Doveva essere il remake di un horror cult, ma Babbo Natale era troppo diverso: su Prime Video arriva un massacro robotico
20/09/2026 news di Stella Delmattino
Joe Begos voleva rifare Silent Night, Deadly Night, ma la sua idea fu giudicata troppo distante dall'originale. Ne ricavò un film indipendente che mescola slasher, Terminator, effetti pratici e un Natale illuminato al neon

Doveva essere il remake di un horror natalizio del 1984. Poi qualcuno decise che quel Babbo Natale assassino era troppo diverso dall’originale. Joe Begos aveva ricevuto la proposta di sviluppare una nuova versione di Silent Night, Deadly Night, ma la sua idea prevedeva una svolta decisamente insolita: trasformare l’uomo vestito di rosso in un robot omicida, una sorta di Terminator con barba bianca e ascia. I detentori dei diritti respinsero il progetto perché si allontanava troppo dalla storia originale. Begos, anziché abbandonarlo, ne ricavò una sceneggiatura autonoma. Nacque così Christmas Bloody Christmas, horror del 2022 che prende la tradizione degli slasher natalizi e la spinge verso la fantascienza più brutale.
Il regista ha ricostruito questa genesi in diverse interviste rilasciate all’uscita del film. Amava l’iconografia di Silent Night, Deadly Night, ma non era interessato a ripeterne la trama. Il suo modello principale era invece Terminator di James Cameron, il film che, a suo dire, gli aveva fatto desiderare di diventare regista. Dopo il rifiuto del remake, durante la pandemia trasformò il trattamento in una sceneggiatura originale e trovò rapidamente i finanziamenti.
Il risultato è un film che non perde tempo a nascondere le proprie intenzioni. È la vigilia di Natale e Tori (Riley Dandy), proprietaria di un negozio di dischi, vorrebbe trascorrere la serata bevendo e divertendosi con gli amici. Nelle vicinanze, però, un Babbo Natale robotico progettato per intrattenere i clienti di un negozio di giocattoli subisce un malfunzionamento e comincia a massacrare chiunque incontri. Quando Tori finisce sulla sua strada, la notte si trasforma in una lotta per la sopravvivenza.
Un Terminator con il costume di Babbo Natale
La trovata del robot permette a Begos di liberarsi da uno dei meccanismi più prevedibili dello slasher: la ricerca di un movente psicologico. Il suo assassino non ha un’infanzia traumatica da ricostruire né un’identità da svelare. È una macchina che avanza, colpisce e continua a rialzarsi. L’idea funziona soprattutto quando il film abbandona la preparazione e diventa un inseguimento quasi ininterrotto, con Tori costretta a improvvisare una strategia dopo l’altra contro un avversario che non si stanca.
Begos non voleva però limitarsi a un mostro digitale. Il RoboSanta+ è interpretato da Abraham Benrubi, scelto anche per la sua corporatura: il regista cercava una presenza fisica imponente e non voleva affidarsi a uno stuntman imbottito. Gli specialisti Josh e Sierra Russell lavorarono alla componente animatronica, mentre il film puntò su effetti pratici e sulla concretezza degli scontri. In un’intervista all’Austin Chronicle, Begos descrisse con entusiasmo la possibilità di mettere un costoso robot animatronico a camminare nella neve, riprendendolo in pellicola 16 mm.
Questa scelta materiale è importante: il Babbo Natale meccanico deve occupare davvero lo spazio, sfondare ostacoli e apparire abbastanza pesante da rendere credibile la minaccia. Il film non rinuncia agli eccessi, ma trova parte della propria efficacia proprio nella sensazione che dietro il costume ci sia qualcosa di ingombrante, duro e difficile da fermare.
Prima si chiacchiera di horror, poi comincia il massacro
La prima parte segue Tori e i suoi amici fra negozi, locali e conversazioni su cinema e musica. I dialoghi sono lunghi, sboccati e deliberatamente quotidiani: Begos vuole farci trascorrere del tempo con personaggi che sembrano vivere in un universo fatto di dischi, film di culto e notti passate a bere. Poi cambia bruscamente registro. Il regista ha citato Dal tramonto all’alba come modello per questa trasformazione: iniziare con un film di compagnia e lasciare che l’orrore lo travolga.
Non tutto è calibrato alla perfezione. Le conversazioni iniziali possono risultare insistite e la storia, una volta messo in moto il robot, procede lungo una traiettoria piuttosto semplice. Ma sarebbe sbagliato cercare qui la complessità narrativa di un horror psicologico. Christmas Bloody Christmas punta sull’energia, sulla brutalità degli effetti e sulla resistenza fisica della protagonista, senza fingere di voler essere qualcosa di diverso.
Anche l’immagine segue questa logica. La neve natalizia convive con rossi, blu e viola elettrici, in una cittadina che sembra appartenere più all’immaginario personale del regista che a un luogo realistico. La fotografia in pellicola accentua la grana e la consistenza delle luci, mentre il contrasto fra decorazioni festive e violenza trasforma ogni ambiente in una versione deformata della cartolina natalizia.
C’è infine un altro dettaglio curioso: Begos ha raccontato di aver girato i finti spot pubblicitari che spiegano l’esistenza del RoboSanta+ soltanto a ridosso della consegna del film. Durante alcune proiezioni di prova, gli spettatori chiedevano maggiori informazioni sull’origine del robot. Il regista preferì aggiungere quei brevi annunci, ispirati alla pubblicità satirica di RoboCop, anziché interrompere la storia con lunghe spiegazioni.
Christmas Bloody Christmas è quindi la risposta a una domanda che forse nessuno aveva posto: che cosa succederebbe se un film di Babbo Natale assassino incontrasse Terminator? La risposta di Begos è un horror natalizio rumoroso, sanguinoso e orgogliosamente sopra le righe, che trova la propria personalità proprio nell’idea scartata da un remake. Per chi cerca uno slasher senza spirito consolatorio, è una vigilia decisamente diversa dal solito.
© Riproduzione riservata




