19 ottobre 2016

[recensione] Io, Daniel Blake di Ken Loach

Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, il film racconta l’odissea di un uomo nel mare magno della burocrazia britannica

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19 ottobre 2016
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Ken Loach colpisce ancora. Io, Daniel Blake (I, Daniel Blake) è un manifesto che grida dentro ai nostri occhi

daniel-blake-loach-locandinaLunga vita al cinema civile. Quello pulito, senza nessuna retorica, talmente vero che a un certo punto qualche bugia forse la si vorrebbe pure. Siamo a Newcastle. Daniel Blake (Dave Johns), da sempre falegname in fabbrica e non ancora arrivato alla pensione, ha per la prima volta in vita sua bisogno dell’aiuto dello Stato: è stato colpito da un infarto e secondo il parere dei medici non può continuare a lavorare. Per potere ottenere l’indennità di malattia però deve essere dichiarato ufficialmente “inabile al lavoro” dal Dipartimento del lavoro e delle pensioni. Questo riconoscimento tarda ad arrivare, e nel frattempo Daniel comunque non può lavorare senza rischiare di perdere la vita. Allora, ha l’idea di far domanda per il sussidio di disoccupazione. Mentre è a far la fila in un ufficio che pare il gemello di un punto Equitalia, si imbatte nella giovane Katie (Hayley Squires), madre sola di due bambini, Dylan (Dylan McKiernan) e Daisy (Briana Shann). La ragazza suo malgrado si è appena trasferita da Londra a Newcastle perché è qui che le è stato finalmente assegnato un alloggio sociale dignitoso. Il vedovo Daniel si prenderà cura in tutti i modi di questa famigliola, e loro contraccambieranno come possibile.

La regia di Ken Loach è eccezionale, perché lo spettatore non la percepisce. Si è dentro alle vite dei protagonisti di Io, Daniel Blake in punta di piedi; si ha l’impressione di essere con loro in ogni momento, in bilico fra il volerne prendere la mano e la paura di disturbare Katie nel lettone che rassicura la figlia Daisy o Daniel, che in silenzio guarda che cosa poter mai vendere dei suoi ricordi di una vita, in attesa che il sussidio arrivi. La delicatezza della macchina da presa del regista britannico si fa spazio nelle anime di questi ultimi d’Occidente senza morbosità, senza rumore. Nessun piagnisteo, nessuna lagna, solo la forza e la dignità di gente perbene che continua a lottare a viso alto per un posto nel mondo, per i propri sacrosanti diritti. Loach non cerca mai lo squallore, non c’è traccia dell’usuale compiacimento nel contemplare “i poveri” che hanno alcuni registi. L’immersione rarefatta e costante che lo spettatore vive grazie a questo film non è mai un pugno nello stomaco, piuttosto è un attivatore di coscienza. La sceneggiatura è affidata ad uno dei collaboratori più importanti del regista, Paul Laverty (Jimmy’s Hall, Sweet Sixteen, Il vento che accarezza l’erba, altra Palma d’oro a Cannes), ed è quasi mumblecore per freschezza e realismo, resa viva da attori bravissimi, bambini inclusi.

Di seguito il trailer di Io, Daniel Blake, nei nostri cinema dal 21 ottobre:

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[recensione]: Io, Daniel Blake di Ken Loach
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Palma d’Oro all'ultimo Festival di Cannes, il film racconta l’odissea di un uomo nel mare magno della burocrazia britannica
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Il Cineocchio
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