Horror & Thriller

[recensione] Annabelle 2: Creation di David F. Sandberg

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Il prequel che allarga ulteriormente l'universo di The Conjuring è meglio del predecessore grazie alle prove delle piccole protagoniste e alla cura visiva, ma non brilla per originalità

La bambola Annabelle è stata introdotta per la prima volta nel 2013 in L’evocazione – The Conjuring di James Wan e infilata a forza all’interno della storia vera della coppia di demonologi e sensitivi Ed e Lorraine Warren, dotandola così di ulteriore aura di credibilità. Al pubblico è piaciuta così tanto che l’anno successivo si è guadagnata il proprio personale spin-off omonimo, diretto da John R. Leonetti con ben miseri risultati. Il passo falso non ha però portato a un ripensamento da parte dei produttori, convinti di avere per le mani materiale prezioso, e così ora è arrivato Annabelle: Creation, sequel che ne racconta le origini ad opera di David F. Sandberg (Lights Out – Terrore nel Buio).

Annabelle Creation posterUn costruttore di bambole di nome Samuel Mullins (Anthony LaPaglia) e sua moglie, Esther (Miranda Otto), perdono la loro unica figlioletta – Annabelle – in un tragico incidente. La coppia, sconvolta dal dolore, decide di stringere un patto con qualsiasi entità sia disposta a riportarla indietro, e così – per farla breve – vengono accontentati. La loro prediletta ‘entra’ in una magnifica bambola scolpita dalle laboriose mani di Samuel e vestita con gli abiti cuciti da Esther. In un primo momento, tutto sembra andare bene … ma poi, come prevedibile, Annabelle mostra la sua vera natura demoniaca. La coppia decide quindi di murarla in una stanza benedetta della loro isolata casa nella prateria e cerca di dimenticarla. Una ventina di anni dopo, siamo a metà degli anni ’50 circa, Sam e Esther decidono di aprire i loro cuori e la loro dimora a una suora e a sei ragazzine sfollate da un orfanotrofio che è stato chiuso. Suor Charlotte (una Stephanie Sigman credibile quanto Gloria Guida in La Novizia …), è giovane e vivace – nonchè evidente quota mulatta imposta da Hollywood -, più un’amica delle ragazzine che una figura autoritaria o religiosa in senso stretto. Le due piccole protagoniste che godono di maggior attenzione da parte della sceneggiatura, Janice (Talitha Bateman) e Linda (Lulu Wilson), sono due angioletti, entrambe biondissime e timorate di Dio. Annabelle ovviamente capta queste vibrazioni positive e decide quindi di fare tutto il possibile per prendersi le loro anime pure.

Curiosamente, Creation ha parecchie cose in comune con il recente Ouija – L’origine del male di Mike Flanagan. Entrambi sono seguiti di film terribili. Entrambi sono prequel d’epoca. Entrambi non avrebbero dovuto inizialmente essere realizzati. Ed entrambi vedono al centro la giovanissima Wilson. Questo per premettere che la fantasia nell’horror mainstream d’oltreoceano non galoppa certo a briglia sciolta di questi tempi. Venendo agli aspetti più interessanti della pellicola, le uniche interpretazioni degne di nota – visto che LaPaglia e la Otto vengono confinati in ruoli secondari (come dichiarato dal regista però, lo script inizialmente era molto più lungo e prevedeva backstories per tutti) – sono appunto quelle della Wilson e soprattutto della Bateman, che i trailer promozionali non lasciavano affatto sospettare sarebbe stata coinvolta in minutaggio tanto importante. La sua Janice – costruita ad hoc per creare facile empatia col pubblico – è al centro infatti dell’arco narrativo più importante, non solo emotivamente, ma soprattutto fisicamente. Quando arriva nella casa di Mullins, la bambina indossa alla gamba sinistra la tipica struttura in metallo di supporto a causa della poliomelite (la contestualizzazione storica non viene lasciata al caso). Poi, dopo alcuni attacchi di Annabelle, si ritrova direttamente in carrozzina. E infine … non facciamo spoiler.

annabelle 2 creationSe è vero che per i tre quarti del film assistiamo a tutti i classici espedienti da casa stregata per terrorizzare lo spettatore, dalle porte che si aprono da sole cigolando alle luci che improvvisamente si spengono, dalle finestre che si spalancano senza motivo al riecheggiare di una campanella da brividi, senza contare gli svariati jumpscare sonori, il tutto condito dalla solita tiritera che nessuno crede all’esistenza di malefiche presenze e che è solo frutto della vecchia casa e dell’auto suggestione delle ragazze – la signora Mullins vive confinata in una stanza al pianterreno perchè è sfigurata e nessuno la può vedere, la stanza di Annabelle è chiusa dal giorno dell’incidente e nessuno può accedervi … -, per rendere quanto succede sullo schermo meno banale – o più curioso – si potrebbe affrontarlo come fosse una sorta di favola del terrore, di quelle che i bambini si raccontano sotto un lenzuolo con la torcia accesa puntata in faccia. Sani spaventi improvvisi, ma innocui, che svaniscono nell’aria alla stessa velocità con cui si sono palesati un attimo prima (sorprendente, visto il visto censura R-Rated imposto dall’MPAA in America …). Il discorso sfugge invece di mano negli ultimi quindici minuti, quando Creation si trasforma in un film di possessione tout court e il demone decide che è ora di finirla coi bubù-settete a vuoto e provare concretamente a prendersi ‘ste benedette anime, col risultato di un’accelerata tanto improvvisa quanto assurda (anche se un pochino di gore fa capolino).

Per quanto concerne Annabelle, è praticamente soltanto una bambola. Non è Chucky. Appare e scompare qua e là semplicemente quando e come vuole, o al massimo muove la testa quando non la guardi. E’ sostanzialmente la burattinaia degli eventi che si scatenano. Ci sono alcune apparizioni malevole – uno spaventapasseri che si anima, un demone dalla pelle scura (il veterano dell’universo orrorifico di Wan, Joseph Bishara) e addirittura un Easter Egg sul prossimo spin-off, The Nun – tutti abbastanza efficaci e disseminati ai giusti intervalli per animare la storia.

annabelle 2 creationAl di là delle performance, va riconosciuto un certo merito a scenografi e set decorator per la ricostruzione degli ambienti della casa, molto dettagliati, e alle musiche realizzate da un compositore esperto di vicende ambientate nel passato, Benjamin Wallfisch (Il diritto di contare, Bobby). Il plauso più importante va tuttavia al direttore della fotografia, Maxime Alexandre, già storico collaboratore di Alexandre Aja (Alta Tensione, Le colline hanno gli occhi, The 9th Life di Louis Drax), che riesce a rendere palpabile e assoluta l’oscurità celata dai corridoi e dalle camere, contribuendo un bel po’ alla tensione di molte scene.

In definitiva, se Annabelle: Creation è lontano dall’essere un film originale, fa sicuramente una discreta figura all’interno dell’universo allargato di The Conjuring, grazie alla cura visiva e alle interpretazioni delle giovani protagoniste.

Di seguito il trailer italiano della pellicola, nei cinema dal 3 agosto:

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