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Voto: 6.5/10 Titolo originale: 追捕 , uscita: 19-11-2017. Budget: $30,000,000. Regista: John Woo.

Manhunt | La recensione del film di John Woo

07/09/2017 recensione film di Alessandro Gamma

Il regista cinese rilegge un classico del 1976 con rispetto e verve ironica, infondendolo dei suoi stilemi e introducendo alcune interessanti novità

zhuibu manhunt woo

Cosa spinge uno come John Woo a ritornare al genere che l’ha reso celebre nel mondo nei primi anni ’90 dopo aver girato, tra il 2008 e il 2015, quattro film in costume? La risposta è Manhunt (Zhuibu), ovvero la possibilità di girare un remake contemporaneo dell’omonimo classico giapponese diretto nel 1976 da Jun’ya Satô (e adattamento del romanzo You must across the River of Wrath di Juko Nishimura), di cui il 71enne regista cinese si è detto più volte fan sfegatato e dal cui protagonista Morioka (Ken Takakura) avrebbe tratto ispirazione per tutti i personaggi maschili presenti nella sua cinematografia.

manhunt poster wooL’abile avvocato Du Qiu (Zhang Hanyu), che lavora per un’importantissima multinazionale farmaceutica a Osaka, in Giappone, viene incastrato per l’omicidio di una giovane donna dopo aver dichiarato le sue intenzioni di lasciare la società per dedicarsi ad altri progetti. Riuscito a sfuggire all’arresto, deve quindi tentare di trovare le prove della propria innocenza per riabilitare il suo nome, sfuggendo però contemporaneamente non soltanto alle pattuglie della polizia, ma soprattutto agli attacchi di alcuni killer prezzolati che vogliono metterlo a tacere per evitare che possa rivelare dei segreti scomodi riguardanti un nuovo e futuristico farmaco capace di potenziare fisicamente chi se lo inietta.

Sulla sua strada troverà il detective Yamura (Masaharu Fukuyama), l’unico che sembra disposto a credere alla sua versione e a subodorare che la verità sia un’altra e Mayumi (Qi Wei), una ragazza legata tragicamente a doppio filo alla Tenjin Pharmaceutical del padre/padrone Yoshihiro Sakai (Jun Kunimura).

Cominciamo col dire che la pellicola originale (praticamente invisibile in Italia) è soltanto una vaga ispirazione, perchè Manhunt è al 100% un film che sprizza John Woo da tutti i pori, dall’influenza del wuxia (il nostro dossier integrale sul genere) sulle lunghissime sparatorie dalle centinaia di colpi sparati, con gli eroi di turno che impugnano due pistole (ma non mancano le katane …) per ammazzare decine di nemici, alle coreografie a passo di danza su musiche quasi sempre liriche, per enfatizzare – al rallenty naturalmente – la grazia dei movimenti dei suoi personaggi; dalla presenza di colombe bianchissime dal simbolismo spiccato (in un primo momento volano in direzioni opposte a indicare l’antagonismo tra Yamura e Du Qiu, poi diventano immagine della loro amicizia) agli spericolati inseguimenti – a piedi, in auto, in moto, sui jetski (probabile richiamo a The Killer) – fino ai due eroi solo all’apparenza nemici, ma in realtà accomunati da ideali alti come l’onore e l’integrità. La mano dell’autore di Canton c’è tutta, anche nel finale certamente prevedibile.

manhunt film wooNon mancano però alcune grandi novità, non soltanto rispetto al film del 1976, ma anche per la filmografia precedente di Woo, a partire dalla presenza delle due assassine professioniste senza passato Dawn e Rain, interpretate rispettivamente da Ha Ji-won e Angeles Woo (figlia del regista), ragazze all’apparenza ordinarie, ma che nella realtà sono pronte a tutto pur di portare a termine l’incarico, come ben disegnato nel prologo ambientato in un sushi bar.

E proprio le figure femminili in Manhunt sono forse la nota più interessante e sfaccettata, come dimostra anche la Mayumi di Qi Wei, non più una donna esclusivamente sfrenata e feroce, ma dalle motivazioni più complesse, che la portano nel corso delle due ore di durata a una trasformazione radicale e piuttosto inusuale per il cinema cinese, sperimentando tutta una gamma di emozioni contrastanti.

Una ventata di freschezza è poi il ricorso a una spiccata e consapevolissima vena ironica, che non solo rende il segmento centrale (fuga – inseguimento – cattura) alla stregua di un buddy movie, con lo sbirro e il criminale ammanettati l’un l’altro che si ritrovano costretti a collaborare per sopravvivere e al centro di quello che a Hollyowood diventerebbe facilmente un anomalo triangolo amoroso (ma siamo in Cina …), ma che stempera la tensione con battute sui vecchi film e addirittura con l’autocitazionismo (quello per A better tomorrow è proprio sfacciato).

L’unico motivo di dubbio resta invece la scelta di far recitare in inglese – senza un vero motivo pratico (al contrario del mandarino e del cinese, viste le etnie coinvolte) – alcuni dialoghi tra i personaggi, con il risultato di suscitare spesso il riso, forse involontariamente (potrebbe però anche far parte degli omaggi ai classici del noir americani o comunque doppiati che Woo ha visto in gioventù), a causa della pronuncia e soprattutto della serietà con cui vengono pronunciati.

In definitiva, Manhunt è un’opera che dovrebbe sia far felici i fan della prima ora del regista, sempre che siano disposti ad accettare l’aggiornamento al 2017 della sua poetica e non si aspettino un hard boiled dai toni troppo drammatici, sia gli altri spettatori, che potrebbero trovarsi davanti a un action d’intrattenimento con tutti gli ingredienti giusti per divertire.

Di seguito il trailer internazionale del lungometraggio presentato alla Mostra del Cinema di Venezia in anteprima mondiale, che al momento non ha una data di uscita per l’Italia:

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