Titolo originale: Resident Evil , uscita: 16-09-2026. Budget: $75,000,000. Regista: Zach Cregger.
Resident Evil: Austin Abrams ha trovato in L’alba dei morti dementi il modello per il suo improbabile eroe
29/09/2026 news di Stella Delmattino
Per interpretare Bryan nel film di Zach Cregger, l'attore di Weapons ha scelto una strada precisa: davanti a zombie e creature non voleva sembrare preparato, coraggioso o particolarmente cool

Se vi siete chiesti perché Bryan passi buona parte di Resident Evil a sembrare completamente sopraffatto da ciò che gli sta accadendo, la risposta è molto semplice: Austin Abrams non voleva interpretare l’ennesimo protagonista horror capace di trasformarsi improvvisamente in un eroe d’azione. Tra i riferimenti utilizzati dall’attore ce n’è infatti uno piuttosto lontano dall’immagine tradizionale di Leon Kennedy o Chris Redfield: L’alba dei morti dementi (Shaun of the Dead).
Nel nuovo film diretto da Zach Cregger, Abrams interpreta Bryan, un corriere medico che durante quella che dovrebbe essere una normale consegna finisce nel caos di Raccoon City. Sony descrive ufficialmente il film come una storia completamente nuova all’interno dell’universo di Resident Evil, costruita attorno alla disperata corsa per la sopravvivenza di un uomo che non ha alcuna preparazione per quello che sta per affrontare.
Ed è proprio questa impreparazione ad aver interessato Abrams. Parlando con l’Hollywood Reporter, l’attore ha spiegato di aver cercato deliberatamente di costruire Bryan come l’antitesi del classico protagonista action:
«Volevo sembrare il più possibile l’antitesi dell’“eroe d’azione figo”, perché mi sembrava la cosa più interessante. Non credo sia stato fatto così spesso. Anche Shaun of the Dead si muove in quel territorio. C’è qualcosa di divertente nel poter vedere questo tizio reagire in modo naturale a tutte queste follie, ed è davvero interessante da guardare.»
Il riferimento al film di Edgar Wright non riguarda quindi tanto il tono comico quanto il suo principio fondamentale: mettere una persona assolutamente ordinaria davanti a qualcosa di inconcepibile e lasciare che reagisca come probabilmente reagirebbe chiunque. Niente sangue freddo improvviso, niente pose da veterano dell’apocalisse. Bryan ha paura, urla e soprattutto non capisce cosa stia vedendo.
«Continuavo a pensare: come reagirebbe davvero questo tizio? Volevo che sembrasse qualcosa di molto legato al mondo reale. Se invece hai qualcuno di più esperto, diventa un po’ meno interessante da guardare», ha aggiunto Abrams.
Uno degli esempi più curiosi riguarda l’incontro con il cane infetto. Per gli appassionati di Resident Evil la natura della creatura è immediatamente comprensibile; Bryan, invece, non possiede le conoscenze del pubblico e Abrams ha cercato di immaginare quale spiegazione potrebbe trovare una persona che vede qualcosa del genere per la prima volta.
«Una delle parti che mi sono divertito di più a interpretare è quella iniziale con il cane. Come fai anche solo a elaborare un momento del genere? Cosa penseresti che sia? Per un periodo continuavo a chiedermi: è un alieno? Pensa che siano alieni? Probabilmente avrebbe confuso o frustrato il pubblico se il mio personaggio avesse pensato che fossero alieni, perché molti spettatori sanno già cosa sono grazie ai videogiochi. Ma chiedermi cosa potessero essere è stata una strada molto divertente da esplorare mentre lo interpretavo.»
È una scelta che si lega bene anche alla particolare posizione occupata dal film di Cregger nella saga. Resident Evil non ripropone semplicemente la storia di uno dei videogiochi: Bryan vive un’altra vicenda ambientata durante la stessa notte degli eventi di Resident Evil 2, mentre Raccoon City precipita nel disastro. Cregger l’aveva descritta come una storia che potrebbe svolgersi «in parallelo» a quella conosciuta dai giocatori.
Il risultato crea così un piccolo rovesciamento della prospettiva abituale della saga. Lo spettatore riconosce Raccoon City, gli infetti e parte delle regole di quel mondo; Bryan no. E Abrams ha sfruttato proprio questa distanza per costruire un protagonista che, invece di sapere immediatamente come affrontare l’orrore, deve prima riuscire a capire che cosa diavolo abbia davanti.
Da questo punto di vista, scegliere L’alba dei morti dementi come riferimento diventa meno bizzarro di quanto possa sembrare: prima ancora di essere capaci di combattere gli zombie, Shaun e Bryan devono accettare l’assurda realtà di essere finiti in mezzo a loro.
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