Voto: 6.5/10 Titolo originale: Minions & Monsters , uscita: 24-06-2026. Budget: $85,000,000. Regista: Pierre Coffin.
Recensione Minions & Monsters: i combinaguai gialli conquistano la vecchia Hollywood
30/06/2026 recensione film Minions & Monsters di Gioia Majuna
Il nuovo capitolo della saga Illumination porta i Minions nell'epoca del cinema muto, tra omaggi a Chaplin, Keaton e Lloyd, trovando una delle idee più riuscite dell'intero franchise

I Minions sembravano ormai condannati a ripetere all’infinito la stessa formula: caos, versi incomprensibili, gag fisiche e una quantità industriale di stupidità organizzata. E invece Minions & Monsters, settimo film dell’universo di Cattivissimo Me, trova un’idea sorprendentemente brillante: riportare le creature gialle alle origini stesse della comicità cinematografica.
Il nuovo film diretto da Pierre Coffin, storico co-creatore e voce dei Minions, immagina infatti i piccoli combinaguai nella Hollywood degli anni ’20, nel pieno dell’epoca del cinema muto. Una scelta più sensata di quanto sembri: da sempre i Minions funzionano come eredi moderni dello slapstick, più vicini a Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd che ai classici personaggi animati costruiti sui dialoghi.
La parte più riuscita del film è proprio quella ambientata nella vecchia Hollywood. Dopo essere arrivati quasi per caso su un set western, i Minions finiscono per trasformarsi in star del grande schermo, attraversando generi, gag e citazioni cinefile con un’energia che il franchise non mostrava da tempo.
Il film gioca con la transizione dal muto al sonoro, con i codici della commedia fisica e con l’immaginario degli studios classici. Ci sono omaggi riconoscibili a Tempi moderni, Preferisco l’ascensore!, Quarto potere e alla grande stagione in cui il cinema imparava a raccontare con il corpo prima ancora che con la parola.
È qui che Minions & Monsters trova la sua identità migliore. Non si limita a usare i Minions come macchine da gag, ma li inserisce in una tradizione precisa, mostrando perché questi personaggi abbiano resistito così tanto nell’immaginario popolare: sono creature quasi primitive, infantili e rumorose, ma anche perfette per una comicità visiva universale.
Al centro della storia ci sono James e Henry, due Minions più ribelli e sognatori degli altri. Mentre il gruppo continua la sua eterna ricerca di un nuovo padrone malvagio da servire, loro sembrano attratti da qualcosa di diverso: raccontare storie, lasciare un segno, diventare parte di quel mondo di immagini e finzione che li circonda.
Questa piccola ambizione dà al film una dolcezza inattesa. Non parliamo certo di una profondità alla Pixar, ma di un cuore semplice e funzionale, abbastanza per rendere la loro avventura più compatta e meno meccanica rispetto ad altri capitoli della saga.
La seconda parte introduce l’elemento più dichiaratamente “monster movie”, con creature, incantesimi, robot e minacce più grandi del previsto. È una svolta coerente con il titolo, ma anche quella in cui il film diventa più convenzionale.
Dopo una prima metà piena di invenzioni visive e amore per la storia del cinema, l’arrivo dei mostri sposta il racconto verso un caos più familiare: inseguimenti, distruzione, battaglie e gag sempre più rumorose. Divertente, certo, ma meno originale rispetto alla brillantezza dell’ambientazione hollywoodiana.
Resta comunque una deviazione sostenuta da un ritmo rapido e da alcune idee riuscite, compreso il gioco tra cinema, fantasia e desiderio di spettacolo. Anche quando torna sui binari più prevedibili del franchise, Minions & Monsters conserva una vitalità superiore alla media degli ultimi capitoli.
Il merito principale del film è ricordare che i Minions funzionano meglio quando non sono semplici spalle comiche. Senza Gru al centro della scena, possono diventare puro movimento, ritmo, anarchia e invenzione visiva. In questo senso, l’idea di metterli nella Hollywood del muto è quasi perfetta.
Minions & Monsters non reinventa il cinema d’animazione e non pretende di farlo. Rimane un film pensato per far ridere i bambini, vendere pupazzi e riempire le sale. Ma dentro questa macchina commerciale trova spazio un’intuizione sorprendentemente cinefila: i Minions non sono soltanto mascotte da merchandising, ma discendenti diretti di una comicità antica, fisica, immediata, nata prima ancora che il cinema iniziasse a parlare.
Ed è proprio questo a renderlo uno dei capitoli più riusciti della saga. Non perché sia il più ambizioso, ma perché capisce finalmente dove quei piccoli mostri gialli appartengono davvero: non solo nel caos, ma nella storia stessa della risata cinematografica.
Nei cinema dall’1 luglio.
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