore, i sei fratelli sopravvissuti si riuniscono per il funerale. È qui che Numero Cinque (Aidan Gallagher) riappare dopo sedici anni di assenza, ancora con il corpo di un adolescente ma con decenni di esperienza sulle spalle. Porta con sé una notizia terrificante: un’apocalisse globale è imminente. Mentre viene braccato da Hazel e Cha-Cha, due spietati agenti temporali (Cameron Britton e Mary J. Blige), la famiglia deve affrontare non solo la minaccia della fine del mondo, ma anche i segreti sepolti nel passato del loro padre adottivo.
La struttura narrativa di The Umbrella Academy gioca con il tempo in modo audace. La seconda stagione catapulta i fratelli a Dallas nei primi anni Sessanta, dispersi in momenti diversi della storia. Cinque arriva il 25 novembre 1963, pochi minuti prima di un giorno del giudizio nucleare collegato al mancato assassinio di JFK. Deve tornare indietro di dieci giorni e riunire i fratelli, che nel frattempo si sono costruiti nuove vite: Klaus ha fondato un culto, Allison è sposata e coinvolta nel movimento per i diritti civili, Diego è rinchiuso in manicomio. La sfida non è solo fermare l’apocalisse, ma ricomporre una famiglia che continua a sfaldarsi sotto il peso delle proprie contraddizioni.
Quattro stagioni completano l’arco narrativo di questa famiglia straordinaria. Le riprese si sono svolte tra Toronto e Hamilton, in Ontario, creando un’atmosfera visiva che mescola elementi fantascientifici a una sensibilità indie, quasi arthouse. La colonna sonora è diventata leggendaria tra i fan, capace di trasformare scene d’azione in momenti di pura poesia visiva.
Dietro i superpoteri e le apocalissi multiple, The Umbrella Academy parla di fratelli che cercano di capirsi, di figli che non hanno mai ricevuto l’amore di cui avevano bisogno, di adulti che devono fare i conti con l’infanzia rubata. È questa vulnerabilità emotiva, combinata con una regia dinamica e una scrittura intelligente, che ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo. Non solo intrattenimento, ma uno specchio deformato della famiglia moderna, con tutti i suoi splendori e le sue miserie.
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