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Titolo originale: Wander , uscita: 04-12-2020. Regista: April Mullen.

Sembra un incrocio tra Seven e X-Files, ma la sua idea più assurda è reale: questo thriller è appena arrivato su Prime Video

26/09/2026 news di Stella Delmattino

Aaron Eckhart, Ben Kingsley e Carrie-Anne Moss sono al centro di un oscuro thriller del 2004 che trasforma la caccia a un serial killer in qualcosa di decisamente più inquietante

Suspect Zero (2004) aaron film

Un agente dell’FBI tormentato, una serie di omicidi apparentemente scollegati, un killer che potrebbe aver trovato il modo di non essere mai scoperto e una progressiva discesa nel paranormale. Suspect Zero è appena arrivato su Prime Video in Italia e, a oltre vent’anni dall’uscita, sembra quasi uno strano punto d’incontro tra Seven e X-Files.

Diretto nel 2004 da E. Elias Merhige, già autore de L’ombra del vampiro, il film mette insieme Aaron Eckhart, Ben Kingsley e Carrie-Anne Moss, reduce all’epoca dalla trilogia di Matrix. Ma sotto la superficie del classico thriller sui serial killer nasconde qualcosa di decisamente più insolito. Perché una delle idee che potrebbero sembrare più assurde della sceneggiatura non è stata inventata completamente per il film.

Un serial killer che nessuno sa di dover cercare

Eckhart interpreta Thomas Mackelway, agente dell’FBI trasferito ad Albuquerque dopo aver commesso un grave errore durante un’indagine. Un nuovo omicidio lo conduce verso Benjamin O’Ryan, enigmatico ex agente interpretato da Ben Kingsley, che sembra essere diventato a sua volta un assassino.

Le sue vittime, però, non sono casuali: O’Ryan sta dando la caccia ad altri serial killer. E soprattutto è ossessionato dall’esistenza del cosiddetto “Suspect Zero”, un predatore che potrebbe aver ucciso per anni senza essere mai identificato.

Il concetto è semplice quanto inquietante. Se un serial killer non avesse un territorio preciso, una tipologia ricorrente di vittime o un modus operandi riconoscibile, le autorità potrebbero non rendersi nemmeno conto che omicidi commessi a migliaia di chilometri di distanza sono opera della stessa persona.

È il metodo utilizzato da O’Ryan per cercarlo, però, a spostare definitivamente il film dal territorio di Seven a quello di X-Files: il remote viewing, la presunta capacità di ottenere informazioni su persone, oggetti o luoghi lontani utilizzando soltanto la mente.

La parte più assurda di Suspect Zero è reale

Nel film questa capacità è collegata a un programma clandestino chiamato Progetto Icarus, attraverso il quale alcuni agenti sarebbero stati addestrati a individuare obiettivi a distanza.

Icarus è fittizio. Gli esperimenti dell’intelligence americana sul remote viewing, invece, sono realmente esistiti.

Durante la Guerra Fredda, il governo statunitense finanziò infatti ricerche sulla possibilità di utilizzare presunte facoltà extrasensoriali per ottenere informazioni d’intelligence, anche nel timore che l’Unione Sovietica stesse conducendo esperimenti analoghi.

La CIA si interessò al fenomeno negli anni Settanta e le ricerche passarono successivamente alla Defense Intelligence Agency. Progetti e denominazioni cambiarono nel corso degli anni, fino a confluire in quello che sarebbe diventato noto come STARGATE.

I remote viewer furono coinvolti anche in sessioni legate a obiettivi reali d’intelligence. Questo, naturalmente, non significa che il governo americano abbia dimostrato l’esistenza di poteri psichici: quando il programma venne riesaminato negli anni Novanta, si concluse che i risultati erano troppo inconsistenti e inaffidabili per fornire informazioni operative sufficientemente precise. Il progetto venne quindi abbandonato.

Ben Kingsley si preparò con un vero remote viewer

Il legame tra Suspect Zero e questa storia non finisce nella sceneggiatura. Per rendere più credibile O’Ryan, Ben Kingsley lavorò con Ed Dames, ex ufficiale dell’intelligence militare statunitense diventato uno dei più conosciuti sostenitori del remote viewing.

Dames partecipò al film come consulente e compare brevemente anche nei panni di un istruttore. Le sequenze nelle quali O’Ryan cerca di localizzare persone attraverso coordinate, schizzi e immagini frammentarie riprendono quindi almeno in parte le procedure associate a queste pratiche.

È un dettaglio che rende Suspect Zero qualcosa di più curioso del semplice clone dei serial killer movie esplosi dopo Seven. Merhige parte da cadaveri, agenti federali e indizi criptici, per poi contaminare progressivamente il procedural con una paranoia soprannaturale molto più vicina a X-Files.

Nel 2004 fu un flop, oggi è un curioso film da riscoprire

Il pubblico dell’epoca non rimase particolarmente impressionato. Suspect Zero arrivò nei cinema americani nell’agosto 2004 e fu accolto duramente dalla critica. Anche commercialmente le cose andarono male: a fronte di un budget di circa 27 milioni di dollari, raccolse soltanto 8,7 milioni negli Stati Uniti e non riuscì a recuperare i costi con gli incassi internazionali.

Eppure, a distanza di oltre vent’anni, alcune delle caratteristiche che contribuirono a renderlo così strano sono proprio quelle che ne rendono interessante la riscoperta. Merhige riempie il film di immagini sporche, disegni, visioni improvvise e montaggi frammentari, mentre Kingsley costruisce un personaggio febbrile e disturbante molto lontano dal normale investigatore cinematografico.

E c’è poi quella premessa difficile da dimenticare: un serial killer invisibile perché nessuno ha ancora capito che esiste, inseguito da un uomo convinto di poterlo vedere con la mente.

Se Seven e X-Files appartengono ancora alla vostra idea di thriller perfetto degli anni Novanta, l’arrivo di Suspect Zero su Prime Video offre quindi l’occasione di recuperare uno dei loro parenti più strani e dimenticati. Con una differenza non da poco: dietro la sua idea apparentemente più fantascientifica ci sono davvero anni di esperimenti e documenti dell’intelligence americana.

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