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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Baby Invasion , uscita: 31-08-2024. Regista: Harmony Korine.

Leviticus, recensione: il nuovo horror sulla scia di It Follows trasforma il primo amore in una maledizione mortale

18/10/2026 recensione film di William Maga

Nell'esordio dell'australiano Adrian Chiarella, due adolescenti vengono perseguitati da un'entità che assume le sembianze della persona che desiderano. Un horror soprannaturale feroce e sorprendentemente romantico, che trasforma la violenza delle terapie di conversione in un incubo tangibile

Stacy Clausen e Joe Bird in Leviticus (2026) film

Immaginate che la persona di cui siete innamorati diventi improvvisamente la vostra minaccia più grande. Che ogni incontro, bacio o gesto d’affetto possa nascondere una trappola mortale. È questa l’intuizione alla base di Leviticus, esordio nel lungometraggio del regista australiano Adrian Chiarella. Un horror soprannaturale che utilizza i meccanismi del cinema maledetto alla It Follows per raccontare la repressione dell’omosessualità, le terapie di conversione e la violenza esercitata in nome della religione.

In una cittadina industriale australiana, Naim (Joe Bird) si è appena trasferito con la madre (Mia Wasikowska). L’ambiente è isolato, soffocante e dominato da una comunità cristiana conservatrice. L’unica possibilità di evasione sembra arrivare dall’incontro con Ryan (Stacy Clausen), un coetaneo con cui nasce un’attrazione reciproca.

I due iniziano a frequentarsi clandestinamente, consapevoli che la scoperta della loro relazione potrebbe provocare conseguenze devastanti. Quando però Naim sorprende Ryan in un momento d’intimità con Hunter (Jeremy Blewitt), figlio del pastore locale, la gelosia innesca una serie di eventi che porterà alla rivelazione del loro segreto.

Ryan e Hunter vengono sottoposti a un rituale religioso destinato a liberarli dai loro presunti impulsi peccaminosi. Ma quella che dovrebbe essere una cerimonia di purificazione si rivela l’origine di una maledizione soprannaturale: una presenza invisibile agli altri comincia a perseguitarli assumendo le sembianze della persona che desiderano maggiormente.

Il riferimento a It Follows di David Robert Mitchell è immediato. Anche qui una forza implacabile perseguita le proprie vittime attraverso un meccanismo legato alla sessualità. Chiarella, tuttavia, modifica significativamente il significato della minaccia: non è il desiderio a generare il mostro, ma la violenza di chi pretende di cancellarlo.

Il rituale religioso rappresenta una trasfigurazione delle terapie di conversione, pratiche che cercano di modificare o reprimere l’orientamento sessuale. L’entità materializza la vergogna, la paura e il disprezzo di sé che tali interventi possono provocare.

La crudeltà della maledizione risiede nella sua capacità di trasformare l’amore in uno strumento di persecuzione. La persona che dovrebbe offrire conforto diventa indistinguibile da una presenza assassina, costringendo i protagonisti a diffidare proprio di ciò che desiderano.

leviticus film horror 2026Il titolo richiama il Levitico, libro biblico spesso invocato per condannare l’omosessualità. Chiarella ne ribalta la prospettiva, mostrando come l’autentica mostruosità non risieda nei sentimenti dei ragazzi, ma nell’intolleranza di chi li giudica.

La maggiore qualità di Leviticus consiste nel non sacrificare la dimensione sentimentale alla propria allegoria politica. La relazione tra Naim e Ryan è il centro emotivo del racconto, costruita attraverso esitazioni, sguardi e piccoli gesti di complicità.

Joe Bird e Stacy Clausen interpretano con naturalezza due adolescenti che scoprono un sentimento intenso in un ambiente incapace di accettarlo. La loro vulnerabilità rende particolarmente dolorosa la trasformazione dell’intimità in pericolo.

Chiarella sfrutta questa premessa per costruire sequenze di notevole tensione. Ogni avvicinamento può nascondere un inganno, ogni incontro richiede di distinguere la persona amata dalla sua imitazione demoniaca. Persino un bacio diventa un atto di coraggio, perché implica il rischio di affidarsi a qualcuno che potrebbe ucciderti.

Il film evita così di ridursi a un racconto esclusivamente traumatico. Accanto alla violenza emerge un romanticismo ostinato, fondato sulla volontà dei protagonisti di non rinunciare ai propri sentimenti, nonostante le conseguenze.

La fotografia di Tyson Perkins restituisce un’Australia periferica fatta di edifici industriali, spazi abbandonati e atmosfere desolate. L’ambientazione realistica rende ancora più inquietanti le irruzioni soprannaturali, evitando che il racconto perda contatto con la quotidianità.

Particolarmente significativa è la rappresentazione degli adulti. Il fanatismo religioso non assume necessariamente le sembianze di un antagonista apertamente mostruoso, ma si manifesta attraverso persone convinte di agire per il bene dei ragazzi.

La madre di Naim, interpretata da Mia Wasikowska, incarna questa contraddizione: l’affetto materno convive con l’adesione a una comunità che considera l’identità del figlio qualcosa da correggere. Il tradimento della fiducia familiare diventa così doloroso quanto gli attacchi dell’entità.

Chiarella suggerisce inoltre che l’intolleranza distrugga anche i legami di chi la esercita, producendo separazioni e perdite irreparabili.

Leviticus non è privo di imperfezioni. Le regole della maledizione presentano alcune incoerenze, soprattutto riguardo alle condizioni in cui l’entità può manifestarsi. Nell’ultima parte, inoltre, la ripetizione degli inganni e degli scambi d’identità rischia di indebolire la tensione, mentre alcuni personaggi secondari rimangono poco sviluppati.

Tuttavia, Chiarella dimostra un controllo notevole del ritmo e della suspense, alternando violenza esplicita, inquietudine psicologica e momenti di autentica tenerezza. Il finale, amaro ma non privo di speranza, restituisce alla storia la sua dimensione più profondamente umana.

Leviticus riesce dove molti horror allegorici falliscono: la metafora non sostituisce la paura, ma la rende più intensa. La sua intuizione più crudele è anche la più romantica: trasformare il volto della persona amata in quello del proprio persecutore, senza riuscire comunque a cancellare il desiderio di starle accanto.

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