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Dossier | Le Tre Madri nella trilogia di Dario Argento: una mitologia tutta italiana

27/12/2018 di Sabrina Crivelli

Ovvero come il regista romano ha creato e portato sul grande schermo le terribili Mater Suspiriorum in Suspiria, Mater Tenebrarum in Inferno e Mater Lacrimarum in La Terza Madre

Con il suo debutto alla 75° edizione del Festival del cinema di Venezia, il remake / rivisitazione di Suspiria diretto da Luca Guadagnino (la nostra recensione) ha certo fatto parlare di sé e diviso la critica. Assai distante dall’originale, la nuova versione con protagonista Dakota Johnson nei panni della ballerina Susie Bannion (precedentemente incarnata da Jessica Harper) non replica affatto le ardite scelte in termini di fotografia e scenografia che avevano contraddistinto il classico soprannaturale di Dario Argento (le 38 cose da sapere sul film). Anzi, sin dal primo sguardo al trailer diffuso online, è stato palese quanto il rifacimento si sia discostato – nel bene o nel male – dalla pellicola del 1977, sia nell’evocativo e fascinoso cromatismo che nello straniante ritmo.

Certo, persistono alcuni degli elementi fondamentali della trama, come l’ambientazione interna a un’inquietante accademia di danza e il fatto che una spaesata nuova arrivata si trovi ad affrontare un’intera congrega di streghe. Non solo, prestando maggiore attenzione, nei pochi fotogrammi mostrati è possibile intravedere un rimando a una più ampia mitologia, che potrebbe in futuro addirittura allargarsi ulteriormente sul grande schermo, ovvero quella legata alle nefaste Tre Madri. D’altronde, ne ha dato conferma lo stesso Luca Guadagnino, che ha parlato qualche tempo fa di un possibile progetto più ampio legato proprio a una nuova trilogia ispirata a quella creata da Dario Argento.

Si tratterebbe quindi di riprendere le tre opere legate alle Tre Madri, una triade di malvagie e potenti streghe ubicate geograficamente ciascuna in una diversa strategica parte del mondo con l’intento di manipolare l’umanità su scala globale. Alla base della saga c’è invero il volume di Thomas de Quincey del 1845 Suspiria de Profundis, nella fattispecie il capitolo conclusivo, dal titolo Levana e le nostre signore del dolore, dove lo scrittore immaginava tre controparti – i Dolori – per Lucina, la dea romana della nascita: la Mater Lacrimarum (La Madre delle lacrime), la Mater Suspiriorum (La Madre dei Sospiri) e la Mater Tenebrarum (La Madre delle Tenebre). Dario Argento ha quindi preso l’idea e l’ha trasformata in tre versioni horror soprannaturali, in ognuna delle quali una Madre diventava invero una strega con incredibili poteri. Non solo; a quanto ha raccontato Daria Nicolodi – all’epoca ancora moglie di Dario e co-autrice della sceneggiatura di Suspiria -, ha influito sul progetto iniziale anche un racconto di sua nonna, la quale sosteneva di essere fuggita da un’accademia di musica tedesca poiché aveva scoperto essere retta da un manipolo di streghe, che praticavano le arti magiche.

In attesa quindi di vedere il Suspiria di Luca Guadagnino nei nostri cinema a partire dall’1 gennaio 2019 e di sapere di più sui possibili seguiti, noi abbiamo deciso di rivisitare brevemente i film collegati alle Tre Madri al centro dell’originale trilogia firmata da Dario Argento:

Suspiria – Mater Suspiriorum (1977)

Ritenuto da molti fan – e da Guillermo del Toro – uno dei titoli più celebri e amati della filmografia argentiana, Suspiria vede protagonista Jessica Harper nei panni di Susy Benner, una giovane ballerina americana che si trasferisce in una prestigiosa scuola di danza a Friburgo, in Germania, solo per scoprire poco dopo il suo arrivo di un complotto dai contorni soprannaturali, legato a una serie di brutali omicidi.

Memorabile per l’eccezionale fotografia di Luciano Tovoli dai colori vividi e innaturali e per la memorabile colonna sonora originale progressive rock composta dai Goblin, nell’horror sono anche sfruttati in maniera decisamente intelligente i motivi estetici e narrativi tipici del giallo all’italiana. In ultimo, indimenticabile è il colpo di scena negli ultimi minuti, con la scioccante rivelazione della causa ultima delle morti: la stregoneria.

La responsabile dei cruenti e al contempo scenici assassinii è difatti la Madre dei Sospiri (Mater Suspiriorum o La Regina Nera), che conosciamo anche con il nome ‘terreno’ di Helena Markos (Lela Svasta). La più vecchia – e più saggia – delle Tre Madri è però invisibile per la maggior parte di Suspiria, tenuta celata in una stanza dietro a un passaggio segreto che porta nei sotterranei della Tanz Akademie in Freiburg dalla sua devota congrega e dalla direttrice, Madame Blanche (Joan Bennett). Lì rimane nascosta (in La terza madre si scopre che Elisa Mandy – una strega bianca – dopo molti combattimenti riuscì a ridurne sensibilmente i poteri e a ‘farla invecchiare’, rendendola completamente dipendente dai sottoposti) quindi fino all’accidentale ‘scontro finale’ con Susy, in cui la strega riporta in vita perfino il cadavere di Sarah (Stefania Casini), una delle ballerine morte in precedenza, affinché attacchi la giovane. La protagonista riesce tuttavia ad uccidere la sovrumana avversaria grazie a un affilato cristallo, innescando poi un incendio nell’accademia di danza, con l’intera congrega che – probabilmente – perisce con essa.

Inferno – Mater Tenebrarum (1980)

Sequel mai troppo ricordato di Suspiria, Inferno è incentrato invece sulla più giovane e crudele delle Tre Madri. Stilisticamente affine per l’uso dei colori, ma meno intensi (il direttore della fotografia qui è Romano Albani), differisce invece per le musiche decisamente più soft rispetto al predecessore, realizzate per il film dal tastierista britannico Keith Emerson. Dario Argento assoldò inoltre il suo mentore, Mario Bava, per realizzare alcuni degli effetti speciali visivi, alcuni fondali opachi e addirittura alcune delle riprese del film. Quest’ultimo e suo figlio Lamberto ricoprirono infatti rispettivamente il ruolo di responsabile della seconda unità e il suo assistente, sostituendo Argento quando stava troppo male per lavorare, essendo in quel periodo affetto da un grave caso di epatite. E’ attribuibile a Mario Bava la notevole sequenza subacquea verso l’inizio di Inferno, in cui Rose Elliot (Irene Miracle) s’immerge dentro una stanza allagata alla ricerca di una spilla e, nuotando al suo interno, trova un misterioso mazzo di chiavi. Da parte sua, Dario Argento non ricorda certo con particolare gioia l’horror del 1980, probabilmente a causa delle intense sofferenze fisiche patite durante la lavorazione; fatto sta che l’abbia citato tra le sue opere che meno ama.

Passando invece alla trama, la Mater Tenebrarum, o Madre delle Tenebre (il vero nome non è mai rivelato), non è però l’unica Madre a comparire in Inferno. La pellicola inizia con Rose che si imbatte in un antico libro, intitolato proprio Le Tre Madri, scritto dall’alchimista e architetto italiano Emilio Varelli, che descrive la costruzione che lui stesso avrebbe curato delle dimore delle potenti sorelle (una a Friburgo, una a Roma e una a New York). La giovane si rende così conto di abitare nell’edificio della Grande Mela appartenuto a una di loro e, spaventata, scrive a Mark (Leigh McCloskey), il fratello che si trova a Roma per studiare musica, pregandolo di venirla a trovare. Tuttavia, prima di poter leggere la lettera della sorella, il ragazzo, che si trova in un’aula universitaria, viene distratto da una bellissima quanto inquietante studentessa di musicologia che ha in braccio un gatto, che scopriremo essere la Mater Lacrimarum (Ania Pieroni, che nel 2007 verrà sostituita nel medesimo ruolo da Moran Atias), la più bella e potente delle Tre Madri. Questo però non è il capitolo cinematografico a lei dedicato, ma quello incentrato sulla Mater Tenebrarum (Veronica Lazar), perciò si tratta solo di una veloce e ineffabile comparsa. Subito dopo, Mark parte per New York. Tuttavia è troppo tardi e arriva solo dopo la morte della sorella, avvenuta naturalmente in circostanze assai oscure.

Ne seguono alcune ricerche del ragazzo basate sugli appunti di Rose e una serie di terribili omicidi, finché non s’imbatte nell’infermiera del Professor Arnold (Fëdor Fëdorovič Šaljapin, altro inquilino del palazzo), di cui è in ultimo rivelata la vera identità: è lei Mater Tenebrarum, personificazione della Morte stessa. Quando infine il vecchio – che è in verità l’architetto Emilio Varelli – cerca di ucciderlo, Mark si difende e l’avversario – in sedia a rotelle – finisce accidentalmente strozzato. Nel frattempo, l’intero palazzo ha – proprio come in Suspiria – preso fuoco e, sorprendentemente, la Mater Tenebrarum si lascia ‘passivamente’ bruciare al suo interno, facendolo poi crollare pochi momenti dopo che il protagonista è riuscito ad uscirne.

la terza madre film locandinaLa terza madre – Mater Lacrimarum (2007)

A quasi 30 anni dall’uscita di Inferno, Dario Argento si decide finalmente a portare a termine la sua trilogia. Lo stile e l’estetica moderni lo rendono assai diverso dai due predecessori, con cui ha come unico vero punto in comune, una mitologia condivisa. Si tratta poi di un capitolo decisamente più audace in termini di violenza, sangue e nudità (in particolar modo se si guarda la versione non censurata). D’altro canto è comprensibile, dato che al centro vi è probabilmente la più crudele della tre streghe, come dimostrano le scabrose morti di neonati e bambini disseminate in La Terza Madre.

Nel 2007 di chiude quindi il cerchio e ci si ricollega al capostipite della saga; la protagonista, Sarah Mandy (Asia Argento) è difatti la figlia di una potente strega bianca (Elisa, interpretata da Daria Nicolodi), che ha combattuto e di molto indebolito la Mater Suspiriorum prima degli eventi raccontati di Suspiria. La ragazza, una giovane archeologa recatasi a Roma per gli studi, è guidata del fantasma della genitrice defunta alla caccia della Madre delle Lacrime, l’ultima delle sorelle rimasta in vita (Moran Atias) e il cui potere sta crescendo esponenzialmente grazie alla scoperta dentro a un tomba della sua perduta veste magica. Nel frattempo, un’incredibile ondata di violenza esplode nella Città Eterna, città dove la strega risiede e in cui il numero sempre crescente di membri della sua congrega la rende sempre più pericolosa. Ne consegue un notevole crescendo di tensione, che si conclude con Sarah intrappolata nelle catacombe a fronteggiare uno stuolo di adepti cannibali che servono con obbedienza la Mater Lacrimarum. Nello ‘scontro’ finale, però, non certo all’altezza delle premesse, la strega viene tolta di mezzo grazie alla mossa di gettare la veste nel fuoco e con la rocambolesca fuga della protagonista, mentre tutto intorno comincia a crollare, con la morte per impalamento della Madre (quasi un omaggio alla morte dell’Imperatore Ming in Flash Gordon …). Forse perché stilisticamente e cronologicamente la più lontana da Suspiria – o semplicemente perché ben meno esaltante in generale – La Terza Madre finisce con l’essere il film meno apprezzato dell’intera trilogia, e nemmeno la coerenza di fondo a livello narrativo coi capitolo precedenti lo salva.

Conclusioni

Fatto assai singolare, benché tutte e tre le Madri siano descritte come potentissime, appaiono tutte profondamente legate alle mura che abitano o agli oggetti magici che posseggono, che – una volta distrutti – portano inevitabilmente alla loro morte. Se nel caso di Suspiria è Susy Benner a uccidere brevi manu la Mater Suspiriorum, in Inferno e La Terza Madre le altre due sorelle periscono quando sono le mura intorno a cedere e il fuoco a divampare.

Nel bene o nel male, e nonostante le molte critiche soprattutto del più recente dei tre film, non si può togliere a Dario Argento il merito di aver creato un inedito e affascinante immaginario soprannaturale tutto italiano, riuscendo in ultimo a completarlo, anche se gli ci sono voluti ben tre decenni.

Detto questo, ci sono molti punti che potrebbero essere migliorati con un eventuale reboot, a partire da un più preciso approfondimento dei personaggi principali o del passato e delle effettive capacità delle tre Madri, descritte come potenti e perverse ma che a conti fatti han mostrato ben poco del loro effettivo potenziale. Insomma, rivisitare – in modo intelligente ovviamente – questo universo potrebbe non essere un’idea così deprecabile.

Di seguito i trailer dei tre film:

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