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Voto: 6/10 Titolo originale: Ataúd blanco: El juego diabólico , uscita: 21-07-2016. Regista: Daniel de la Vega.

[recensione] La Bara Bianca di Daniel de la Vega

24/03/2017 recensione film di Alessandro Gamma

Netflix ha appena messo a catalogo il thriller del regista argentino, opera tecnicamente approssimativa che non si sforza minimamente di pensare alla coerenza

La Bara Bianca (Ataúd Blanco: El Juego Diabólico) – appena messo a catalogo da Netflix – è frutto della mente e della penna dei fratelli Adrian e Ramiro García Bogliano, due nomi che potrebbero suonare familiari agli appassionati di horror spagnoli, visto che il primo ha diretto titoli come Sudor frío e Scherzo Diabolico, mentre il secondo ha co-diretto con lui Penumbra. Insieme hanno scritto una sceneggiatura che – almeno nelle intenzioni – sembrerebbe avvicinarsi più che a classici del brivido on-the-road come The Hitcher e Duel, a titoli non proprio indimenticabili come The Vanishing – Scomparsa, And Soon the Darkness, Dying Room Only o Flightplan – Mistero in volo, aggiungendo alla ricetta una trama occulta dal retrogusto 70s. Lo script è stato messo nelle mani del regista argentino Daniel de la Vega (Necrofobia), che prova con ben miseri risultati a tirar fuori qualcosa di interessante.

ataud blanco blanco bara biancaIn un primo momento, la vicenda sembra piuttosto lineare. Virginia (Julieta Cardinali) e la figlioletta Rebeca (Fiorela Duranda) stanno viaggiando lungo una strada statale. Sembra che la donna stia perdendo una battaglia per la custodia e ha deciso di sparire con la bambina. Virginia vuole solo stare con lei, specie dopo che Rebeca viene improvvisamente sequestrata da qualcuno in un pick-up arrugginito. Nella stessa tavola calda dove si erano fermate le due lungo la strada, un’altra madre ha perso il suo bambino, come scopriremo in seguito. L’istinto di Virginia intanto la mette al volante della sua auto, sfrecciando all’inseguimento del veicolo dei rapitori. Prima che se ne accorga, viene speronata da dietro da un’ambulanza e si schianta. Si sveglia all’interno di una bara, aiutata ad uscirne da un uomo misterioso (Rafael Ferro), che le dice che lei ha un giorno per trovare una bara bianca e portarla in un certo luogo per salvare sua figlia, o questa sarà sacrificata da una setta.

Interessante. Invece no. A essere buoni, La Bara Bianca potrebbe stuzzicare giusto gli appassionati oltranzisti dei thriller stradali, cui bastano due macchini che si inseguono, o magari a chi ha amato alla follia perfino Radio Killer. Se vi state invece domandando se la parte misterica/soprannaturale c’entri qualcosa con The Wicker Man o Kill List, mettetevi il cuore in pace. La pellicola è decisamente approssimativa sotto molti aspetti, a cominciare dal montaggio, completamente casuale e ai limiti dell’amatoriale. Che si tratti di un passaggio da una scena all’altra, dell’utilizzo delle musiche o come venga assemblata la stessa sequenza, il montatore si è impegnato a fondo per distruggere completamente l’atmosfera che de la Vega prova a creare coi pochissimi mezzi a disposizione (il bassissimo budget si vede tutto). Una spiegazione potrebbe derivare dall’imposizione di fantomatici tagli (mai dichiarati e comunque fuori luogo, oltretutto il film dura solo 70′) – che spiegherebbero benissimo anche un altro problema non secondario, ovvero la mancanza di qualsivoglia tentativo di spiegare anche solo vagamente quello che succede sullo schermo. Spesso è anche un bene non conoscere perfettamente per filo e per segno chi sia un personaggio che compare in azione e a cosa serva un oggetto di scena, ma, quando tutto accade a caso, allora la mancanza di senso e di coerenza la fanno da padroni. Non si comprende mai veramente il “perché”, la vera importanza della bara bianca e nemmeno cosa sia la setta. In questo modo i ‘cattivi’ sono figurine senza volto, non certo spaventose. Sappiamo che sono una congrega di persone dedite al rapimento e al sacrificio, ma questo è tutto. E’ assai arduo arrivare a comprendere quale sia il punto centrale di La Bara Bianca.

La pellicola può contare su interpretazioni sufficientemente sentite, è intrisa dell’istinto di sopravvivenza di un genitore e dell’amore verso un figlio, e non si può negare che si tratti di temi potenti, ma non basta quando manca tutto il resto. Se fosse stato dedicato maggior tempo alle sensazioni soprannaturali, all’origine del rituale da compiere o anche solo all’origine della singolare necromanzia attraversi cui viene rianimata Virginia, il risultato avrebbe potuto essere ben più piacevole. Così è soltanto un film da dimenticare in fretta.

Di seguito il trailer ufficiale di La Bara Bianca:

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