Se ami i combattimenti e i colpi di scena di Jujutsu Kaisen devi dare un’occasione a questo folle anime
25/06/2026 news di Andrea Palazzolo
Jujutsu Kaisen è uno degli anime più amati negli ultimi anni, ma un altro contendente ha saputo muoversi come lui, spingendo sulla follia e sull'esagerazione.

Jujutsu Kaisen può sembrare un battle shōnen standard nei primi episodi, con il suo liceo e i combattimenti contro spiriti. Ma questa impressione iniziale è deliberatamente ingannevole. Gradualmente, la serie scivola verso territori sempre più oscuri, popolati da spiriti maligni che vogliono rovesciare la società umana.
Dopo l’introduzione dei villain, la trasformazione è completa: dalla caccia ai fantasmi scolastica si passa a una narrazione di morte, angoscia esistenziale e massacri. Jujutsu Kaisen non ha paura di eliminare personaggi amati, mantenendo la tensione costantemente alta. I combattimenti sono coreografati con maestria tecnica che sfrutta appieno le possibilità dell’animazione moderna. I personaggi incarnano potere autentico, non gonfiato artificialmente, e questo rende ogni scontro significativo. Un anime che ha conquistato fan in tutto il mondo combinando storia brutale e spettacolo visivo senza compromessi.
Ma cosa può mai assomigliare, se non nella trama quantomeno nelle animazioni e nelle intenzioni? Un anime che puoi trovare su Crunchyroll e che prende tutto ciò che di bello esiste in Jujutsu Kaisen e lo porta alle estreme conseguenze, diventando una follia visiva meravigliosamente animata. Stiamo parlando di lui: Chainsaw Man.

Chainsaw Man potrebbe essere lo shōnen più sanguinario mai realizzato. Caos, violenza grafica e tonnellate di gore caratterizzano ogni episodio. Persino il protagonista, Denji, sanguina copiosamente ogni volta che si trasforma nella sua forma da motosega. La serie non conosce freni, non censura nulla, non chiede scusa per la sua brutalità.
Ma ridurre Chainsaw Man alla sola violenza sarebbe ingiusto. Sotto la superficie splatter si nasconde una riflessione sul desiderio, sulla povertà, sulla manipolazione emotiva. Denji parte da una condizione di miseria assoluta, e ogni suo obiettivo è tragicamente banale: mangiare, toccare un seno, avere una vita normale. Questa umanità disperata contrasta con la carneficina soprannaturale che lo circonda, creando un contrasto stridente e potente.

In Chainsaw Man, infatti, qualcosa parla direttamente allo stomaco degli adolescenti. Il protagonista è un ragazzo che ha subito traumi terribili, che cerca di farsi strada in un mondo cinico e indifferente, che sperimenta per la prima volta le emozioni adulte: l’amore, il sesso, la paura di non essere all’altezza. Spesso in modi tutt’altro che positivi, lontani anni luce dalle narrazioni edulcorate.
Trent’anni fa, un anime così estremo sarebbe rimasto confinato in una nicchia di appassionati. Oggi gli spettatori vogliono di più. Non vogliono solo un ragazzo con una motosega sulla testa, ma un prodotto che faccia convivere il grottesco con l’umano, lo spettacolo con la sostanza, la violenza con la vulnerabilità. È un equilibrio precario, ma quando funziona – e in Chainsaw Man funziona alla grande – crea qualcosa di memorabile.
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