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6/10 su 1419 voti. Titolo originale: Project Power , uscita: 14-08-2020. Regista: Ariel Schulman.

Project Power | La recensione del film di Henry Joost e Ariel Schulman (su Netflix)

16/08/2020 recensione film di William Maga

Jamie Foxx, Joseph Gordon-Levitt e Dominique Fishback sono i protagonisti di un action coi superpoteri che si arrischia nel riflettere sui conflitti sociali degli Stati Uniti

Joseph Gordon-Levitt in Project Power (2020) netflix

Come avrete notato, le storie di supereroi sono decisamente in voga a Hollywood negli ultimi anni, grazie soprattutto ai film della Marvel / Disney e della DC / Warner (ma non mancano voci ‘fuori dal coro’ provenienti dai più svariati paesi del mondo, come Finalndia e Indonesia) e delle serie, principalmente griffate DC / Warner, che sono un po’ ovunque in televisione. Basta guardare alla popolarità delle bizzarre Funko POP! per capire come il ‘fattore nostalgia’ stia toccando nuove impensabili vette, mentre action figures di ogni tipo diventano totem di un preciso momento passato nella vita di un individuo, che ora sono finalmente rese disponibili e di conseguenza finire nelle nostre case. Questi racconti assumono per la maggior parte due approcci: il Bene trionfa sul Male (vedi Avengers: Endgame), oppure i ‘buoni’ sono cattivi (vedi The Boys).

project power film poster netflix 2020È come se le sfumature che dovrebbero essere la parte principale delle trame venissero accantonate in favore di un più immediato glorioso spettacolo. Questo, ovviamente, non vuol dire che il vertice di 11 anni di MCU non sia privo di cuore o che lo show degli Amazon Studios sia manchevole nelle caratterizzazioni dei personaggi, solo che le idee presenti sulle pagine disegnate dei relativi fumetti quasi mai ricevono un’adeguata attenzione quando devono fare il salto sul grande o piccolo schermo. E con alle spalle già una buona quota di adattamenti e trasposizioni di graphic novel et similia, l’ultimo film originale di Netflix, Project Power di Henry Joost e Ariel Schulman (Viral) avrebbe tutte le carte in regola per essere un grande evento cinematografico ‘classico’, ma (A) non è basato su un fumetto e (B) può contare su quel tipo di tematiche risonanti e adulte (è R-Rated) che permettono ai momenti più spettacolari, quando i superpoteri vengono utilizzati, di sembrare molto più pregni di significato.

Per finanziare un intervento chirurgico disperatamente necessario, la giovane Robin (Dominique Fishback) spaccia un nuovo farmaco (o droga …) chiamato Power per le strade di New Orleans. A differenza dei soliti narcotici, queste pillole però non fanno ‘sballare’, ma offrono la possibilità a chi le assume di ottenere un superpotere casuale per cinque minuti. C’è anche una minima possibilità di rimanere uccisi, ma molti sono disposti a correre il rischio. A causa dei suoi affari, Robin si ritrova un giorno intrappolata tra Frank (Joseph Gordon-Levitt), un bravo poliziotto che cerca di tenere il passo dei super-criminali, e Art (Jamie Foxx), un uomo pericoloso a caccia della persona che distribuisce la Power. La lotta diventa così ben presto personale, poiché i tre rischiano tutto per riportare il potere al suo posto: nella mani della popolazione.

Dall’esterno, l’intrigante sceneggiatura di Mattson Tomlin appare decisamente ‘rischiosa’, specie nel periodo storico che stiamo vivendo. Alcuni villain caucasici diffondono una super droga per le strade di New Orleans, una città che si sta ancora riprendendo dall’uragano Katrina del 2005, e l’unico poliziotto ‘buono’ è un tizio bianco. Il termine ‘buono’ è tra virgolette perché Frank adotta nel suo lavoro quotidiano comportamenti ‘al limite del regolamento’ (e spesso oltre …) per poter rivaleggiare con criminali altrimenti imprendibili, una prospettiva ultimamente sotto accusa sulla scia delle recenti proteste contro la brutalità della polizia americana. Certamente aiuta il fatto che Jospeh Gordon-Levitt conferisca – come sempre gli è accaduto in carriera – una certa natura empatica al suo personaggio, che risulta infatti meno aggressivo nei confronti di coloro che il pubblico potrebbe ritenere ‘simpatici’.

Tutto questo per dire che il rapporto di Frank con Robin è più simile a quello tipico dello ‘sbirro buono che cerca di tenere i giovani fuori dai guai’, se non che ‘la giovane’ in questione è una ragazza nera che vende Power e lo ‘sbirro buono’ è un suo cliente abituale. In effetti, lo script imposta una ‘dinamica di potere’ tra i due che non si presenta con un bell’aspetto (e non dovrebbe averlo …). Affatto. Dovrebbe metterci anzi a disagio. Qui però è dove il copione diventa davvero interessante, perché più approfondiamo Project Power, più si rivela essere una grezza riflessione dell’eugenetica moderna. Giù il trailer poneva la domanda “Cosa rischieresti per cinque minuti di puro potere?” ed è ciò che, in effetti, i due registi esplorano. Cosa si rischia fisicamente, psicologicamente, socialmente ed eticamente prendendo una scorciatoia verso il (super) potere.

project power film netflix 2020Per spiegarlo nel modo più semplice e privo di spoiler possibile, la Power manipola il DNA umano per garantire a chi la assume un’abilità casuale. Potrebbe essere l’invisibilità, l’essere a prova di proiettile o la manipolazione delle leggi della termodinamica. Questo è il concetto che attrae i potenziali utilizzatori e, per Netflix, il potenziale spettatore. C’è qualcosa di eccitante nel prendere una pillola per diventare sovrumani. In Project Power, è un concetto con enormi implicazioni. Simile al modo in cui Robocop faceva satira sulla convergenza delle società private e delle forze dell’ordine come forma ultima di capitalismo (il dossier sulla saga), la sceneggiatura di Mattson Tomlin sviscera, in modo meno sagace, cosa significhi diventare onnipotenti, le azioni che siamo disposti a compiere per raggiungere l’apice dell’evoluzione umana e i costi di una simile avventata esplorazione. Per fare ciò, lo sceneggiatore spruzza nella storia alcune gocce del celebre Studio sulla sifilide di Tuskegee del 1932 e riferimenti al caso di Henrietta Lacks.

Questi riferimenti colti non vengono semplicemente gettati nel mucchio per offrire un significato più profondo all’esplosivo spettacolo messo in mostra in Project Power, ma si ricollegano alle altre tematiche di coloro che occupano posizioni di potere giostrando la comunità nera come ritengono opportuno e mantenendo quella stessa comunità su standard diversi grazie a ciò. Pensate forse che New Orleans sia stata scelta per una coincidenza? Non è difficile capire perché si è deciso di prendere proprio New Orleans come ‘campo di battaglia’ per la Power, forse solo Tulsa, Oklahoma City o Flint, nel Michigan sarebbero state più lampanti. Il governo ha fallito lì, le gente di quel posto sta ancora – 15 anni dopo – cercando di riprendersi e, soprattutto oggi, l’idea che l’assistenza sanitaria negli Stati Uniti sia una necessità costosa è una piaga per molti. La sceneggiatura di Mattson Tomlin potrà non possedere lo stesso peso emotivo delle storie degli X-Men di Stan Lee e Jack Kirby che esploravano dolorosamente il tema della xenofobia, ma Project Power non è comunque privo di un certo spessore drammatico, riempiendo il conflitto finale di risonanza emotiva, in una foggia peraltro piuttosto intelligente.

Jamie Foxx in Project Power (2020)Come è normale quando Netflix annuncia un nuovo titolo, è inevitabile che si sollevi intorno una cacofonia di voci che gridano all’ennesimo prodotto mediocre ‘pompato’ immotivatamente o come invece all’eccezione sorprendente in mezzo alla diffusa mediocrità dell’offerta del gigante dello streaming. La verità è che, al di là del sottotesto ‘socialmente impegnato’ e delle solide interpretazioni dei tre protagonisti, in particolare della 29enne Dominique Fishback, le quasi due ore di Project Power risultano una visione sopra la media, anche se non fa gridare al miracolo.

Jamie Foxx si destreggia come sempre tra i morbidi cambiamenti di performance richiesti quando Project Power sposta il tono dall’azione al dramma alla commedia secondo le necessità del momento, senza mai ridurre la sua presenza scenica. Il premio Oscar è sempre stato un artista carismatico e la sua energia funziona meravigliosamente qui, offrendo una vulnerabilità genuina come richiesto e apparendo davvero disperato ai fini della narrazione, ma mai debole. Il suo Art è una forza della natura con un obiettivo ben preciso, la cui forza sta nel riconoscere le sue capacità e nell’essere disposto a fare tutto ciò che è necessario, tranne sacrificare la propria umanità.

Da parte sua, Dominique Fishback è la vera protagonista assoluta. Project Power è in realtà la storia di Robin e né la sceneggiatura né l’attrice ce lo fanno dimenticare. L’unico evidente problema del film è che – ancor più di altri lungometraggi recenti come The Old Guard (la recensione) o Tyler Rake (la recensione) – gode della fotografica impersonale e ‘stereotipata’ del tipico prodotto seriale di Netflix, una sorta di episodio esteso di Warrior Nun, The Umbrella Academy o Le Terrificanti Avventure di Sabrina (forse un vanto a parti invertite, ma certo un disservizio qui). Si destreggia nella sua combinazione di colori nell’illuminazione, nei costumi e nei valori della produzione, ma il risultato appare così omogeneo e ‘banale’ da vanificare ogni sforzo.

In definitiva, Project Power fa comunque esattamente ciò che si propone di fare, intrattenere, che ormai è quasi il massimo che si può chiedere a un prodotto Netflix. È probabile che farà maggior presa su quella parte pubblico maggiormente attenta a cogliere i messaggi relativi all’avidità delle mega corporazioni e della scienza non etica che alimentano la storia rispetto a quelli che non lo faranno. Non è un requisito fondamentale per godersi le prove toste di Jamie Foxx e Joseph Gordon-Levitt o per osservare una star in ascesa come Dominique Fishback. Ma aiuta.

Di seguito il trailer italiano di Project Power, nel catalogo di Netflix dal 14 agosto,:

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