Da padre remissivo ad agente segreto: su Netflix il nuovo thriller coreano che ricorda John Wick
30/06/2026 news di Andrea Palazzolo
Un po' John Wick e un po' Io Vi Troverò, ma in versione coreana. Su Netflix puoi trovare una serie tv thriller unica.

Era il 2003 quando Oldboy di Park Chan-wook consacrava la Corea del Sud come regina indiscussa del revenge cinema mondiale. Da allora, Seoul ha continuato a sfornare capolavori di vendetta, mescolando violenza coreografica, profondità emotiva e quella particolare vena di disperazione umana che solo il cinema asiatico sa raccontare con tale visceralità. Oggi Netflix rilancia quella tradizione con Agent Kim Reactivated, il nuovo thriller con So Ji-sub che promette di diventare uno dei titoli più seguiti dell’estate.
La serie ha debuttato sulla piattaforma con una formula particolare che rappresenta un esperimento interessante nel panorama dello streaming: due episodi ogni venerdì e sabato, dal 26 giugno al 25 luglio 2026. Dieci puntate in totale, distribuite nell’arco di un mese esatto, seguendo la messa in onda originale su SBS TV in Corea del Sud. Una cadenza che ricorda i vecchi appuntamenti televisivi settimanali, con la costruzione dell’attesa episodio dopo episodio invece del classico rilascio tutto-in-una-volta che ha reso Netflix famosa.
Il k-drama adatta Manager Kim, manhwa cult di Park Tae-jun che ha accumulato un seguito devoto sulla piattaforma Webtoon, dove conta decine di milioni di lettori nella sola edizione nordamericana. L’arrivo di questa serie conferma la strategia di Netflix nel valorizzare il fenomeno delle produzioni sudcoreane e gli adattamenti di webtoon, ormai diventati una delle principali fonti di nuove proprietà intellettuali per il mercato globale. Dopo il successo di serie come Mercy for None e Bloodhounds, la piattaforma continua a investire in questo filone vincente.
La storia ruota attorno a Kim Do-hyeon, interpretato da So Ji-sub, volto ormai iconico del thriller sudcoreano. All’apparenza è un semplice impiegato e padre single che vive nell’ombra, apparentemente troppo mite per il proprio bene. Lascia che i colleghi abusino della sua fiducia, che gli sconosciuti lo umilino in pubblico, che la figlia adolescente Min-ji scarichi su di lui tutta la rabbia del mondo. Kim è il prototipo dell’uomo invisibile, quello che abbassa lo sguardo e chiede scusa anche quando non ha colpa.
Fin dalle prime scene, tuttavia, la regia lascia intuire che qualcosa non torna. L’eccessiva calma del protagonista, il suo vecchio telefono a conchiglia, alcuni misteriosi amici dal passato militare e piccoli dettagli disseminati nella narrazione suggeriscono che quell’uomo stia volontariamente nascondendo la propria vera identità.

Quando Min-ji scompare e diventa chiaro che dietro la sua sparizione c’è qualcosa di sinistro, l’interruttore scatta. La svolta arriva nel finale del primo episodio: quando la ragazza viene rapita da una misteriosa organizzazione criminale e di lei rimane soltanto una scia di sangue, Manager Kim mette da parte la maschera di normalità e riattiva il set di competenze letali che aveva sepolto nel passato. Perché Do-hyeon non è sempre stato un impiegato qualunque: ha un curriculum oscuro nei servizi segreti coreani, su entrambi i lati del confine, e sa esattamente come muoversi quando la violenza diventa l’unica lingua comprensibile.
La premessa richiama inevitabilmente John Wick, con Keanu Reeves. Ma dove il film hollywoodiano puntava sull’action puro, Agent Kim Reactivated promette quella stratificazione emotiva e quella costruzione meticolosa del personaggio che caratterizza i migliori thriller coreani. Non è solo vendetta: è la storia di un uomo che ha cercato disperatamente di sfuggire al proprio passato, di costruirsi una vita normale per proteggere ciò che ama, e che scopre amaramente che certe ombre non ti abbandonano mai.intrattenimento viscerale e profondità narrativa.
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