Voto: 5/10 Titolo originale: Signal One , uscita: 05-06-2026. Regista: Jonathan Sobol.
Signal One, recensione: il primo contatto alieno diventa una lunga conversazione con David Thewlis
23/09/2026 recensione film Signal One - Primo contatto di Gioia Majuna
Jonathan Sobol riunisce Isabelle Fuhrman, Josh Hutcherson, Dennis Quaid e David Thewlis per una fantascienza cerebrale che guarda apertamente a Contact, ma finisce per spiegare molto più di quanto riesca a suggerire

Esiste davvero qualcuno là fuori? E se riuscissimo finalmente a dimostrarlo, dovremmo tentare di rispondere?
Signal One – entrato dritto nel catalogo di Prime Video in Italia – parte da una delle domande fondamentali della fantascienza e sceglie deliberatamente di affrontarla senza invasioni, astronavi o creature da mostrare al pubblico. Nel film scritto e diretto da Jonathan Sobol, il possibile primo contatto con una civiltà extraterrestre passa invece attraverso dati, frequenze, formule e soprattutto lunghe discussioni sulle conseguenze di ciò che potrebbe accadere.
Al centro della storia c’è Annika Cask (Isabelle Fuhrman), brillante informatica diventata famosa grazie al suo lavoro sulla fotografia della materia oscura. Dietro alla sua ossessione scientifica si nasconde anche un trauma infantile: la morte della sorella Klara.
Annika viene reclutata da Sam (Dennis Quaid), miliardario che ha costruito su un’isola privata dei Caraibi un laboratorio dedicato alla ricerca di vita extraterrestre. Insieme all’ingegnere elettronico Charlie (Josh Hutcherson), viene incaricata di affiancare Perry Glassner (David Thewlis), scienziato geniale quanto instabile convinto di avere individuato un segnale alieno.
Perry ha anche costruito Littlemouth, un dispositivo che potrebbe permettere all’umanità di rispondere. Nessuno, però, sa cosa potrebbe succedere una volta acceso.
Il riferimento più evidente è Contact, il film di Robert Zemeckis del 1997. Anche qui il contatto extraterrestre diventa innanzitutto un problema scientifico: individuare un ordine dentro ciò che appare casuale, interpretarlo e infine decidere se attraversare una soglia senza sapere cosa ci sia dall’altra parte.
Sobol riduce però questa premessa quasi interamente alla dimensione di un chamber drama fantascientifico. Una scelta che potrebbe funzionare proprio grazie alla tensione generata dall’ignoto, ma che finisce per diventare il principale limite del film.
Annika e Charlie analizzano dati, formulano ipotesi e discutono con Perry delle possibili conseguenze della scoperta. Le conversazioni scientifiche si accumulano e Signal One continua a raccontare verbalmente l’importanza di ciò che sta accadendo senza riuscire a trasformarla in un equivalente senso di scoperta.
Non è tanto l’assenza di spettacolo a pesare. Un film sul primo contatto non ha necessariamente bisogno di mostrare astronavi o alieni. Il problema è che qui la quantità di informazioni e spiegazioni finisce per soffocare progressivamente suspense e meraviglia.
A scuotere maggiormente questo equilibrio è David Thewlis. Il suo Perry è arrogante, aggressivo, autodistruttivo e profondamente misantropo: un uomo forse sul punto di compiere una delle più importanti scoperte della storia, ma con pochissima fiducia nella specie per conto della quale sta lavorando.
Thewlis dà così al film una dose di imprevedibilità che manca alle numerose discussioni scientifiche, mentre Isabelle Fuhrman deve sostenere il versante più emotivo della storia attraverso il trauma legato alla sorella. Josh Hutcherson rappresenta una presenza più misurata accanto a lei e Dennis Quaid completa il gruppo nei panni del miliardario che finanzia l’intero progetto.
Sobol prova inoltre a creare suspense attraverso una cornice narrativa che mostra Annika sottoposta a un interrogatorio dopo l’esperimento. È una soluzione pensata per alimentare il mistero su quanto sia accaduto, ma che contemporaneamente anticipa almeno parte dell’esito della vicenda.
Signal One possiede una premessa intrigante e alcune domande che avrebbero meritato maggiore forza: cosa succederebbe se ricevessimo davvero un segnale intelligente? Chi dovrebbe decidere se rispondere? E quali conseguenze potrebbe avere una scelta compiuta da pochissime persone per conto dell’intera umanità?
Il film, però, rimane troppo spesso fermo alla discussione di queste possibilità. Nonostante il buon cast e soprattutto l’energia nervosa di Thewlis, il progressivo avvicinamento al contatto non produce quel crescendo di stupore e tensione che la premessa prometteva.
Signal One vuole trovare una voce proveniente dalle stelle, ma passa troppo tempo a parlare mentre aspetta che qualcuno risponda.
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