La censura bloccò il suo primo horror. Lui ripartì dagli avanzi di un altro set: l’incubo italiano su Prime Video
20/09/2026 news di Stella Delmattino
Dopo il caso Morituris, Raffaele Picchio trasformò un teaser girato in appena un giorno e mezzo in un horror psicologico tra incubi, sensi di colpa e una creatura senza volto

Un horror nato in un giorno e mezzo, sfruttando le attrezzature e gli ambienti rimasti a disposizione sul set di un altro film. È questa l’insolita origine di The Blind King, lungometraggio del 2016 con cui Raffaele Picchio tornò alla regia dopo Morituris, il suo controverso esordio bloccato dalla censura italiana. Un progetto minuscolo, sviluppato inizialmente con appena un’idea di soggetto, che sarebbe poi diventato un incubo psicologico incentrato su un padre, sua figlia e una presenza senza volto. Il film è disponibile in abbonamento su Prime Video Italia.
A raccontare come nacque fu lo stesso Picchio in un’intervista concessa proprio a noi del Cineocchio nel maggio 2016. I produttori Marco Ristori e Luca Boni stavano terminando le riprese di Zombie Massacre 2 quando proposero al regista e allo sceneggiatore Lorenzo Paviano di ideare un piccolo horror per il quale fosse possibile realizzare immediatamente un teaser promozionale. La troupe aveva già a disposizione ambienti e attrezzature: bisognava approfittarne.
Il film, in quel momento, esisteva soltanto come abbozzo. Il teaser fu girato in un giorno e mezzo e permise ai produttori di trovare i finanziamenti attraverso Russ Rossi e la sua Quinzam. Pochi mesi dopo, il progetto entrò in lavorazione. Un esempio di cinema indipendente costruito partendo non da ciò che si vorrebbe avere, ma da ciò che è concretamente disponibile.
Un padre, una bambina e qualcosa che li aspetta nei sogni
La storia segue Craig (Aaron Stielstra), un uomo che si trasferisce in una nuova casa insieme alla figlia Jennifer (Eleonora Marianelli), nel tentativo di ricominciare dopo il suicidio della compagna. La bambina, traumatizzata dall’accaduto, ha smesso di parlare. Il cambiamento di ambiente, però, non porta alcun sollievo: Jennifer è perseguitata da incubi nei quali compare una figura nera che sembra volerla attirare a sé.
Ben presto anche Craig comincia a sognare la stessa presenza. Il confine fra ciò che accade durante il sonno e ciò che appartiene alla realtà diventa sempre meno riconoscibile, mentre il padre si convince di dover raggiungere la creatura nel suo regno per impedire che gli porti via la figlia.
In partenza, i produttori avevano chiesto qualcosa che si muovesse nel territorio di horror come Insidious, The Conjuring e Babadook. Picchio e Paviano decisero però di allontanarsi dal modello della semplice infestazione domestica. Il regista ha descritto il risultato come una versione più povera e nichilista di Babadook: non tanto una storia sulla presenza di un mostro in casa, quanto un viaggio dentro il dolore e le contraddizioni del protagonista.
Il mostro nasce da Slenderman, ma guarda anche a Hellraiser
Il Re Cieco è una figura alta, pallida e priva di volto, interpretata da David White. Picchio ha indicato Slenderman come riferimento principale per la sua iconografia, ma ha citato anche altri personaggi dell’horror: Pinhead per il rapporto con un inferno personale e per la sua autorità minacciosa, Freddy Krueger per la capacità di manifestarsi nei sogni e il Babadook per la funzione simbolica.
In un’intervista a InGenere Cinema, il regista ha indicato un riferimento ancora più preciso: Hellraiser 5: Inferno di Scott Derrickson, soprattutto per la struttura narrativa e l’idea di costruire un tormento su misura per il protagonista. Il Re Cieco, insomma, non è soltanto una creatura da cui fuggire. La sua presenza rimanda a qualcosa che Craig non riesce, o non vuole, affrontare.
La lavorazione impose scelte drastiche anche sul piano della scrittura. La prima versione della storia si apriva con il rapimento della bambina e procedeva attraverso continui salti temporali. Quando quella costruzione fu giudicata troppo complicata, gli autori tornarono a una narrazione cronologica, concentrandosi maggiormente sui passaggi fra sogno e realtà. Il film conserva così un impianto apparentemente lineare, ma lascia emergere gradualmente le informazioni necessarie per reinterpretare ciò che abbiamo visto.
Un incubo che nasce anche dalle esperienze del regista
C’è poi un elemento personale che rende The Blind King meno convenzionale di quanto suggerisca la premessa. Craig è un filmmaker fallito, segnato da un progetto che ha trascinato lui e le persone vicine in una situazione disastrosa. Picchio ha ammesso che questo aspetto nasce direttamente dalle conseguenze della lavorazione e della mancata uscita cinematografica di Morituris, un’esperienza che gli aveva lasciato problemi economici e profonde delusioni.
Il film trasferisce quindi nell’horror una sensazione di fallimento e di colpa che il regista conosceva da vicino. Anche la scelta di mostrare Craig a torso nudo durante i sogni risponde a questa idea: privato degli abiti e dei ruoli sociali, l’uomo rimane solo davanti a una versione spoglia di sé stesso.
È nella sovrapposizione fra dramma familiare e incubo che The Blind King trova la propria direzione. I mezzi limitati si avvertono e non tutte le soluzioni visive riescono a dare la stessa forza alla dimensione onirica, ma il film cerca di utilizzare la figura del mostro per raccontare qualcosa di più intimo di una semplice persecuzione soprannaturale. Il suo orrore non dipende soltanto da ciò che si nasconde nel buio: dipende anche da ciò che il protagonista potrebbe scoprire guardandosi dentro.
Su Prime Video, The Blind King offre dunque un’occasione per incontrare un horror indipendente italiano dalla genesi particolarmente insolita. Nato con un teaser improvvisato sul set di Zombie Massacre 2, è diventato il tentativo di trasformare un trauma personale in una storia di fantasmi, incubi e verità negate. Una casa nuova non basta a lasciarsi il passato alle spalle, soprattutto quando il passato continua a chiamarti nel sonno.
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