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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Toy Story 5 , uscita: 17-06-2026. Budget: $250,000,000. Regista: Andrew Stanton.

Toy Story 5 recensione: il sequel che trova una nuova ragione per esistere

16/06/2026 recensione film di Marco Tedesco

Pixar riporta in scena Woody, Buzz e soprattutto Jessie per raccontare il rapporto tra bambini, tecnologia e immaginazione in uno dei capitoli più sorprendenti della saga

toy story 5 film 2026

Quando Disney ha annunciato Toy Story 5, la reazione di molti spettatori non è stata l’entusiasmo. È stata una domanda. Davvero serve un altro Toy Story?

Dopo un primo film che ha rivoluzionato l’animazione, un secondo capitolo diventato un classico e un Toy Story 3 che per molti rappresentava la conclusione perfetta della storia, l’idea di tornare ancora una volta nel mondo di Woody e Buzz sembrava più una necessità commerciale che una reale esigenza narrativa.

Ed è proprio qui che arriva la sorpresa.

Toy Story 5 non si limita a riesumare personaggi amati dal pubblico per sfruttarne la nostalgia. Fa qualcosa di più difficile e molto più interessante: trova un nuovo motivo per esistere.

La grande intuizione del film è comprendere che il mondo dei bambini del 2026 non assomiglia più a quello in cui era nato Toy Story nel 1995.

Bonnie ha ormai otto anni e fatica a fare amicizia. Non perché le manchi la fantasia o la voglia di giocare, ma perché il modo in cui i bambini costruiscono relazioni è cambiato. Tablet, socializzazione digitale e amicizie filtrate dagli schermi fanno ormai parte della quotidianità. Quando Bonnie riceve il suo primo dispositivo elettronico, l’equilibrio della sua vita cambia rapidamente. E con lui cambia anche il ruolo dei giocattoli.

Sarebbe stato facile trasformare la tecnologia nel cattivo della storia. Toy Story 5 sceglie invece una strada più intelligente.

Il film non demonizza gli schermi e non cade nella retorica nostalgica secondo cui il passato era necessariamente migliore. Piuttosto pone una domanda molto più attuale: cosa succede quando il gioco viene sostituito dall’interazione digitale? E cosa rischiano di perdere i bambini quando l’immaginazione smette di occupare il centro delle loro giornate?

Sono interrogativi che Pixar affronta con sorprendente maturità.

La scelta più azzeccata è quella di spostare il focus da Woody e Buzz a Jessie. La cowgirl (interpretata da Joan Cusack) diventa il cuore emotivo del racconto e probabilmente la protagonista più adatta per affrontare un tema del genere. Nessun personaggio della saga conosce meglio il dolore dell’abbandono, il timore di essere dimenticata e la paura di non essere più necessaria.

Attraverso Jessie, il film parla sì dei giocattoli, ma in realtà racconta qualcosa che riguarda anche gli adulti. Parla della difficoltà di accettare il cambiamento. Parla della sensazione di vedere il mondo andare in una direzione diversa da quella che conoscevamo. E parla del timore che qualcosa di prezioso possa scomparire senza che ce ne accorgiamo.

Andrew Stanton costruisce una storia che alterna momenti di comicità, avventura e malinconia con una naturalezza che ricorda i capitoli migliori della saga. Quando il film si concentra sulle emozioni dei personaggi e sul significato del gioco riesce a colpire nel segno con una sincerità rara nel cinema d’animazione contemporaneo.

Naturalmente non tutto funziona alla perfezione.

Come accade spesso nelle saghe longeve, il numero di personaggi è ormai enorme e non tutti ricevono lo spazio che meriterebbero. Woody e Buzz rimangono figure importanti, ma non sono più il centro della narrazione. Alcune sottotrame appaiono meno sviluppate di altre e in certi momenti il film sembra voler gestire troppe idee contemporaneamente.

Sono però difetti che non compromettono il risultato finale.

Perché Toy Story 5 riesce in qualcosa che sembrava quasi impossibile. Prende un franchise iniziato oltre trent’anni fa e gli restituisce una sorprendente attualità.

Invece di vivere soltanto di nostalgia, prova a interrogarsi sul presente e sul futuro. Si chiede come stia cambiando l’infanzia, come si costruiscano oggi le amicizie e quale spazio rimanga per il gioco in un mondo sempre più dominato dagli schermi.

La risposta non è mai semplicistica.

La tecnologia non viene condannata. Viene accettata come parte della realtà. Ma il film ricorda che esistono esperienze che nessun dispositivo può sostituire completamente: immaginare, creare, giocare insieme e condividere uno spazio reale con gli altri.

Ed è proprio questa consapevolezza a rendere Toy Story 5 molto più di un semplice sequel.

Dove molti si aspettavano un’operazione nostalgia, Pixar realizza invece un’opera che guarda avanti. Un capitolo capace di parlare ai bambini di oggi senza dimenticare gli adulti che sono cresciuti insieme a Woody, Buzz e Jessie.

Forse non raggiunge la perfezione di Toy Story 2 o l’impatto emotivo di Toy Story 3. Ma riesce comunque in un’impresa che sembrava improbabile. Trovare una nuova ragione per raccontare questa storia.

E dopo cinque film, non è affatto poco.

Ah si, non alzatevi subito che ci sono alcune scene post credits.

Nei cinema dal 18 giugno.

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