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Voto: 39.5/10 Titolo originale: The Magic Faraway Tree , uscita: 26-03-2026. Regista: Ben Gregor.

L’albero di molto lontano, recensione: una fiaba coloratissima che ha paura di perdere la sua innocenza

08/10/2026 recensione film di William Maga

Andrew Garfield e Claire Foy guidano il fantasy tratto dai racconti di Enid Blyton: un'avventura visivamente incantevole, che però sacrifica l'imprevedibilità della fiaba a una rassicurante morale familiare

Andrew Garfield e Claire Foy in L'albero di Molto Lontano (2026) film flop

Con L’albero di molto lontano (The Magic Faraway Tree), il cinema britannico torna alle avventure fantastiche per bambini, popolate da creature eccentriche e luoghi impossibili. Tratto dal ciclo di racconti di Enid Blyton, pubblicato a partire dal 1939, il film di Ben Gregor, sceneggiato da Simon Farnaby (Paddington 2, Wonka), trasferisce quelle storie nell’Inghilterra contemporanea. Il risultato è visivamente generoso, sorretto da un cast notevole, ma talmente preoccupato di essere amabile da privare la propria fantasia di parte della sua forza.

Polly (Claire Foy) e Tim (Andrew Garfield) vivono a Londra con i tre figli, Beth, Joe e Fran. Lei è un’ingegnera che abbandona il lavoro quando l’azienda decide di utilizzare una sua invenzione per sorvegliare i consumatori; lui sogna di produrre salsa di pomodoro artigianale. La famiglia si trasferisce così in campagna, in un vecchio fienile privo delle comodità abituali. La decisione provoca le proteste dei ragazzi, soprattutto di Beth, inseparabile dallo smartphone, mentre la piccola Fran, che ha smesso di parlare, scopre qualcosa di straordinario nel bosco.

È un albero gigantesco, abitato da creature bizzarre e collegato a mondi fantastici. Tra i suoi inquilini figurano la fata Silky (Nicola Coughlan), il vanitoso Moonface (Nonso Anozie), l’uomo delle pentole (Dustin Demri-Burns) e la lavandaia interpretata da Jessica Gunning. Salendo tra i rami, i bambini raggiungono luoghi nei quali i desideri diventano realtà e le regole cambiano continuamente.

L’intuizione più interessante dell’opera originale è proprio questa: l’albero non conduce a un unico universo fantastico, ma a una successione potenzialmente inesauribile di mondi. Una struttura che restituisce qualcosa dell’immaginazione infantile, capace di passare da un gioco all’altro senza preoccuparsi della continuità. La sceneggiatura conserva questa libertà, ma fatica a trasformarla in un racconto altrettanto convincente.

Le escursioni somigliano infatti a episodi relativamente autonomi, nei quali l’incontro con un nuovo personaggio conta più delle conseguenze narrative. Le invenzioni si accumulano, mentre il conflitto resta debole. Persino la minacciosa Dame Snap, interpretata da Rebecca Ferguson, introduce un pericolo rapidamente ricondotto a una comicità innocua.

l'albero di molto lontano film 2026

Non è necessario che una fiaba per bambini diventi cupa per funzionare. Ma nelle migliori storie fantastiche, da Il mago di Oz a Le cronache di Narnia, la meraviglia convive con qualcosa di imprevedibile, talvolta inquietante. È questa tensione a rendere memorabili le scoperte. In L’albero di molto lontano, invece, quasi tutto appare progettato per rassicurare prima ancora di sorprendere.

Sul piano visivo, il lavoro è notevole. Le scenografie di Alexandra Walker e i costumi di Ann Maskrey restituiscono l’impressione di un libro illustrato che abbia preso vita, tra colori pastello, elaborate parrucche e oggetti dalle proporzioni alterate. Le creature richiamano una tradizione artigianale del fantasy britannico, più vicina alla teatralità delle fiabe che al realismo digitale. Tuttavia, la continua ricerca dell’effetto pittoresco finisce per rendere gli ambienti uniformi nella loro eccentricità.

Il cast affronta questa dimensione con convinzione. Claire Foy conferisce a Polly una concretezza che impedisce al personaggio di ridursi alla madre comprensiva, mentre Andrew Garfield accentua il lato infantile di Tim, talvolta fino alla caricatura. Nicola Coughlan e Jessica Gunning si inseriscono bene nel registro stravagante, Rebecca Ferguson si diverte a interpretare una villain sopra le righe e Jennifer Saunders, nei panni della nonna severa, introduce un sarcasmo che avrebbe giovato al resto della sceneggiatura.

Manca soprattutto la precisione comica che aveva reso Paddington 2 qualcosa di più di un intrattenimento per famiglie. Farnaby ripropone un umorismo fondato sull’eccentricità britannica e sui giochi di parole, ma molte gag vengono reiterate senza acquistare nuove sfumature. Il film è costantemente allegro, eppure non altrettanto spesso divertente.

C’è poi il rapporto con la tecnologia. La famiglia abbandona una Londra dominata da dispositivi elettronici e sistemi di sorveglianza per riscoprire natura, gioco e relazioni. Il messaggio è comprensibile, ma espresso attraverso un’opposizione elementare: da una parte gli schermi e l’isolamento, dall’altra il bosco e un’autenticità perduta. Il percorso dei bambini diventa prevedibile perché il film stabilisce subito che cosa debbano imparare.

Qui emerge il limite principale: L’albero di molto lontano vorrebbe celebrare un’immaginazione senza confini, ma finisce per utilizzarla soprattutto come strumento educativo. Ogni esperienza fantastica riconduce i protagonisti verso un modello familiare più armonioso, anziché produrre qualcosa di inatteso.

Rimane un fantasy gradevole, particolarmente adatto ai più piccoli, con un’identità visiva curata e interpreti convincenti. Ma la dolcezza insistita e la struttura episodica ne limitano la capacità di coinvolgere un pubblico più ampio. Un film che possiede gli ingredienti della meraviglia, senza riuscire sempre a trasformarli in autentico stupore.

Nei cinema italiani dall’8 ottobre.

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