27 marzo 2017

[esclusivo] Intervista a Francesco ‘Ausonia’ Ciampi, dal lungo silenzio al nuovo Dylan Dog

Dopo quattro anni passati in gran parte lontano dal fumetto, l’autore fiorentino sembra aver superato ‘il momento peggiore della tempesta’

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27 marzo 2017
ausonia

Dopo un lungo silenzio. No, non ci stiamo riferendo al titolo di un noto albo di Dylan Dog uscito qualche mese fa, ma al ritorno sulla scene di Francesco Ciampi, alias Ausonia. Autore tra i più eclettici e ineffabili del panorama italiano degli ultimi 10 anni, è infatti ‘riemerso’ dopo quattro anni praticamente silenti (e il fatto che non ami particolarmente i social aiuta in tal senso), in cui come vedremo si è distaccato dal fumetto per dedicarsi ad altro.

Abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con il disegnatore fiorentino, durante la quale abbiamo cercato di capire i motivi della sua pausa dal tavolo da disegno e di scoprire qualcosa in più sul numero di DD che sta disegnando e che ha sceneggiato, toccando anche il cinema ovviamente, alcune sue importanti influenze e la scena nostrana.

ausonia DDSei ‘sparito’ dalle scene per circa 4 anni; non è la prima volta che ti prendi lunghe pause. Cos’è successo e cosa hai combinato in questo tempo? Cosa ti ha spinto a tornare?

Eheh sì, ricordo che ai tempi dei blog ne chiudevo uno dietro l’altro. Poi tornavo e scomparivo di nuovo. Soffro di depressione da sempre, quando la faccenda comincia a farsi seria e pesante me ne vado per non ammorbare il prossimo. è una sorta di… senso di pudore e rispetto verso i lettori. La vita è già abbastanza agra per affliggerli con il mio malumore e il mio pessimismo cosmico. Cosa ho combinato in questi quattro anni? Ho studiato (male) psicologia e estetica, ho letto un sacco di classici che mi ero lasciato per i quarant’anni, ho scritto anche un libro pieno di vaneggiamenti semi-lucidi che poi ho distrutto, ho amato un paio di donne straordinarie – le ho amate male e me ne dispiaccio, ma i depressi non sempre sanno amare, ho disegnato quasi niente. E poi… credo di aver capito, dopo 44 anni, quale fosse il nodo interiore che dovevo sciogliere. E credo di esserci riuscito, in parte. Sicuramente adesso mi sono chiare molte più cose di me rispetto a qualche anno fa. Ma ci sto ancora lavorando. Alla fine il mio vero lavoro è sempre stato quello: sopravvivere a me stesso. Fare fumetti rientra a pieno in questa lotta, creare qualcosa per evitare di autodistruggermi. Se sono tornato è perché il momento peggiore della tempesta è passato. E questa volta sembrava non avere fine. Quattro anni sono un tempo infinito. Roba da lasciarci le penne.

ausonia dylan dogCosa significa per te creare un fumetto?

Dare corpo a delle domande che mi faccio. Sviscerare un argomento senza pretendere di ottenere chissà quale tipo di risposte. E’ un’indagine. Un tentativo. Alla fine i miei libri sono tutti degli incompiuti, dei non finiti. E li amo per questo. Contengono dei guizzi potenti, a parer mio, delle suggestioni. Non sono storie per chi è in cerca di troppe certezze. Sembrano tutti senza un vero finale. O un vero inizio.

Stai lavorando a un nuovo Dylan Dog: similitudini e differenze dal tuo primo DD (il Color Fest n. 16 del febbraio 2016)

Sicuramente sono due storie diverse, ma accomunate dalla componente del surreale e dell’onirico. Inoltre… in entrambe è presente una discreta dose di ironia. A me Dylan piace quando non si prende troppo sul serio. Quando filosofeggia poco. Per me lui è un tizio disincantato, pragmatico, disilluso, ma anche molto autoironico. In questa nuova storia affronta Dio. E volevo che si rapportasse a Dio come si rapporta solitamente alle creature sovrannaturali che incontra da trent’anni, con distacco e disincanto. Da non credente. Ma ti rendi conto? Parlerò di religione… che è tornata ad essere un pericolosissimo tabù.

Cosa ti affascina del personaggio? Stai seguendo il nuovo corso della serie regolare?

Mi piace la sua versatilità, il fatto che possa essere il protagonista di qualsiasi storia. Ma lo seguo in modo scostante. Non voglio farmi influenzare dal lavoro degli altri. E’ un modo per portare al personaggio della linfa diversa.

ausonia pinocchio‘Sconvolgerai’ ancora i lettori storici? Cos’hai ‘imparato’ dalle esperienze legate al primo albo di DD che hai disegnato?

Ho imparato che tra i lettori c’è molta ignoranza sul medium fumetto. Ma lo dico in generale, non è un discorso legato specificamente ai lettori Bonelli. Una gran fetta di lettori di fumetti è abbastanza avulsa dal comprendere il linguaggio visivo. Leggono le storie in base al testo che trovano nei balloon e si perdono tutta quella parte del racconto che è incastrato tra le pieghe del segno. Non lo sanno proprio decodificare, il disegno. E si perdono una bella quota di emozioni e di suggestioni. E poi magari li sento criticare dei libri di autori che ho amato… e non si rendono neanche conto che è colpa loro, che quei libri li hanno letti malissimo. Solo per metà.

Segui il mondo del fumetto italiano?

Ci sono dei grandi talenti. E’ stato un bel decennio. Alcuni tra gli autori che seguo con più interesse non sono ancora esplosi veramente, ma so che ci sorprenderanno. Vedo le nuove leve con un po’ di perplessità, c’è una grande bravura diffusa, ma tende ad essere molto tecnicistica e poco di pancia. Molta tecnica e contenuti poverissimi. E una enorme, patetica, necessità di piacere… ‘Sti millennials mi fanno una grande pena e una grande tenerezza.

Cosa pensi dell’esplosione di Lucca Comics & Games (per motivi legati non soltanto al fumetto) e delle altre convention in giro per l’Italia?

Credo che il comune di Lucca dovrebbe prendere in seria considerazione l’idea di invadere Pisa e estendere i propri confini. Lucca Comics sta crescendo in modo sproporzionato rispetto allo spazio reale della città. E’ soffocante. Le altre… boh, ultimamente di fiere ne ho frequentate pochissime.

ausonia ABCC’è qualcosa che segui in TV o al cinema? Che generi ti appassionano?

Ho finito di vedere la tetralogia sul potere di Aleksandr Sokurov. Il suo Faust sembra preso direttamente dai miei sogni. Mi ha sconcertato. Lui gira i film con la capacità con cui il subconscio genera mondi onirici. Mi ha commosso. Per il resto… vedo tante cose, ma lascio quasi tutto a metà. Mi appassiono raramente. Anche qui, stessa cosa, spesso: tecnica sopraffina e pancia vuota.

Quanto sei legato a due figure come David Cronenberg e Jim Henson?

Insieme ad altri sono tra i maestri sui quali mi sono formato da ragazzino. Hanno lasciato in me un’impronta. Indelebile. Sicuramente.

Come sta evolvendo il tuo stile?

Ahah! Io non ho uno stile! Non ho mai fatto ricerca in questo senso. Lo trovo un discorso sterile, legato all’ego. Il dover essere riconoscibili, avere un’identità… è una semplificazione tremenda. Io sono irriconoscibile. Pinocchio, P-HPC, Interni, ABC … sono libri che sembrano realizzati da 4 autori diversi, magari autori che tra loro si stimano, si frequentano e si rubacchiano qualcosa, ma… no, lo stile è un falso mito. Per me. E’ una casetta rassicurante abitata da chi crede di essersi compreso e di essersi trovato. Ma io non so chi sono e a quella casetta appicco le fiamme volentieri, la rado al suolo e la ricostruisco da zero. Ogni volta.

ausonia DCSei sui social ma sei sempre piuttosto schivo, al contrario di molti colleghi. Lo usi per lavoro o anche per tenerti informato / altro?

Schivo perché spesso mi girano i coglioni per i fatti miei, ho un livello di tolleranza abbastanza basso. Si leggono di quei commenti… di quelle cose… Se ci pensi è la prima volta che, storicamente, hai un diario quasi giornaliero e consultabile di un’enorme fetta del genere umano. I social sono un osservatorio unico, è come se potessimo guardarla in faccia, l’umanità. Escluse le solite rare eccezioni, mi chiedo, di cosa si occupa l’umanità? Come comunica? Cosa produce? Cosa pensa? Cosa ci stiamo realmente facendo su questo pianeta? Adesso. E mi viene da ridere.

Che peso hanno le rappresentazioni fantastiche rinascimentali e i bestiari medievali sul tuo immaginario?

Sono nato a Firenze, l’estetica rinascimentale è stata un imprinting molto forte. Per certi versi quasi castrante, più vado avanti e più penso che dovrei liberarmene definitivamente. Una volta per tutte.  Mentre la fascinazione per il Medioevo mi rimarrà per sempre.

C’è un progetto che non sei ancora riuscito a realizzare?

Ma sì. Più di uno. E poi ho detto troppi no nella mia vita. Di un paio adesso forse me ne pento. Di uno sicuramente. Rimedierò. Ma no… che dico? E’ impossibile rimediare.

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