16 marzo 2016

Intervista a Fabio Cento, regista di Gorchlach: The Legend of Cordelia

In occasione della sua presentazione in anteprima italiana al Cartoomics di Milano abbiamo fatto due chiacchiere con l’ideatore e regista della serie avventurosa/fantasy girata in Valle d’Aosta

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16 marzo 2016
gorchlach

Fabio Cento, regista aostano classe 1986, ha scelto l’importante cornice del 22° Cartoomics Movies Comics & Games di Milano per presentare in anteprima assoluta l’episodio pilota di Gorchlach: The Legend of Cordelia, la serie di stampo fantasy/avventuroso da lui ideata, scritta e diretta.

Questo che segue è il racconto della sua esperienza in questa prima importante produzione.

Gorchlach 3Da dove nasce l’idea e quali sono stati i tuoi riferimenti per Gorchlach?

Ho iniziato a scrivere un soggetto articolato a fine 2012 e nel 2013 abbiamo steso la sceneggiatura dei primi episodi, per poi tirarne fuori il pilot con il progetto di registrarlo. L’idea parte dalla passione per le leggende, per i racconti intorno al fuoco, quelli del nonno che ti sprona a credere in esse e nelle vicende esoteriche a loro collegate, [sono questi gli aspetti] che mi hanno spinto ad approfondire. Il soggetto vuole esprimere la mia passione per la tradizione leggendaria e indagare la sottile differenza tra realtà e finzione. Ho così provato a scrivere qualcosa che partisse da questa mia idea. Prendo spunto [difatti] dalle leggende dell’arco cisalpino e da quella più conosciuta di Ercole, da cui tutto parte; In particolare, [mi sono concentrato] su quella molto interessante della mitica città di Cordelia, l’Atlantide della Alpi, di cui ora però sono emerse fonti storico/archeologiche che ne confermano l’esistenza, coinvolgendo poi personaggi storici realmente esistiti. Quindi ho voluto creare qualcosa che non fosse puramente fantasy ma storico-fantasy, lasciando da parte i classici tratti fantasy dell’immaginario comune, come elfi e orchi, prediligendo qualcosa che si differenziasse e inserendo una base storica forte. Da qui abbiamo steso la sceneggiatura con Andrea Borini e altri due [co-autori] e ne è uscita la storia di questo Gorchlach, un amuleto pagano scolpito nel cuore dell’Idra, dopo la seconda fatica di Ercole, che rappresenta il filo conduttore della storia attraverso le epoche, passando di mano in mano. La vicenda si intreccia [dunque] attraverso diversi periodi storici, il passato si intreccia al presente e viceversa. [La trama allora] fonde in un soggetto unico questi elementi avventurosi, storici e fantasy per strutturarsi in una storia molto articolata.

Gorchlach 1Come è nato e in che modo si è sviluppato Gorchlach?

Abbiamo già pensato a tutta la serie e abbiamo scritto praticamente tutto. Nel primo episodio abbiamo cercato di far capire cos’è questo Gorchlach, oggetto ai più sconosciuto e la cui pronuncia del cui nome è conosciuta da pochi. Non esistono infatti testimonianze scritte della fonetica della lingua che abbiamo creato, un finto celtico, concepito assieme a un autore fantasy valdostano, Charles-Emmanuelle Pellissier, che è anche co-ideatore di Gorchlach, mirando a dar vita a un linguaggio che si discostasse da quello comunemente parlato nei film e che ricordasse tratti germanici e idiomi nordici, che sembrasse al contempo vera anche se è inesistente. Gorchlach è una parola inventata e presa da questo linguaggio che significa ‘Il Protettore‘, che rimanda al valore celato dietro a questo amuleto pagano. La serie è stata originariamente programmata in 6 episodi da 40/45′ per la TV; inizialmente si era pensato al web, ma poi, visto l’interesse manifestato da alcune produzioni, abbiamo virato verso il format televisivo, lasciando anche uno spiraglio per un eventuale seguito. Gli altri 5 episodi devono ancora essere girati. Per ora abbiamo realizzato il pilota nel giro di 4 anni con molti sforzi e sacrifici in termini di tempo e denaro e con mezzi minimi. La Regione ci ha aiutato con contributi nella post-produzione, ma in modo molto limitato, perchè [il nostro materiale] si distacca totalmente dagli standard del documentario, del film sociale, o del corto che di norma vengono fatti in Valle D’Aosta. E’ infatti la prima fiction valdostana e, essendo [qualcosa di] così diverso da quello che i registi del posto normalmente producono, non hanno creduto molto nel suo potenziale. Sono andato avanti con le mie risorse, coinvolgendo partner e professionisti del settore. Il primo è stato Dario Corno, ossia il mio direttore della fotografia, che ha un’azienda a Torino, che è stato il primo a credere nel progetto e che ha messo a disposizione le sue conoscenze e competenze come cineoperatore e fotografo. Per i costumi, altresì, abbiamo coinvolto una sartoria di Asti, che ha fornito indumenti e accessori storici medievali, e un costumista che si occupasse dell’Avanti Cristo, per le pellicce ad esempio. Tutto si basa peraltro su un’approfondita ricerca tesa a fornire corretti riferimenti storici, per evitare gaffe è giusto avere basi forti.

Gorchlach 5Come mai la scelta di girarlo in italiano piuttosto che in inglese?

Abbiamo usato l’italiano perchè essendo la nostra lingua è stato più semplice così, evitando inoltre di rischiare un inglese poco credibile e maccheronico. E’ stato fatto esclusivamente per facilitare le cose. Inoltre, cercare attori che parlassero anche in inglese, viste le condizioni generali, sarebbe stato ancora più complicato. L’idea è eventualmente di doppiare successivamente in inglese i vari personaggi, accorgimento che ha ovviamente un impatto diverso dalla presa diretta, ma che sicuramente aiuta a livello internazionale.

GORCHLACH 15Cosa ci puoi dire del cast?

Ho trovato i due protagonisti per caso. In principio ho messo gli annunci sui classici siti di casting e sono arrivati attori opposti a quelli che cercavo. Poi, per puro caso ho trovato ciò che desideravo, tramite una ricerca da me svolta di persona, basando la mia scelta su un viso che mi aveva colpito. Ho infatti scoperto questa ragazza [Alice Lussiana Parente] ed era esattamente ciò che cercavo per la protagonista, una archeologa. Lei è stata subito entusiasta ed è stato un colpo di fulmine, fattezze, voce, perfetta, come la volevo. Per il ruolo andato poi a Federico Mariotti, d’altra parte cercavo qualcuno che si distaccasse dall’avventuriero alla Harrison Ford, qualcuno col quale uno spettatore italiano si potesse immedesimare, una persona credibile, non l’eroe, ma un protagonista con debolezze e insicurezze che insegue il suo sogno, un misto tra Indiana Jones e Ben Stiller, senza fisique du role, che vuole diventare un avventuriero e ci prova con tutte le sue forze. Un’amica mi girò la sua foto e anche in questo caso mi è stato subito chiaro che rispondesse perfettamente ai canoni che avevo in mente, ossia che fosse una persona ‘normale’.

Raccontaci qualcosa sulla parte animata e i disegni presenti nel pilot.

Cercavo qualcuno che raffigurasse la leggenda di Ercole, ma in chiave diversa, dacché avevamo già girato alcune scene e serviva un concept preciso. Marco Ferraccioni è un illustratore che lavora sui fumetti, sul genere marvelliano e di Conan, o comunque di argomento fantasy. Serviva un Ercole in linea con le riprese fatte, non troppo nello stile Marvel-fumettoso odierno, ma più su quello di Frank Frazetta. Chiaramente con un budget ridotto, abbiamo potuto realizzare una via di mezzo tra degli effetti speciali e dei disegni animati in computer grafica, che raccontassero le fatiche dell’eroe, nella fattispecie quelle dell’Idra di Lerna e del leone di Nemea. Ha realizzato 4 disegni bellissimi, compresi quelli per la città di Cordelia e del Gorchlach, oltre a una cartina del mediterraneo in cui viene raccontato il viaggio di Ercole. Poi li abbiamo animati con un ragazzo che ha lavorato anche su Anger of the dead di Francesco Picone e che ha fatto un lavoro pazzesco se pensiamo che è fatto per una produzione indipendente.

Gorchlach2Per quale motivo hai deciso di dedicarti, in un contesto difficile quale quello nostrano, ad un progetto non solo indipendente ma anche fantasy?

Volevo mettermi in gioco e fare qualcosa che non fosse già stato visto mille volte. Sono stato profondamente influenzato, fin da bambino, da film come I Goonies, I Gremlins, e quelli di Steven Spielberg e di Indiana Jones, ossia tutti titoli di avventura classici e vecchio stile, e Il Mistero dei Templari in tempi più recenti. Desideravo quindi fondere molte influenze insieme, anche quelle meno conosciute, desunte dalla tradizione europea e del Nord Italia. Nessuno conosce Cordelia, che era l’antica capitale salassa, volevo quindi raccontare una storia di ampio respiro e coinvolgere anche personaggi molto conosciuti, pur rimanendo nel Nord Italia, nella zona della Valle d’Aosta e del Piemonte. Io sono appassionato di storia, non volevo girare un film solo storico, ma nemmeno solo ambientato ai giorni nostri; mi piacciono gli elementi mistici ed esoterici, ma ho preferito riferirmi a qualcosa che non fosse scontato e già sentito come il Santo Graal o la Lancia di Longino per esempio. Ho fuso insieme fantasy e storia, in una narrazione che arrivasse però anche al presente, che raccontasse qualcosa di innovativo.

Gorchlach 4Pensi che Gorchlach si sia concretizzato proprio ora grazie all’attuale congiuntura favorevole per il genere fantasy? Guardi le serie fantasy che sono arrivate negli ultimi tempi in TV (ad esempio The Shannara Chronicles)?

Essendo il fantasy un territorio meno esplorato, volendo realizzare qualcosa di differente e di mettermi in gioco, ho optato per tale genere. Abbiamo quindi realizzato la nostra storia pensando anche alle serie ora tanto in voga, che in Italia finalmente iniziano ad avere un certo seguito, sul tipo di Il Trono di Spade, a cui i personaggi di Gorchlach in qualche modo si ispirano. Altra essenziale fonte di ispirazione è Il Nome della Rosa, che vidi da bambino e mi colpì in maniera particolare, anche per la sua crudezza, influenzandomi nel mio percorso su Gorchlach. Inoltre desideravo raccontare una storia con dei monaci e quando si pensa a loro il primo titolo che viene in mente è proprio il suddetto, in cui è peraltro presente una vena thriller, dacché sono rappresentati, come spesso è avvenuto nel cinema, come coloro che nascondevano segreti, magari non reliquie esoteriche dai grandi poteri, ma sicuramente qualcosa di misterioso. Questo diviene allora uno spunto per parlare del mondo ecclesiastico e fare una piccola critica verso la Chiesa, che da sempre ha occultato in parte la verità e posto in essere azioni non del tutto cristalline. Ho voluto inserire la figura del vescovo proprio per questo; lui vuole tenere per sè il Gorchlach e ne viene influenzato in maniera anche negativa, perchè non è una persona completamente pura di cuore, fatto dovuto in parte proprio all’eredità ecclesiastica di cui risente; da una parte vuole dunque liberarsene, ma allo stesso tempo cerca anche di tenerlo per sé, instaurando così un rapporto ambiguo con esso.

Cosa puoi dirci del futuro di Gorchlach?

Confido nei Festival e desidero presentare il mio lavoro in giro per le Convention in Italia, per le quali il formato del pilot si presta tra l’altro piuttosto bene anche come durata. Inoltre desidero presentare il progetto anche all’estero aggiungendo i sottotitoli o ridoppiando il pilota, per vedere se può interessare. Ho cercato in ogni caso di mantenere una qualità alta nei limiti delle risorse che avevamo, in modo da dare un’idea di cosa si potrebbe fare se avessimo una grossa produzione alle spalle, e penso che questo sia un buon biglietto da visita.

Grazie per la disponibilità

Grazie a voi!

Di seguito trovate il primo teaser trailer di Gorchlach: The Legend of Cordelia, mentre nella gallery potete vedere alcuni estratti dello storyboard e immagini dal set:

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Intervista a Fabio Cento, regista di Gorchlach: The Legend of Cordelia
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In occasione della sua presentazione in anteprima italiana al Cartoomics di Milano abbiamo fatto due chiacchiere con l'ideatore della serie avventurosa/fantasy girata in Valle d'Aosta
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