31 maggio 2017

[recensione] Baywatch di Seth Gordon

La squadra di bagnini più famosa della TV viene celebrata con un omaggio completamente autoconsapevole e divertito, che affoga nell’eccessiva lunghezza

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31 maggio 2017
baywatch film

Mitch Buchannon (Dwayne Johnson) è il caposquadra dei guardaspiaggia e il volto pubblico di Baywatch, un ragazzone tutto muscoli e tatuaggi che prende il suo lavoro molto seriamente e non solo salva delle vite umane in pericolo, ma è anche amato da tutti lungo la costa. La storia comincia il giorno in cui le nuove reclute devono affrontare le selezioni per entrare nel programma di training. Incontriamo alcuni dei possibili vincitori, dall’entusiasta Summer Quinn (Alexandra Daddario) all’outsider fuori forma Ronnie Greenbaum (John Bass), una ragazzo molto determinato che ha già tentato la sorte in passato, ma che trascorre il suo tempo sbavando dietro alla bagnina CJ Parker (Kelly Rohrback). Un altro potenziale candidato al posto, il fisicatissimo – e raccomandato dal capitano Thorpe (Rob Huebel) – Matt Brody (Zach Efron), è infine un narcisista ex-atleta due volte medaglia d’oro alle Olimpiadi di nuoto che sta attraversando un momento molto difficile, condannato ai lavori socialmente utili. A complicare l’estate di Buchannon ci si mette poi l’avida e losca imprenditrice indiana Victoria Leeds (Priyanka Chopra), che sta rapidamente guadagnando potere nella zona della Baia grazie al club che ha da poco acquistato e che serve a coprire altri traffici poco chiari. Il prode Mitch deve quindi lottare contro il tempo per indottrinare adeguatamente i nuovi membri della sua squadra e riportare la serenità sulle spiagge.

locandina baywatch filmTutti quelli che hanno superato i 30 anni ricordano bene – probabilmente – lo show televisivo che ha impazzato (dopo una prima stagione flop, che l’aveva portato alla cancellazione) tra il 1989 e il 2001. Un clamoroso quanto inspiegabile successo planetario, capace di attirare davanti agli schermi di ben 152 paesi milioni di persone ogni settimana ma considerato praticamente all’unanimità un prodotto ridicolo, che gli spettatori guardavano soltanto per la presenza delle giovani e poco vestite protagoniste, da Pamela Anderson (che qui fa un cameo, così come David Hasselhoff) a Yasmine Bleeth. Il regista Seth  Gordon (Come ammazzare il capo …e vivere felici), con la sua versione cinematografica del 2017 rende quindi omaggio al materiale originale, provando ad aggiornarlo per una nuova generazione. Il risultato è un film totalmente meta e autoconsapevole (molto più di quello che poteva trasparire dai trailer), che non ha il minimo problema a citare e prendere in giro direttamente le proprie radici, spesso anche in modo creativo, pur se dozzinale. “Perché sembra sempre che corra al rallentatore?”, chiede Summer mentre la telecamera indugia sulla biondissima CJ che si sta avvicinando a lei dal mare. Oppure: “Sembra un show televisivo un po’ forzato!” esclama Brody in un altro momento, quando i colleghi più anziani – presi regolarmente in giro per questo dal vero poliziotto, il Sgt. Ellerbee (Yahya Abdul-Mateen II) – gli spiegano la varietà di mansioni del loro lavoro, che non consiste solo nel salvare bagnanti che annegano, ma anche di smascherare i ladri da spiaggia, respingere banchi di mante o intercettare i traffici dei contrabbandieri di diamanti in mare.

La trama generale è assolutamente lineare e ben poco elaborata, con sviluppi alquanto prevedibili, esattamente come quella di un episodio qualsiasi della serie TV, ma il film non prova mai a nasconderlo, divertendosi insieme al pubblico. L’implausibilità di quello che accade è totale, ma nessuno ci sta chiedendo di prendere Baywatch seriamente. Si sgretolerebbe come un castello di sabbia travolto da un onda se lo si guardasse con questo spirito. Un’altra cosa che dalla martellante campagna di marketing non era emersa chiarissima è la quantità di scene d’azione previste dal copione, ma vedendo la loro povertà – e la pessima CGI impiegata – si capisce presto perchè si è deciso di nasconderle, e non soltanto perchè Gordon è evidentemente un feticista della slow motion e della musica rap. La ragione per vedere Baywatch resta comunque il suo marcato lato comico, che per le volgarità sparse degne di un Vacanze di Natale gli è valso addirittura un rating R negli Stati Uniti. Che il lungometraggio sia stato poi scritto interamente da un team di uomini (ben sei!) si potrebbe dedurre anche dalla semplice matematica. Ci sono quattro splendide ragazze nel cast principale (Daddario, Rohrbach e Chopra, più Ilfenesh Hadera) ma solo due bellissimi uomini (Johnson e Efron). La discrepanza è in parte motivata dal fatto che l’altro bagnino maschio, Bass, è in sostanza un surrogato del pubblico, il classico bruttino con la pancetta e le tettine molli alla Jason Biggs di American Pie, così che ogni spettatore ordinario e poco cool possa sentirsi tranquillizzato vedendolo conquistare alla fine la supermodella dei suoi sogni. D’altra parte, e qui viene una nota non poco dolente, le uniche nudità della pellicola non le regalano le protagoniste (troppo scontato e maschilista di questi tempi, con la Daddario peraltro iper ‘abbottonata’ e attentissima a non evidenziare mai il suo prorompente décolleté, già apprezzato nella prima stagione di True Detective), ma questo ragazzo, durante un’ardita doccia, e un cadavere all’obitorio, nel corso di una scena inutilmente prolungata …

baywatch chopraL’intesa – non solo muscolare – tra Johnson, attore ormai navigato e solido anche in questi ruoli, ed Efron, il cui talento comico è altrettanto riconosciuto, è tra le cose migliori del film, con la raffica di nomignoli snocciolati dal primo a scapito dell’ex talentino Disney che farebbero impallidire il Sawyer di Lost. A deludere sono invece le controparti femminili, mere figurine monodimensionali che si distinguono giusto per il colore dei capelli (o della carnagione), ma che potrebbero benissimo scambiarsi di ruolo in qualsiasi momento senza colpo ferire. La Chopra, che pure scherza apertamente sul fatto di non essere una cattiva degna di un film di James Bond, è forse la più sacrificata, visto che a differenza delle altre ha dimostrato di saper recitare a buoni livelli, quando messa nelle condizioni giuste. Baywatch fallisce inoltre nel non capire quando è il momento di dare un taglio alle battute e alle situazioni reiterate, specie quando c’è di mezzo Ronnie, finendo per compromettere oltremodo il materiale comico a disposizione. Asciugarlo e condensarlo avrebbe senza dubbio giovato al ritmo e valorizzato le simpatiche gag, che dilatate in questo modo nei 119′ totali finiscono per stancare. Non è nemmeno semplice poi determinare quanto Baywatch voglia essere preso sul serio, col tono che passa improvvisamente dallo slapstick puro a quanto la Baia sia in grave pericolo senza alcuna transizione.

Non dimentichiamo che questo film affrontava in partenza una strada in salita, perché è indubbio che sarebbe presto incorso in paragoni con esempi di adattamenti recenti di buon successo come 21 e 22 Jump Street, coi quali non riesce a competere, o con ri-immaginazioni dal dubbio valore come CHIPS, che surclassa agilmente. In definitiva, Baywatch non ce la fa a distrarre completamente l’attenzione da quanto sia ridicolo il suo intreccio o dall’assenza di un montaggio più serrato, ma è in grado di risultare abbastanza divertente da essere una degna celebrazione dello spirito scanzonato e senza pretese della serie cui attinge.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Baywatch, nei cinema dall’1 giugno:

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[recensione] Baywatch di Seth Gordon
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La squadra di bagnini più famosa della TV viene celebrata con un omaggio completamente autoconsapevole e divertito, che affoga nell'eccessiva lunghezza
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