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3/10 su 31 voti. Titolo originale: Dark Signal, uscita: 30-05-2016. Regista: Edward Evers-Swindell.

[recensione] Dark Signal di Edward Evers-Swindell

03/07/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

Insieme sconnesso di fantasmi e serial killer, il ritorno all'horror di Cinzia Monreale è incapace di portare a degno compimento le troppe suggestioni

Ghost story dal buon ritmo, ma terribilmente pasticciato, Dark Signal – diretto da Edward Evers-Swindell (Infestation), che l’ha scritto con Antony Jones e prodotto da Neil Marshall (Dog Soldiers, The Descent) -, cerca di fondere insieme oscure presenze e un serial killer, ma non riesce a portare a pieno compimento quanto abbozzato lungo il minutaggio, anzi si perde in un finale grottesco e sin troppo forzato.

Dark signal posterUn assassino ha ucciso numerose donne in modo assai cruento, taglia loro le dita, la polizia lo sta cercando senza risultati. Un reportage apre la pellicola delineando all’orizzonte quest’oscura minaccia, poi la narrazione se ne allontana, almeno all’apparenza. Kate Komisarczyk (Joanna Ignaczewska) è una madre single piuttosto disorganizzata che deve badare al piccolo Marek (Kai Coleman), costretto su una sedia a rotelle; ha problemi di soldi, quella mattina stessa i creditori le portano via la televisione, così decide svaligiare con Nick (Duncan Pow) una ricca abitazioni quella sera. Al contempo Laurie Wolf (Siwan Morris), speaker radiofonica e DJ, si appresta a dar voce al suo ultimo programma notturno, dal giorno successivo l’emittente passerà al digitale e chiuderanno i battenti.

La sarcastica conduttrice, pronta a gustarsi la totale libertà nella sua ultima performance, rimane però assai perplessa quando il suo collega Ben Evans (Gareth David-Lloyd), le propone una un’ospite inusuale: una medium in grado di dialogare con i defunti, Carla Zaza, incarnata dall’icona horror italiana Cinzia Monreale (L’Aldilà); recalcitrante all’inizio, la prospettiva di indispettire i dirigenti dell’emittente la persuadono a tenere una sorta di seduta spiritica in diretta. Così, da una parte, sono seguiti i singolari e funesti eventi accaduti nel mezzo delle lande boschive alla sempre più terrorizzata Kate che aspetta in macchina il compare sempre più in ritardo, mentre una serie di singolari incontri notturni si susseguono, finché la donna non decide di andare lei stessa nella casa dove si trova lui (ovviamente pessima scelta). Dall’altra, una sempre più sconvolta Laurie assiste al contatto via etere con una inquietante voce femminea che, dopo qualche ululo iracondo (perfettamente in linea con i cliché legati all’universo fantasmatico), annuncia di essere a conoscenza dell’identità del killer introdotto in apertura e che la sua prossima vittima è in pericolo (fornisce pure l’indirizzo).

Ottima è l’idea di alternare, in una diegesi a cornici in cui si intersecano, due storie che parrebbero avvenire in contemporanea e che pian piano svelano legami molto più stretti di quanto appaia in principio. Tuttavia il meccanismo è profondamente imperfetto e molti sono gli elementi che fanno storcere il naso e perdere miseramente potere orrorifico al complesso. In particolar modo Dark Signal è afflitto dall’eccessivo e fin troppo casuale affastellarsi di suggestive apparizioni, una dietro l’altra, nel subplot di Kate: prima la percezione di un’ombra, poi un contadino che s’aggira a tarda notte per le stradine deserte, che pare uno psicopatico ma non lo è, infine una bizzarra presenza femminile, anche lei minacciosissima, che salta addosso alla poveretta vomitandole sullo sterno un altro liquido rossastro, ma che in realtà non vuole assolutamente farle del male. A ciò segue poi la comparsa dell’assassino, che per qualche arcano motivo si materializza proprio lì, dove peraltro ha già ucciso, giusto per aggredire lei e altri sfortunati, che si trovano nello stesso sperduto luogo (singolare coincidenza che costui sappia della rapina e che capiti proprio al momento giusto!). Infine si sommano la stramba possessione del figlio di lei che inizia a parlare con assurda voce baritona e risulta posticcio più che spaventevole e l’inserimento di questo ulteriore elemento narrativo, forzatura che non si incastra in maniera esattamente armoniosa nell’impalcatura generale, ma che costituisce un escamotage solo per fornire un tocco di epicità drammatica madre/figlio, che avrebbe potuto tranquillamente essere lasciata da parte e che indulge nell’afflato pateticheggiante.

Dark SignalMolto più riuscita invece è la parte situata nella stazione radio; sebbene infatti pochi siano i tratti davvero terrificanti di tutto il film (a parte qualche sporadico salto sulla sedia per apparizioni repentine e inaspettate), questo emisfero è decisamente più denso di brio grazie alla combinazione di un sagace scambio dialettico, con una certa verve sarcastica, e di personaggi meglio caratterizzati e meglio interpretati. In particolar modo ciò si deve al duo femminile che si punzecchia in continuazione costituito da una caustica e miscredente Morris (vista nella serie cult britannica Skins) e da una fascinosa e mistica Monreale che, dopo aver recitato nel 2013 in La festa, ritorna ancora una volta all’horror, genere per lei elettivo, con una parte che le lascia più spazio d’espressione. Meno convincente è David-Lloyd, soprattutto quando gli è richiesto un cambio netto di tono (non si può specificare oltre per evitare spoiler), di cui non è all’altezza.

Se dunque Dark Signal è sospeso in una terra di mezzo tra il riuscito e il fallimento, a relegarlo più in quest’ultimo è la somma mancanza di elementi davvero truci, di un lato gore che avrebbe potuto salvarlo nonostante i difetti. La scelta al contrario è stata di tenere gran parte dei dettagli più scioccanti fuori campo, suggerendoli solamente, ma non inquadrandoli mai. Tutto l’operato del serial killer, dunque, non è quasi mai mostrato in maniera diretta, così quando taglia le dita alle vittime, o quando trafigge qualcuno, l’occhio della camera si discosta, sottraendo allo spettatore anche l’ultimo elemento realmente disturbante, dacché il versante paranormale certo non fornisce grandi soddisfazioni.

Buono quindi negli intenti, nel canovaccio, meno nella sua messa in scena e nella rifinitura dei particolari, Dark Signal lascia la sensazione di incompleto sul finale, di imperfetto, che mette in ombra purtroppo tutti i lati positivi.

Di seguito il trailer:

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