Lo squalo contro lo zombie, tra gore e splatter: scopri il film preferito di Quentin Tarantino (ed è italiano)
06/08/2026 news di Andrea Palazzolo
Quando Tarantino mostrò il suo film preferito di Lucio Fulci, re degli horror italiani, a Brad Pitt sul set di Bastardi senza gloria.

Quando Quentin Tarantino decide che devi vedere un film, non si tratta di un semplice suggerimento. È un ordine mascherato da entusiasmo contagioso, un’educazione cinematografica forzata che non ammette repliche. E così, durante le riprese di Bastardi senza gloria, il regista californiano si presentò sul set con una copia in 35mm di Zombi 2, il capolavoro splatter del 1981 diretto dall’italiano Lucio Fulci, e insistette perché Brad Pitt lo guardasse.
Ma chi era Lucio Fulci, e perché Tarantino lo considera così essenziale per comprendere il cinema di genere? La risposta si trova in una carriera lunga quasi quarant’anni e in oltre 44 film che spaziano dai western alle commedie sexy, dai film per famiglie ai giallo psicologici, fino ad arrivare all’horror più viscerale e disturbante mai portato sullo schermo. Fulci resta una figura relativamente misconosciuta negli Stati Uniti, ma il suo impatto sul cinema horror mondiale è innegabile, e Tarantino ha fatto più di chiunque altro per farlo conoscere al pubblico americano.
Il legame tra i due cineasti non è solo fatto di ammirazione a distanza. Nel 1998, Tarantino resuscitò letteralmente The Beyond, l’epopea lovecraftiana del 1981 di Fulci, distribuendola negli Stati Uniti attraverso la sua Rolling Thunder Pictures. Per il regista di Pulp Fiction, Fulci aveva creato “alcuni dei più grandi momenti nella storia del cinema”, come dichiarò in un’intervista a Bret Easton Ellis. Parole forti, che suonano quasi provocatorie se pensiamo a scene come quella dello squalo contro lo zombie in Zombi 2, o alla donna che vomita le proprie viscere in Paura nella città dei morti viventi.
Perché proprio quelle scene così estreme, così visceralmente disturbanti, rappresentano per Tarantino il vertice dell’arte cinematografica. A differenza dei suoi connazionali Dario Argento e Mario Bava, maestri del giallo e dell’horror stilizzato con palette cromatiche quasi fumettistiche che addolcivano la pillola della violenza, Fulci preferiva strofinare il naso dello spettatore nel sangue e nelle interiora. Non c’era grazia estetica nel suo approccio, nessuna bellezza consolatoria: solo un realismo disgustoso, girato con precisione quasi documentaristica.
Cosa rende i film di Fulci così particolari, oltre alla violenza estrema? C’è un’atmosfera onirica, quasi ipnotica, che pervade le sue opere horror. I film si muovono con un ritmo idiosincratico, lento fino allo straniamento, accompagnato dalle musiche inquietanti di Fabio Frizzi che pulsano come il battito di un cuore non-morto. Il doppiaggio anche degli attori americani, prassi comune nel cinema italiano dell’epoca, aggiunge un ulteriore strato di bizzarria: in Casa vicino al cimitero, il giovane protagonista Bob ha la voce di una donna di mezza età, dettaglio straniante che contribuisce all’atmosfera da incubo febbrile.
Ma è il reparto tecnico a fare davvero la differenza. Il direttore della fotografia Sergio Salvati regala al film un’atmosfera densa, tropicale, opprimente. E poi c’è lui, Giannetto De Rossi, genio del trucco e degli effetti speciali, candidato ai Saturn Award nel 1981. Senza il suo lavoro non esisterebbero le tre scene iconiche che hanno reso Zombi 2 immortale. Un film ormai sconosciuto che deve assolutamente essere riscoperto.

Eppure, nonostante sia poco conosciuto, Zombi 2 continua a vivere. Viene studiato nelle scuole di cinema, analizzato dai critici che un tempo lo massacrarono, celebrato da registi come Sam Raimi e Robert Rodriguez, che in Grindhouse – Planet Terror gli rende omaggio esplicito. Nel 2010 è uscito in dvd restaurato, permettendo a una nuova generazione di scoprire il genio visionario di Lucio Fulci e lo si può trovare in streaming su Prime Video.
Dopo tutti questi anni, Zombi 2 resta un caposaldo dell’horror italiano. Un’opera autonoma che ha saputo creare un proprio linguaggio, una propria mitologia. Un film che ha trasformato un regista di commedie in un maestro del terrore e che continua a ispirare generazioni di cineasti in tutto il mondo.
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