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Voto: 6/10 Titolo originale: Elizabeth Harvest , uscita: 10-08-2018. Regista: Sebastian Gutierrez.

Elizabeth Harvest: la recensione del film horror di Sebastian Gutierrez

16/08/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Abbey Lee è l'algida protagonista di un'originalissima e morbosa rilettura libera della fiaba di Barbablù, capace di sorprendere con inattesi colpi di scena e una cura formale maniacale

elizabeth harvest 2018 film

Nel XVII secolo, Charles Perrault scrisse Barbablù, una delle più fosche e geniali fiabe mai ideate, in cui – come molti sapranno – una giovane si maritava a un fascinoso, facoltoso e perfido uxoricida, che celava i cadaveri delle mogli assassinate in una stanza segreta. Elizabeth Harvest, palesemente, trae spunto da quel classico letterario, ma il regista e sceneggiatore Sebastian Gutierrez (La setta delle tenebre) rivisita intelligentemente il materiale originario, dandogli addirittura una nota ancora più macabra e malata.

Come detto, il film si apre con la novella sposina Elizabeth (Abbey Lee) che sfreccia con il suo nuovo e ricco consorte Henry (Ciarán Hinds) su una decappottabile bianca alla volta di una splendida magione isolata sulle colline. Appena varcata la soglia, la donna ha tuttavia la sensazione che ci sia qualcosa di strano, percezione trasmessale anzitutto dai deferenti membri della servitù, Claire (Carla Gugino) e Oliver (Matthew Beard).

Come nell’originale perraultiano, il padrone di casa conduce la sua diletta in una lunga esplorazione di tutte le stanze della sua dimora, spiegandole che i quadri, i vestiti, i gioielli, tutto è suo e appartiene a lei, nulla le è precluso, a parte una stanza proibita … La nuova arrivata non sarà però in grado di resistere alla curiosità, e la sua disobbedienza avrà terribili conseguenze.

Difficile è in un film dalla trama intricata e dai mille inaspettati sviluppi, come è Elizabeth Harvest, fornire una sinossi aderente al complesso, senza rovinare poi la sorpresa. Riduttivo è sicuramente il soprastante preambolo, che rappresenta solo una minima – e la più banale – parte della pellicola. Se difatti un incipit legato alla celebre storia di Barbablù è indiscutibilmente presente, dopo una manciata di minuti il modello viene agilmente superato con grande inventiva e i nuovi lidi a cui la narrazione approda sono decisamente stupefacenti e assai lontani dalla fonte. Quello che era un ricco e crudele vedovo diviene uno scienziato con turpi progetti e una propensione all’omicidio.

La giovane protagonista è altresì una spaesata vittima di un meccanismo che ignora e che tende a ripetersi … Claire e Oliver, all’apparenza del tutto marginali in apertura, con il procedere del minutaggio si rivelano sempre più essenziali e il loro ambiguo temperamento è risolto con meticolosità in una lunga rivelazione finale che mette insieme tutti i tasselli dell’enigma. Così, i molteplici elementi, visivi e diegetici, reiterati e circolari che paiono gratuiti e che lasciano chi guarda a lungo spaesato sono in ultimo ricomposti in un ingranaggio perfetto. A volte la complessità è nemica di una buona riuscita, ma quando viene maneggiata con cura è un piacere assistere al dipanarsi del mistero.

La riuscita di Elizabeth Harvest, d’altra parte, non si basa solo su un impeccabile intreccio. Cale Finot, con la sua impeccabile fotografia, ammanta di fascino ogni dettaglio di cui è composta quella che si rivela una prigione dorata, da cui per la protagonista è difficile fuggire.

Tutto è suggestivo ed estetizzato ai massimi livelli, dagli interni dall’architettura moderna alle superfici scintillanti e alle vetrate, fino al camino e alle mensole ricoperte di vasi di fiori candidi. Similmente, curatissima è la scelta delle luci, algida nel salotto, si tinge evocativamente di blu nei corridoi limitrofi alla stanza proibita o di rosso nella sala dei quadri.

C’è qualcosa di latamente minaccioso negli ambienti dove Elizabeth e gli altri personaggi si muovono, una nitidezza quasi tombale, sentore acuito dalle candele accese nella camera da letto in più sequenze. Sebastian Gutierrez gioca d’altra parte con gli indizi, sia nei dialoghi che nella messa in scena … e un mazzo di rose candide invaso dagli insetti diviene sinistra premonizione. Si tratta però di una silloge di indizi, di cui è cosparso il film, che spesso ingannano la protagonista come noi che ne seguiamo le azioni. La confusione nella mente di lei, d’altronde, viene resa assai bene dallo sguardo sovente fisso e perso nel vuoto di Abbey Lee (The Neon Demon), ottima scelta per la parte.

Allo stesso modo, difficile è intelligere la vera natura di un Henry che Ciarán Hinds (The Terror) incarna con naturale eleganza e, allo stesso tempo, con una punta di tenebrosità. Anche Carla Gugino (Il gioco di Gerald) e Matthew Beard (An Education) completano perfettamente questo morboso dramma da camera, svelando lentamente la vera essenza dei personaggi che interpretano e conferendogli un’intera gamma di sfumature mimiche e psicologiche.

In definitiva, Elizabeth Harvest è quindi molto più di un’ottima e originale rilettura – tanto inedita quanto conturbante – di un classico letterario, cui aggiunge una messa in scena curatissima.

In attesa di capire quando – e se – verrà mai distribuito in Italia, di seguito trovate il trailer:

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