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Titolo originale: Terminator: Dark Fate, uscita: 23-10-2019. Budget: $200,000,000. Regista: Tim Miller.

[riflessione] Gli errori che bisogna assolutamente evitare con Terminator: Dark Fate

09/02/2017 di Sabrina Crivelli

Gli ultimi tre capitoli della saga hanno deluso - e non poco - i fan dei primi due firmati da James Cameron. Esaminiamo in 5 punti come potrebbe essere riabilitato il buon nome del franchise

Il prolifico franchise sci-fi di Terminator rimarrà indistruttibile almeno quanto il suo cibernetico e omonimo protagonista, che ogni volta che viene abbattuto ritorna più forte di prima. Ciononostante, da quando James Cameron ha lasciato la saga nel 1991, nessuno dei tre sequel prodotti è riuscito ad essere all’altezza delle aspettative dei fan o ad avvicinarsi ai livelli dei primi due capitoli. Terminator 3 – Le macchine ribelli (Terminator 3: Rise of the Machines, Jonathan Mostow 2003) riprendeva e al tempo rilanciava i suoi predecessori e, nonostante l’audace finale che sorprendentemente portava a compimento quanto anticipato in Terminator 2 – Il Giorno del Giudizio (Terminator 2: Judgment Day, 1991), era risultato ampiamente quello meno riuscito della trilogia. Poi, nel 2009, è arrivato Terminator Salvation di McG, che ha messo in scena quel futuro post-apocalittico solo suggerito in precedenza, anche stavolta in modo non troppo convincente, anzi, a parte una buona performance di Anton Yelchin nei panni di Kyle Reese, non riusciva appieno a rendere coinvolgente l’accanita guerra tra macchine e umani (davvero strano…).

terminator-genisys arnold ridereQuest’ultimo non è stato quello che potrebbe definirsi un capolavoro senza precedenti o un successo sconvolgente al botteghino, ma nemmeno un flop tanto grande da far accantonare la serie. Dopo circa mezza decade di riflessione, è arrivato infatti in sala Terminator: Genisys (2015) di Alan Taylor, che ha cercato di andare a ritroso alle origini della vicenda con un viaggio nel tempo che ritornava alla giovinezza di Sarah Connor (Emilia Clarke), con l’unico risultato di passare alla storia solo per il ritorno autoironico sulle scene di Arnold Schwarzenegger. Dunque ogni film è stato un pochino più deludente di quello che l’ha anticipato, al punto che molti ferventi appassionati della saga hanno iniziato a ritenere che fosse meglio chiuderla per sempre con le peripezie della giovane madre di John.

Vero è però che un eventuale Terminator: Dark Fate avrebbe il potenziale per correggere gli errori del passato e mettere il franchise di nuovo in carreggiata.

Anzitutto, sin dall’inizio era previsto che i diritti sarebbero tornati a Cameron nel 2019, una volta scaduta l’opzione originaria di 35 anni prevista, dando così una rinnovata e doverosa ventata di speranza ai futuri film grazie all’amorevole cura del loro creatore, che tornerà auspicabilmente a occuparsene in prima persona. Quest’ultimo ha da poco rivelato di stare già programmando un reboot, che vedrebbe il regista di Deadpool, Tim Miller, dietro alla macchina da presa. A parte questo, i dettagli sono ancora tenuti sotto segreto. Resta quindi a noi speculare su ciò che non dovrebbe venire riproposto, ossia i molteplici sbagli compiuti sinora. D’altro canto è pur vero che sbagliando s’impara (forse…).

Abbiamo deciso di dare uno sguardo agli aspetti meno riusciti degli ultimi tre film, passando in rassegna quello che secondo noi il prossimo Terminator dovrebbe assolutamente evitare per fallire di nuovo:

1) Smettere di concentrarsi sui viaggi nel tempo

Terminator GenesysUno dei più grandi errori commessi dai sequel non-cameroniani è stato quello di incentrare buona parte dello sviluppo sulla peregrinazione da un’epoca all’altra. Certo, si tratta di un elemento narrativo essenziale nei primi due film, che solleva interessanti interrogativi sulla predestinazione e determina alcuni momenti topici davvero emozionanti, eppure inizialmente era confinato perlopiù al ruolo di escamotage narrativo teso a sviluppare un avvincente meccanismo d’inseguimento in un noir fantascientifico. Nella fattispecie, se si vuole avere una cameriera braccata da un cyborg inarrestabile o una guerra post-nucleare con macchine assassine che cercano di eliminare il leader della resistenza addirittura prima della sua nascita, il viaggio nel tempo è un’ottima risposta! Se poi Cameron ha svolto un ottimo lavoro nel ricorrere al suddetto strumento per delineare lo script nella prima pellicola, andandola a vedere più a fondo, tutta l’azione è costruita al di fuori di tale ingrediente.

Allo stesso modo Terminator 2, benché aumenti la posta in gioco utilizzando il time travelling per motivare i differenti archi temporali dei personaggi braccati del temibile T-1000, gli conferisce  prevalentemente la funzione di un elemento di mero inquadramento. Al contrario, nei tre seguiti è divenuto un perno centrale intorno a cui si sviluppano diversi aspetti della storia. Anzitutto in Le Macchine Ribelli – che rimane di lunga il migliore dei tre – viene introdotta una forma di fatalismo che si contrappone all’assunto che voleva che “il futuro non è già scritto“. Salvation, successivamente, vede al suo interno uno sviluppo di Skynet decisamente più marcato e veloce di quanto fosse previsto nella linea temporale precedente. Infine Genisys è incentrato su un continuo salto nel tempo, con conseguenti torsioni e distorsioni. Eppure, nonostante l’espansione di uno degli ingredienti più accattivanti del franchise, l’unico a sfruttarlo almeno in parte è stato il terzo capitolo, mentre gli altri due sembrano invece aver perso del tutto di vista ciò che stavano facendo, forse proprio perché avevano sovrastimato l’importanza che era necessario dispensare ai viaggi temporali.

Il reboot sotto l’egida di James Cameron potrebbe quindi fare un passo indietro in tal senso e tornare ai più lieti territori esplorati nel primo dittico. Sul tema del viaggio nel tempo, è anche importante notare che non c’è alcuna continuità logica tra quanto presentato nel primo Terminator e gli eventi in Il Giorno del Giudizio: nel primo si tratta di un loop temporale semplice, diversamente il secondo introduce un dinamica alla Ritorno al Futuro. Ciò crea non poca confusione, dacché in quest’ultimo non esiste una consequenzialità definita dagli eventi e dalle azioni presenti, ma la concretizzazione di ciò che è sempre stato, assai differente da quanto Cameron aveva prospettato nel suo sequel e che ha portato le pellicole successive a invilupparsi su se stesse per legare insieme configurazioni molto diverse. Il regista, ovvero colui che ha introdotto l’idea di due diverse prospettive contrastanti e coesistenti, si spera possa anche trovare una continuità nei viaggi nel tempo, in un universo confuso in cui nessuna delle opzione sopra prospettate è stata sinora esclusa.

2) Riprorre una lettura a 360 gradi, come nel capostipite

Terminator 3 le macchine ribelliAltro grosso problema (legato peraltro a ciò che è stato poc’anzi descritto) è il fatto di concentrarsi per l’intero minuttaggio su un solo ingrediente del capostipite, trascurando altri spunti validi. Nella fattispecie, stiamo parlando di quel circolo vizioso di inseguimenti tra diverse epoche – tra i viaggi nel tempo di Skynet e la futura guerra uomo vs. macchine – ossia un unico schema che viene riproposto alla nausea in diverse sfumature. Invece, sarebbe possibile far funzionare un film partendo da qualsiasi idea, non come nei suddetti limitandosi a reiterare ossessivamente un particolare della mitologia della saga. Emblematico è il caso di Salvation, che risultava diegeticamente impantanato, limitandosi a espandere le brevi sequenze della guerra presenti nei precedenti capitoli piuttosto che proporre qualcosa di realmente fresco e nuovo. Se difatti si distacca nettamente come ambientazione e concept dagli originali, non mostra al contempo nulla di inedito, espandendo solo parossisticamente tratti prima marginali.

3) Puntare sul giusto regista

cameron terminator sarahTra le varie voci promettenti che si stanno facendo strada intorno a Terminator: Dark Fate c’è quella su Tim Miller. Vantaggio non trascurabile, la supposta presenza dell’artista VFX, che ha ottenuto un incredibile successo con alla direzione di Deadpool (che rappresenta anche il suo debutto dietro alla cinepresa), potrebbe rappresentare una notevole risorsa in termini di creatività, pensando anche a cosa ha ottenuto con un budget certo non stratosferico. Certo più promettente di Jonathan Mostow, McG e Alan Taylor, che non hanno mai posseduto l’estro necessario, Miller potrebbe essere in effetti la scelta più indicata.

4) Una saga vietata ai minori di 18 anni non può tramutarsi in una V.M. 14

Ulteriore vincolo non indifferente è stata la questione del Rating: Il Giorno del Giudizio è stato uno dei maggiori incassi del 1991, e così gli Studios hanno iniziato a pensare ai seguiti secondo il criterio più ovvio per loro, ossia desiderando il massimo ritorno possibile dall’investimento. Tale prospettiva implicava ovviamente un Rating adeguato, ossia un V.M. 14 o addirittura nessun restringimento di età. Il risultato? L’eliminazione o la minimizzazione di qualsiasi aspetto scabroso, scioccante o eccessivamente sanguinolento, con l’effetto di togliere buona parte dell’intensità e del fascino al complesso. La brutalità era un ingrediente fondamentale di Terminator e in un simile tipo di pellicola, censurando buona parte della violenza, ciò che rimane è un mellifluo pappone informe e noioso.

5) Non preoccuparsi dei possibili sequel

Terminator 3Una delle maggiori speranze per Terminator: Dark Fate deriva dagli ultimi report dal fronte Cameron / Miller. Secondo alcune fonti il nuovo capitolo sarà infatti “un reboot e la conclusione di uno dei più grandi racconti di fantascienza della storia del cinema”. Sebbene questo potrebbe essere frutto di una libera reinterpretazione, basandosi per il momento su quanto asserito potremmo ritenere che la pellicola cercherà di rappresentare qualcosa che da Il Giorno del Giudizio era stato accantonato: una fine definitiva.

I precedenti hanno cercato sempre di essere l’inizio di una nuova trilogia, introducendo nell’ordine un arco cronologico incentrato sul ruolo rivoluzionario di John Connor, una serie ambientata nel futuro e un’avventura fondata su ripetuti salti temporali che si alternano (e non dimentichiamo la serie TV The Sarah Connor Chronicles, che abbiamo consapevolmente tolto dalla nostra equazione). Ne è scaturita però solo la sensazione generale di incompletezza, da qui l’essere insoddisfacenti, nonché fallimentari aperture di qualcosa che poi non è mai stato portato avanti. Se allora qualcosa ci ha insegnato la passata esperienza è che iniziare una nuova produzione già pensando ai futuri ‘figli’ rende solo incapaci di strutturare una storia completa, che funzioni di per sé. Ciò non significa che si debbano aborrire i seguiti per partito preso, solo non dovrebbe essere l’obiettivo primario, su cui basare e intorno a cui far ruotare ogni altro aspetto.

Concludendo, abbiamo enucleato alcuni dei maggiori difetti che hanno reso gli ultimi tre capitoli – specie gli ultimi due – della serie di Terminator molto meno convincenti dei primi due si matrice cameroniana. Detto ciò, molte sono le cose che potrebbero andare storte e non esiste una ricetta per il successo, ma una buona dose di innovatività, un budget discreto e la propensione al rischio, a sperimentare lidi non proprio sicuri, sarebbero basi promettenti. Speriamo che il duo Miller/Cameron possa fare il resto e dare nuova linfa a un caposaldo
immortale della fantascienza.

Di seguito, il trailer in 4K di Terminator 2:

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