Home » Cinema » Azione & Avventura » The Punisher: One Last Kill recensione, il ritorno del Frank Castle più brutale

Voto: 6.5/10 Titolo originale: The Punisher: One Last Kill , uscita: 12-05-2026. Regista: Reinaldo Marcus Green.

The Punisher: One Last Kill recensione, il ritorno del Frank Castle più brutale

13/05/2026 recensione film di Marco Tedesco

Jon Bernthal riporta il personaggio nel lato più oscuro della Marvel con uno speciale violento, psicologico e molto vicino allo spirito delle serie Netflix

Frank Castle Jon Bernthal film punisher one last kill 2026

Per anni Marvel ha avuto un problema con Frank Castle: troppo violento per il tono classico del MCU, troppo popolare per essere accantonato davvero. Con The Punisher: One Last Kill, appena entrato su Disney+ in esclusiva, Jon Bernthal torna finalmente al centro della scena in uno speciale cupo, feroce e molto più vicino allo spirito della vecchia era Netflix rispetto alla Marvel recente. Non è ancora il progetto definitivo che il personaggio meriterebbe, ma è il segnale più chiaro che il Punisher abbia finalmente ritrovato la propria identità.

La storia si colloca dopo gli eventi di Daredevil: Rinascita. New York è sprofondata nel caos, la criminalità domina le strade e Frank Castle vive nascosto in un appartamento anonimo, isolato dal resto del mondo e divorato dai traumi. I fantasmi della moglie, della figlia e dei compagni morti continuano a perseguitarlo mentre lui cerca disperatamente di reprimere la propria natura violenta. Quando la boss mafiosa Ma Gnucci scatena un’intera rete criminale contro di lui, Frank è costretto a tornare quello che aveva tentato inutilmente di abbandonare: il Punisher.

La cosa migliore di One Last Kill è che non prova mai a rendere Frank “più Marvel”. Non lo alleggerisce con battute continue, non cerca di trasformarlo in un antieroe cool e non smussa la brutalità che definisce il personaggio. Qui Frank Castle resta un uomo devastato, rabbioso e incapace di vivere normalmente. La violenza non viene mostrata come spettacolo eroico, ma come conseguenza inevitabile del trauma.

Jon Bernthal continua a essere il vero motivo per cui il personaggio funziona così bene. Il suo Punisher rimane fisico, pesante, distrutto emotivamente. Ogni scena sembra costruita attorno alla fatica di un uomo che sopravvive più per abitudine che per volontà reale. Quando esplode, lo fa con una ferocia impressionante. Le sequenze d’azione sono sporche, brutali e molto più vicine alla crudezza della serie Netflix che al classico stile MCU.

Ed è proprio durante l’azione che lo speciale dà il meglio di sé. Frank combatte come una macchina umana ormai consumata, usando qualsiasi cosa per sopravvivere. Niente coreografie eleganti o spettacolarità pulita: qui ogni colpo sembra fare male davvero. Sparatorie, coltelli, esplosioni e combattimenti corpo a corpo vengono mostrati con una violenza fisica che Marvel raramente lascia esplodere in modo così diretto.

Il problema è che One Last Kill insiste forse troppo sulla sofferenza di Frank Castle. Bernthal, coinvolto anche nella scrittura, spinge continuamente il personaggio verso il trauma, la rabbia e il dolore, sacrificando alcune sfumature che avevano reso questa versione del Punisher così magnetica nelle apparizioni precedenti. Mancano quasi del tutto quell’ironia secca, quei momenti di vulnerabilità improvvisa e quel carisma silenzioso che avevano reso il Frank delle serie Netflix più umano e imprevedibile.

Anche il formato da special televisivo limita parecchio il progetto. In meno di cinquanta minuti il racconto prova a gestire PTSD, guerra urbana, crisi identitaria, mafia e rinascita del Punisher, ma non tutto riesce ad avere il giusto spazio. Alcuni passaggi sembrano accelerati e certe idee avrebbero funzionato meglio in un film o in una miniserie più ampia.

Nonostante questo, lo speciale centra comunque il proprio obiettivo principale: ricordare quanto Frank Castle sia diverso dal resto dell’universo Marvel. In un MCU sempre più dominato da ironia, multiversi e leggerezza narrativa, il Punitore continua a rappresentare il lato più sporco e disperato del supereroismo. Non salva il mondo. Non cerca redenzione. Va avanti perché non sa fare altro.

In definitiva, The Punisher: One Last Kill è imperfetto ma necessario. Non raggiunge i momenti migliori delle serie Netflix e a volte sembra più un test per un futuro progetto standalone che una storia davvero completa, ma quando lascia parlare la rabbia di Frank Castle ricorda immediatamente perché il Punisher di Jon Bernthal resti ancora oggi una delle interpretazioni più intense e disturbanti mai viste nel MCU.

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