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Voto: 7/10 Titolo originale: J'accuse , uscita: 30-09-2019. Budget: $25,300,000. Regista: Roman Polanski.

L’ufficiale e la spia: la recensione del film con cui Roman Polanski affronta l’affare Dreyfus

25/11/2019 recensione film di Teresa Scarale

Il regista torna sulle scene con un'opera rigorosa, impeccabile, avvincente nel suo ritmo serrato, eppure incisiva. Jean Dujardin, Louis Garrel e gli altri sono ingranaggi perfetti di un meccanismo filmico che funziona dal primo all'ultimo minuto

L'ufficiale e la spia polanski

C’è un tema ricorrente, nel fondo narrativo della Recherche du temps perdu. Si tratta dell’affare Dreyfus, vicenda che infiammò l’opinione pubblica francese nel decennio a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Dreyfus. Chi era costui? Alfred Dreyfus (in L’ufficiale e la spiaJ’accuse di Roman Polanski un riarso Louis Garrel: bravissimo), alsaziano ebraico, era un giovane capitano dell’esercito d’Oltralpe. Il 5 gennaio 1895 viene accusato di alto tradimento: sarebbe infatti una spia militare al soldo dei tedeschi. Innocente, viene degradato nella pubblica piazza e condannato alla deportazione a vita nell’Isola del Diavolo nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste della Guyana francese. Solo nel 1906 verrà riconosciuta la sua innocenza: il colpevole era Ferdinand Walsin Esterhazy.

Assiste all’umiliazione del suo collega l’ufficiale George Picquart (Jean Dujardin), promosso immediatamente capo del gruppo di controspionaggio che ha accusato il giovane Alfred. Picquart, che pure non nutre simpatia per Dreyfus, si accorge però immediatamente della fragilità dell’impianto accusatorio contro l’ufficiale di origini ebraiche. Le informazioni riservate della Francia continuano infatti a trapelare ai tedeschi.

L'UFFICIALE E LA SPIA film posterIl film di Roman Polanski, presentato in concorso alla 76a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, prende le mosse di qui, dalla condanna e dai successivi intrighi che si dipanano, fra inganni e corruzione, per dimostrare l’innocenza di Alfred Dreyfus e scovare il vero traditore della patria.

Il ritmo serrato con cui procede L’ufficiale e la spia è una marcia militare, ma non indulge mai al mero formalismo. Piuttosto, è come una corda di violino ben tesa che suona nella testa dello spettatore le note della macchinazione e dell’ingiustizia. Ogni scena è piena e necessaria. Anche il tableau vivant dell’omaggio al Déjeuner sur l’herbe di Edouard Manet appare come un irrinunciabile tocco di grazia e raccordo fra la severità di due momenti filmici.

Quivi, nel ruolo del marito di Emanuelle Seigner, amante di Picquart, figura anche Luca Barbareschi, pure co-produttore del film. Il parallelismo fra la persecuzione giudiziaria di cui fu vittima il giovane ufficiale alsaziano e quella cui è tuttora sottoposto il regista per un rapporto sessuale consensuale con la modella quattordicenne Samantha Geimer nel 1977, è fin troppo facile.

Nel caso di Dreyfus, l’innocenza è totale. In quello di Roman Polanski, è il feroce giustizialismo americano ad accanirsi, pur avendo la Geimer dichiarato di non avere risentimento verso il regista e di desiderare la chiusura definitiva del caso. Come affermato da Luca Barbareschi durante la conferenza stampa al Lido, i Festival non sono tribunali ma luoghi d’arte. E di arte cinematografica, nei fotogrammi di L’ufficiale e la spia, ce n’è a profusione.

Il regista firma con eleganza ed equilibrio un’opera magistrale: rigorosa, avvincente, accuratissima nei dettagli storici e di costume, tiene lo spettatore fermo e partecipe dall’inizio alla fine. Non c’è melodramma, non c’è autocompiacimento: parlano i fatti. Gli attori vivono nella pelle dei personaggi che interpretano e la presenza di Emanuelle Seigner, moglie nella realtà di Roman Polanski, ingentilisce i tratti marcatamente maschili del lungometraggio.

L' UFFICIALE E LA SPIA di Roman Polanski (2019)L’86enne cineasta sceglie dunque il maggior conflitto politico e sociale della Terza Repubblica francese, quello che spaccò il paese fra dreyfusardi e antidreyfusardi dal 1894 al 1906. E che vide scendere in campo contro l’iniqua condanna lo scrittore Émile Zola con il suo celeberrimo J’Accuse, da cui il titolo del film, premiato con il Leone d’Argento a Venezia 76, nonostante lo sdegno della presidentessa di giuria Lucrecia Martel.

Nelle parole dello stesso Roman Polanski, “Il film è basato sull’affaire Dreyfus, argomento cui penso da molti anni. In questo scandalo di vaste proporzioni, forse il più clamoroso del diciannovesimo secolo, si intrecciano l’errore giudiziario, il fallimento della giustizia e l’antisemitismo. Il caso Dreyfus divise la Francia per dodici anni, causando una vera e propria sollevazione in tutto il mondo. E rimane ancora oggi un simbolo dell’iniquità di cui sono capaci le autorità politiche, nel nome degli interessi nazionali”.

Di seguito il trailer italiano di L’ufficiale e la spia, nei nostri cinema dal 21 novembre:

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