Titolo originale: Red Eye , uscita: 10-08-2005. Budget: $26,000,000. Regista: Wes Craven.
Prima di Oppenheimer, Cillian Murphy terrorizzava Rachel McAdams a 10.000 metri: il thriller ora su Paramount+
19/09/2026 news di Stella Delmattino
Nel film del 2005, Wes Craven trasformava un incontro apparentemente romantico in un incubo ad alta quota. E dimostra che il mostro più inquietante può avere il volto di un perfetto gentiluomo

Prima di diventare Robert Oppenheimer, Cillian Murphy aveva già trasformato un incontro apparentemente romantico in un incubo. Gli erano bastati un sorriso, qualche parola gentile e un posto accanto a Rachel McAdams su un volo notturno. Il problema? Lei avrebbe scoperto chi fosse davvero soltanto dopo il decollo, quando allontanarsi non era più possibile. È la premessa di Red Eye, thriller del 2005 diretto da Wes Craven, ora su Paramount+. Un’occasione per riscoprire uno dei ruoli più inquietanti dell’attore irlandese, in un film che trasforma il vicino di posto ideale nella persona con cui nessuno vorrebbe trovarsi intrappolato.
Murphy, all’epoca, aveva già attirato l’attenzione con 28 giorni dopo di Danny Boyle e, proprio nel 2005, sarebbe apparso anche in Batman Begins nei panni dello Spaventapasseri. In Red Eye, però, non indossa maschere e non ha bisogno di effetti speciali. Il suo Jackson Rippner si presenta come un giovane affascinante, premuroso e perfettamente a proprio agio nelle conversazioni con gli sconosciuti. È proprio questa normalità a renderlo pericoloso.
Rachel McAdams interpreta Lisa Reisert, responsabile di un albergo di lusso a Miami. Dopo aver partecipato al funerale della nonna, la donna attende all’aeroporto di Dallas un volo in ritardo. Qui conosce Jackson, con cui scambia qualche battuta e trascorre parte dell’attesa. Quando scoprono di avere posti vicini sull’aereo, l’incontro sembra prendere la piega di una commedia romantica.
La situazione cambia dopo il decollo. Jackson rivela di aver organizzato tutto per costringere Lisa a collaborare a un attentato contro un importante funzionario governativo ospite del suo hotel. Se la donna non eseguirà le sue istruzioni, un complice ucciderà suo padre. La protagonista si ritrova così intrappolata accanto a un uomo che conosce la sua vita privata e controlla ogni suo tentativo di chiedere aiuto.
Il vicino di posto ideale diventa un incubo
La trovata più inquietante è che Lisa non si trova in un luogo isolato: intorno a lei ci sono decine di persone, ma nessuna può capire cosa stia accadendo. Jackson continua a comportarsi come un normale passeggero, mentre la donna deve fingere che tutto vada bene. Ogni parola, ogni sguardo rivolto a un’assistente di volo e ogni tentativo di comunicare possono tradirla. La cabina dell’aereo diventa una prigione in piena vista.
Da Freddy Krueger a Cillian Murphy: la paura cambia volto
Per Wes Craven si tratta di un terreno diverso da quello dei suoi film più celebri. Dopo aver creato Freddy Krueger in Nightmare – Dal profondo della notte e rivoluzionato lo slasher con Scream, il regista sceglie un antagonista che non ha bisogno di nascondersi dietro una maschera. Jackson è terrificante proprio perché potrebbe essere chiunque: uno sconosciuto incontrato per caso, capace di conquistare la fiducia di una persona prima di rivelare le proprie intenzioni.
Il contrasto funziona anche grazie all’immagine pubblica dei due protagonisti. Nel 2004 McAdams era diventata celebre con Mean Girls e Le pagine della nostra vita, due film diversissimi che avevano però contribuito a renderla un volto immediatamente riconoscibile al pubblico. Il suo incontro con Murphy, almeno inizialmente, sembra appartenere a un racconto sentimentale. Craven sfrutta questa aspettativa per ribaltarla: l’uomo che potrebbe essere un interesse romantico si rivela qualcuno che ha studiato Lisa per manipolarla.
C’è persino un indizio nel nome del personaggio. Jackson Rippner richiama, nella pronuncia inglese, Jack the Ripper, Jack lo Squartatore. Il riferimento emerge già durante il loro primo scambio di battute, ma acquista un significato ben diverso quando il passeggero mostra il proprio volto autentico.
Lisa, tuttavia, non è una vittima destinata soltanto a subire. Il suo lavoro l’ha abituata a gestire emergenze e persone difficili, e quelle competenze diventano essenziali quando deve trovare un modo per proteggere il padre. Senza svelare gli sviluppi successivi, il film trasforma il volo in una partita tra due persone che cercano continuamente di anticipare le mosse dell’altra, mentre l’atterraggio si avvicina.
Con una durata di circa 85 minuti, Red Eye concentra tutto su una premessa immediata: cosa fareste se la persona seduta accanto a voi rivelasse di conoscere il vostro indirizzo, la vostra famiglia e il modo per colpirla? È una situazione che non richiede mostri soprannaturali per diventare spaventosa. Bastano uno spazio dal quale non si può uscire e uno sconosciuto di cui ci si è fidati troppo presto.
Per chi ha conosciuto Cillian Murphy soprattutto attraverso Peaky Blinders e Oppenheimer, Red Eye è l’occasione di ritrovarlo in un ruolo molto diverso, nel quale il fascino è parte integrante della minaccia. E ricorda quanto Wes Craven sapesse giocare con le aspettative del pubblico: dopo Freddy Krueger e Ghostface, gli bastò mettere un uomo dall’aria rassicurante sul sedile accanto a Rachel McAdams per trasformare un normale volo notturno in un incubo.
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Da Freddy Krueger a Cillian Murphy: la paura cambia volto



