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Doveva essere Lovecraft in persona a introdurre gli incubi: su Prime Video un horror italiano nato da tre racconti maledetti

20/09/2026 news di Stella Delmattino

Nel 2003 La Casa Sfuggita doveva essere un film a episodi presentati dallo scrittore. Poi una scelta di sceneggiatura trasformò tre storie indipendenti in un unico incubo ambientato in una casa fuori dal tempo

la casa sfuggita film zuccon lovecraft

In origine, avrebbe dovuto essere H.P. Lovecraft in persona a introdurre gli incubi, uno dopo l’altro. Poi il progetto cambiò forma: invece di realizzare un film a episodi, gli autori decisero di intrecciare tre racconti dello scrittore in un’unica storia, ambientata nello stesso edificio ma distribuita su epoche differenti. Nacque così La casa sfuggita (The Shunned House), horror indipendente italiano del 2003 diretto da Ivan Zuccon, ora su Prime Video.

A raccontare la trasformazione del progetto fu lo sceneggiatore Enrico Saletti in un’intervista del 2003. L’idea iniziale prevedeva storie separate, presentate da Lovecraft come una sorta di anfitrione dell’orrore. Saletti propose invece di collegare le vicende attraverso una struttura narrativa più complessa, nella quale eventi lontani nel tempo avrebbero trovato una spiegazione comune. La sceneggiatura richiese quattro mesi di lavoro: una sfida non indifferente per una produzione indipendente che cercava di tradurre in immagini un autore notoriamente difficile da adattare.

Il film parte da una situazione classica del cinema dell’orrore. Alex (Giuseppe Lorusso), uno scrittore interessato ai misteri del passato, raggiunge insieme alla fidanzata Rita (Federica Quaglieri) una vecchia locanda abbandonata, teatro di morti inspiegabili. Attraverso lettere e diari dei precedenti ospiti, i due ricostruiscono vicende che coinvolgono, fra gli altri, una violinista muta e un uomo tormentato dal sonnambulismo. Ma più si addentrano nella storia dell’edificio, più diventa difficile considerare quegli avvenimenti semplici episodi del passato.

La particolarità è che Zuccon non adatta soltanto il racconto che dà il titolo al film. La sceneggiatura intreccia infatti La casa sfuggita, La musica di Erich Zann e I sogni nella casa stregata, trasformando tre storie autonome in un unico incubo. Il regista aveva già anticipato l’intenzione di ambientare il racconto nello stesso luogo in tre periodi distinti: dopo la Prima guerra mondiale, dopo la Seconda e nel presente.

Una casa che sembra esistere fuori dal mondo

Per Zuccon, l’edificio non doveva essere soltanto uno scenario inquietante. Parlando del film in un’intervista a Il Davinotti, il regista ha spiegato di aver cercato di creare un «non luogo»: uno spazio isolato dal mondo esterno, paragonabile a un’astronave o a un’altra dimensione. Una concezione che si sposa con l’orrore lovecraftiano, nel quale gli ambienti familiari possono nascondere realtà incompatibili con la nostra comprensione del mondo.

La scelta di concentrare l’azione in un’unica location rispondeva anche a esigenze produttive. Lo stesso Zuccon ha riconosciuto che lavorare in uno spazio circoscritto permette di contenere i costi, ma obbliga a trovare soluzioni drammaturgiche capaci di evitare la monotonia. Qui la risposta consiste proprio nel sovrapporre tempi e personaggi, facendo della casa il punto di incontro fra storie che sembrano inizialmente indipendenti.

Il risultato conserva i limiti di un’opera a bassissimo budget: alcune interpretazioni e alcuni passaggi narrativi non hanno la solidità necessaria per sostenere fino in fondo una costruzione tanto ambiziosa. Eppure, il film trova una propria identità soprattutto nel lavoro su luci, colori e atmosfera. Più che affidarsi a effetti spettacolari, Zuccon cerca di suggerire che qualcosa di inconcepibile si nasconda dietro le pareti della locanda.

Non è un caso che il regista abbia indicato proprio Lovecraft come uno degli autori decisivi per la propria formazione. In un’intervista a OndaCinema ha descritto l’adattamento delle sue opere come una sfida quasi impossibile: trovare un equivalente cinematografico per un orrore che, sulla pagina, nasce spesso dall’impossibilità stessa di descriverlo.

Un horror italiano che guardava già all’estero

La casa sfuggita appartiene a una fase del cinema di Zuccon segnata da produzioni indipendenti e da una forte attenzione al mercato internazionale. Già nel 2002 il regista parlava del progetto come di un’opera lovecraftiana distinta dai precedenti film del ciclo Beyond. L’obiettivo non era semplicemente riproporre mostri e suggestioni cosmiche, ma costruire un racconto nel quale la struttura stessa diventasse parte dell’inquietudine.

È questo il motivo per cui vale la pena dedicargli una visione su Prime Video. Non tanto per cercare un adattamento fedele, scena per scena, di un singolo racconto, quanto per osservare il tentativo di un regista italiano di trasformare tre incubi letterari in una sola casa infestata dalla propria storia. Un esperimento imperfetto, ma con un’idea precisa: fare in modo che il passato non sia mai davvero passato e che ogni stanza possa aprirsi su qualcosa di molto peggiore di ciò che contiene.

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