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6/10 su 298 voti. Titolo originale: The Art of Self-Defense , uscita: 12-07-2019. Regista: Riley Stearns.

L’arte della difesa personale | La recensione del film di Riley Stearns

12/03/2020 recensione film di William Maga

Jesse Eisenberg e Imogen Poots sono i protagonisti di una dark comedy che usa le mosse del karate per dare pugno nello stomaco della società americana

l'arte della difesa personale Alessandro Nivola e Jesse Eisenberg

Venti anni fa, Fight Club di David Fincher ci ha insegnato le conseguenze pericolose – e piene di contusioni – della mascolinità tossica. Quindici anni fa, Napoleon Dynamite di Jared Hess ci ha incoraggiato a fare il tifo per i nerd alienati. Ora, la dark comedy indie L’arte della difesa personale (The Art of Self-Defense) di Riley Stearns arriva sulle scene come il frutto dell’amore malato, ma in qualche modo armonioso, di quei due titoli di culto.

Jesse Eisenberg, non nuovo a ruoli da ‘sfigato’ (Benvenuti a Zombieland, The Social Network), è la nostra guida in questo mondo di insicurezza, rabbia sublimata e violenza catartica. Interpreta Casey, un timido contabile che lavora in una società senza nome dove viene regolarmente evitato dai ‘maschi alfa’ nella stanza relax. È fondamentalmente l’emblema della mascolinità evirata. Una notte, mentre è fuori casa per comprare del cibo per il suo cagnolino, Casey viene sequestrato e picchiato duramente da una banda di motociclisti, un ‘incidente’ che lo fa sentire ancora più debole e più insicuro del solito.

l'arte della difesa personale film posterSfregiato sia nel fisico che nell’animo, Casey si prende così una pausa dal lavoro per riprendersi. Incapace di andare avanti e ora anche timoroso di uscire dal suo appartamento col buio, prende in considerazione l’idea di acquistare una pistola. (“Vendiamo serrature di sicurezza per bambini che funzionano piuttosto bene”, gli dice l’impiegato). Un giorno fatidico, tuttavia, il protagonista si imbatte nel suo quartiere in un dojo di karate dai costi di iscrizione contenuti e il suo destino è segnato.

La squallida palestra è gestita da un misterioso sensei (“Chiamami Sensei!”), interpretato da Alessandro Nivola (Face / Off, Jurassic Park III, American Hustle). Il Sensei propone ai discepoli una miscela di filosofia orientale concepita mutuata dagli scritti di Sun Tzu e arti marziali da macho e rivoluzionarie. In Casey vede un ometto spaventato, non disposto (ancora) a farsi avanti e ad accettare il suo io cazzuto interiore.

Casey, da parte sua, dimostra di essere il perfetto discepolo desideroso del sapere di un burbero guru. In breve tempo smette di andare al lavoro e trascorre tutti i giorni ad allenanarsi nel dojo, inseguendo miopemente l’ambita “cintura gialla”. Colpito dalla crescente fiducia in se stesso di Casey, il Sensei lo invita allora a unirsi alla “classe notturna” super segreta della scuola. Lì, violenza e vendetta sono le parole d’ordine. Su richiesta del Sensei, Casey rinuncia alla musica adult contemporary in favore del death metal e sostituisce le lezioni di francese (“Per favore, non farmi del male. Sono solo un turista.”) con quelle di tedesco (“Offri il prossimo giro di birra, o ti sfiderò in combattimento! ”).

Mentre la peculiare e spiazzante narrazione procede, L’arte della difesa personale – che ricorda in qualche modo i lavori del greco Yorgos Lanthimos per il suo essere ambientato ‘fuori dal tempo’ – diventa via via più cupo e inquietante. Tra i personaggi eccentrici e l’umorismo impassibile, quasi non ci si accorge quando il film svolta in un vicolo molto buio. Non è esattamente una storia horror, ma i segreti che cela scivolano dalla malinconia al macabro prima che lo si capisca. Man mano che la posta in gioco diventa più alta e mortale, Casey inizia a mettere in discussione l’autorità del Sensei, in particolare quando si tratta dell’unica ragazza del dojo (interpretata da Imogen Poots, 28 settimane dopo). Il Sensei non si fida delle donne (“Le loro dita non sono abbastanza forti”) e non crede che possano diventare delle cinture nere adeguate. Ciò dimostra – più o meno – che il Sensei non è affatto un modello di comportamento migliore degli permascolini colleghi alla Tucker Max che aveva in ufficio.

l'arte della difesa personale Imogen PootsIl regista e sceneggiatore Riley Stearns (Faults) si dimostra un abile creatore di momenti parodistici / satirici e un talento da tenere d’occhio. La scena di apertura di L’arte della difesa personale è uno trovata perfettamente costruita, che apre al meglio la strada per quello che verrà. Mescolare un taglio comico del genere con l’accumulo tipico del thriller è stato sicuramente un azzardo, e non tutti i momenti del film sono così altrettanto ben bilanciati, ma il cast è più che all’altezza del compito di trovare sollievo in scene di brutale violenza o rabbiose meditazioni.

In particolare, Jesse Eisenberg lavora duramente per limare i molti cambiamenti di tono cui assistiamo, particolarmente appropriati al momento storico che sta vivendo l’America (e non solo), con toni accesi e rabbia che appaiono fattori imprescindibili in ogni tipo di discorso, con minacce apparentemente vuote che possono essere difficili da separare da un vero pericolo. Durante la sua odissea / presa di coscienza, l’apparentemente Casey rimane però credibile ed empatico, nonostante la sua vacillante emozionalità, e ci sono momenti in cui il suo viaggio nel ‘folle mondo del karate’ si percepisce sorprendentemente partecipato.

Molti degli elementi più idiosincratici del film possono risultare familiari (anche comuni) a chi è pratico di cinema indipendente, eppure, mescolando dialoghi intenzionalmente imbarazzanti e molto diretti, personaggi insoliti, un design di produzione sporco e la violenza schietta, L’arte della difesa personale finisce per diventare qualcosa di unico – un pugno nello stomaco della società tanto esilarante quanto durissimo e amaro.

Di seguito il trailer internazionale di L’arte della difesa personale:

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