14 febbraio 2017

[recensione] Gold – La grande truffa di Stephen Gaghan

Una storia (ispirata a fatti reali) avvincente ma narrata in modo troppo sbrigativo vanifica le performance di Matthew McConaughey ed Edgar Ramírez

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14 febbraio 2017
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La grandezza degli Stati Uniti è stata costruita, passo dopo passo, da intraprendenti pionieri che nei secoli hanno scoperto e colonizzato nuovi territori, hanno edificato nonostante le condizioni più proibitive, hanno combattuto e vinto ogni difficoltà. Ancor più, nella storia americana c’è il cercatore d’oro, figura quasi mitologica, coraggioso personaggio a volte dalla morale non cristallina che perlustrava le terre inospitali attorno al fiume Klondike, come in alcuni classici quali I cercatori d’oro (Road to Utopia, Hal Walker 1946). Ebbene, per chi credesse che, dopo la prima decade del ‘900 tali caccie selvagge al prezioso minerale sia state abbandonate per metodi meno aggressivi e audaci è in errore, ne è una prova la vicenda narrata in Gold – La Grande Truffa  di Stephen Gaghan (Syriana). Il film è stato ispirato a fatti reali, allo scandalo che nei primi anni novanta colpì una delle più importanti società di mining del periodo, Bre-X, che si credeva avesse scovato un inestimabile filone aurifero nel Borneo, ma in realtà si trattava di una terribile frode. La vicenda viene dunque descritta dalle origini, a ritroso dall’inizio delle spedizioni da parte dei fondatori della suddetta, Kenny Wells, incarnato da un imbolsito Matthew McConaughey, e Michael Acosta, interpretato da Edgar Ramírez (in verità erano David Walsh e John Felderhof, ma i nomi sono stati cambiati come in parte i fatti per ragioni legali).

gold-posterLa vicenda si apre con Wells, businessman audace, ma dalle alterne fortune che, sulle orme paterne cova un incontrollabile pulsione: la febbre dell’oro. Desideroso a tutti i costi di trovarne un giacimento s’imbatte in un geologo, Acosta, che ne vagheggia l’esistenza nel mezzo della giungla indonesiana. Così, trafugato di nascosto e venduto l’orologio appena donato alla compagna, una ruspante Bryce Dallas Howard, l’uomo parte alla volta del Sud-est asiatico, mosso dall’entusiasmo del moderno gold digger, per avventurarsi con il nuovo socio nelle incontaminate lande indonesiane. Narrazione estremamente avvincente sulla carta, ci si aspetterebbe dunque il susseguirsi di una serie di strabilianti vicissitudini, una novella declinazione in chiave più recente di quelle che dominarono i western, dove controversi ed eccentrici esploratori che si cimentavano in gesta rischiosissime, sprezzanti d’ogni pericolo. Ebbene il lato avventuroso purtroppo scarseggia, anche quando è presente, vi sono diverse sequenze ambientate nella foresta pluviale, si ha la sensazione che manchi qualcosa, è come se ogni tappa di questa epopea fosse solo abbozzata, l’affabulazione troppo frammentaria o superficiale per essere del tutto coinvolgenti. Il ritrovamento del sito, gli scioperi, la mancanza di fondi, perfino la malaria paiono tratteggiate in modo quasi sbrigativo, affastellati lì, riassunto apatico degli eventi. Certo la fotografia, alcune riprese hanno quella disarmante bellezza propria dell’ottocentesca e burkiana idea di sublime, quando viene mostrata l’imbarcazione a motore attraversare le acque limacciose del fiume, infinitamente piccola e soverchiata dalla grandezza della distesa verde e delle acque. Oppure evocativa è l’immagine dei due, mentre attraversano l’intricata giungla, puntini inquadrati da una inquadratura dall’alto a volo d’uccello, che va a perdersi nelle montagne all’orizzonte. La grandiosità della natura domina alcune riprese in esterni realizzati in Thailandia, evocando paesaggi sconfinati e vergini in cui si percepiscono appena solo piccole vestigia di umanità in villaggi ancora in stadio primitivista; in ciò ben si traduce la sensazione di dolce sgomento che i primi esploratori devono aver provato alla visione di una nuova terra incontaminata.

matthew-mcconaughey-goldForse, il più grande errore è stato relegare tale bellezza a una limitata parte del film, la volontà di Gaghan appare quella di alternare le esplorazioni, l’abbacinante miraggio di Wells che si concretizza grazie alla sua inflessibile volontà, a tutte quelle questioni più pratiche, organizzative ed economiche che ne hanno permesso il finanziamento e ne hanno segnato l’evoluzione. Realistico ma meno accattivante, tale sezione ha uno spazio decisamente esteso, limitando la possibilità, forse, di sviluppare maggiormente l’altro emisfero. Si consegue così qualcosa che più si avvicinano a Wall Street che ad Indiana Jones, tra feste, incontri e scontri con il disonesto mondo della finanza, portato in scena da un marginale Corey Stoll. Ne subiscono gli effetti i personaggi stessi e le performance dei loro interpreti: quello di Ramírez si limita addirittura a un incompleto abbozzo, la cui caratterizzazione è pressoché inesistente, cappello da esploratore e cipiglio tenebroso a parte. Trattamento migliore è riservato al premio Oscar, McConaughey, il quale porta sul grande schermo un soggetto che ricorda per certi versi il banchiere spregiudicato e sopra le righe che si intravede nel suo breve cameo in The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese. Sebbene però qui abbia un ruolo centrale, mentre lì pochi minuti, l’incisività è molto inferiore e, seppur vestendo i panni di una figura al tempo tragica ed eroica, un tipo antropologico radicato nella società americana, non riesce del tutto a creare quell’immedesimazione che ci si aspetterebbe. Non è, giusto sottolinearlo, colpa dell’attore, ma della sbrigatività con cui le scene e i diversi eventi descritti sono svolti su pellicola, nel voler inserire troppo, o – chissà- nel voler tagliare per non eccedere nella durata complessiva, si perde l’essenza dei dialoghi, delle peripezie e di chi le vive. Persino alcuni aneddoti che potrebbero assurgere al leggendario, quali un’incursione nella gabbia delle tigri per ingraziarsi un rampollo asiatico e l’ammansimento della belva per imposizione, non riescono ad avere quell’aura mitica che a cui potrebbero aspirare.

Se infine Gold, per regista, per storia e per interpreti avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere un ottimo film, l’esito non soddisfa le aspettative: il ritratto della drammatica ascesa e caduta dell’eroe americano contemporaneo, delle sue mille imprese, sono privati di vividezza, sogno “anestetizzato” e dai colori sfocati…

Di seguito il trailer ufficiale di Gold, che sorprendentemente non ha ancora fissata una data di uscita per l’Italia:

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Titolo
[recensione] Gold - La grande truffa di Stephen Gaghan
Descrizione
Una storia (ispirata a fatti reali) avvincente ma narrata in modo troppo sbrigativo vanifica le performance di Matthew McConaughey ed Edgar Ramírez
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Il Cineocchio
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