Voto: 6/10 Titolo originale: Forgotten Island , uscita: 10-09-2026. Regista: Joel Crawford.
L’Isola dei Ricordi, recensione: DreamWorks riscopre il gusto di rischiare, forse anche troppo
24/09/2026 recensione film L'isola dei ricordi di Gioia Majuna
Joel Crawford e Januel Mercado mescolano amicizia, folklore filippino e un'animazione incontenibile in un'avventura che ha soprattutto un problema: non sapere quando fermarsi

Dopo aver rivitalizzato una saga apparentemente arrivata al capolinea con Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio, Joel Crawford e Januel Mercado fanno qualcosa di persino più interessante: provano a costruire da zero un mondo animato che non dipenda da un franchise. Il risultato è L’Isola dei Ricordi, un’avventura DreamWorks coloratissima, bizzarra e affollata di idee, che guarda agli anime e a Spider-Verse, pesca a piene mani dal folklore filippino e corre talmente veloce da rischiare più volte di lasciare indietro proprio la storia che vuole raccontare.
Al centro ci sono Jo (H.E.R.) e Raissa (Liza Soberano), inseparabili fin dall’infanzia ma ormai sul punto di prendere strade diverse. Jo, ancora segnata dalla morte dell’amata nonna Lola (Dolly de Leon), immagina un futuro in cui nulla debba cambiare; Raissa sta invece per lasciare le Filippine per frequentare il Caltech e inseguire il proprio futuro nella scienza. Durante la loro ultima notte insieme, le due attraversano un misterioso portale e si risvegliano a Nakali, l’isola fantastica dei racconti di Lola, senza ricordare cosa sia successo nelle ore precedenti.
Devono quindi ricostruire la notte appena trascorsa per trovare una via di casa, in una sorta di Una notte da leoni per ragazzi che sostituisce Las Vegas con un universo popolato dalle creature della mitologia filippina. Ad accompagnarle c’è Raww (Dave Franco), un bizzarro cane mannaro incapace di controllare completamente le proprie trasformazioni. Lungo il percorso compaiono poi Bungi (Manny Jacinto), un demone di 200 anni dall’aspetto infantile, il vanitoso Prince Mermahn (Kevin McCann) e soprattutto la minacciosa Manang (Lea Salonga), creatura capace di separare il proprio corpo in due.
È qui che L’Isola dei Ricordi trova la sua identità più forte. Il folklore filippino non funziona come semplice rivestimento esotico di una formula già conosciuta, ma alimenta personaggi, mostri e ambienti, legandosi anche ai temi della storia. La capacità di Manang di dividersi fisicamente, per esempio, diventa un’efficace rappresentazione della separazione che Jo e Raissa stanno cercando disperatamente di evitare.
Crawford e Mercado accompagnano tutto questo con un’animazione altrettanto irrequieta. Colori saturi, deformazioni, linee cinetiche da anime e composizioni continuamente in movimento trasformano Nakali in un luogo in cui sembra poter accadere qualsiasi cosa. Dopo L’ultimo desiderio, i due registi spingono ancora più avanti quella contaminazione di linguaggi che negli ultimi anni ha liberato molta animazione americana dall’obbligo di inseguire un’estetica uniforme.
Il problema è che L’Isola dei Ricordi raramente sa quando basta. Ogni creatura porta con sé una gag, ogni ambiente una nuova trovata, ogni sequenza sembra cercare un’accelerazione ulteriore. Il film accumula personaggi, riferimenti e stimoli visivi con tale entusiasmo che, soprattutto nella parte centrale, la trama rischia di perdersi dentro lo stesso mondo che ha costruito.
Ed è un peccato, perché sotto tutto questo rumore c’è una storia molto più semplice. Jo non teme soltanto di perdere la propria migliore amica: teme che andare avanti significhi cancellare ciò che sono state insieme. Raissa deve invece accettare che crescere e partire non equivale necessariamente ad abbandonare qualcuno. La memoria diventa così il vero terreno fantastico del film, fino alla possibilità che per tornare a casa le due debbano sacrificare proprio i ricordi della loro amicizia.
È quando Crawford e Mercado concedono spazio a questo conflitto che L’Isola dei Ricordi funziona meglio. Il rapporto tra Jo e Raissa dà un centro emotivo al caos e impedisce che Nakali si riduca a una successione di creature stravaganti e invenzioni grafiche. Anche Raww, con il suo bisogno quasi disperato di non perdere i nuovi amici, riflette in maniera semplice ma efficace la stessa paura dell’abbandono.
L’Isola dei Ricordi rimane quindi un film disordinato, iperattivo e a tratti estenuante, ma è difficile rimproverare troppo severamente a DreamWorks di avere prodotto un’opera originale che eccede soprattutto perché ha troppe idee. Il folklore filippino gli offre un’identità precisa, l’animazione una vitalità impressionante e Jo e Raissa un cuore abbastanza forte da sopravvivere anche ai passaggi più caotici.
Avrebbe avuto bisogno di qualche momento di silenzio in più. Di cose da ricordare, invece, ne ha parecchie.
Nei cinema dal 24 settembre.
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