Home » Cinema » Horror & Thriller » Wounds | Recensione del film horror di Babak Anvari con Armie Hammer (su Netflix)

4/10 su 460 voti. Titolo originale: Wounds , uscita: 26-01-2019. Regista: Babak Anvari.

Wounds | Recensione del film horror di Babak Anvari con Armie Hammer (su Netflix)

19/10/2019 recensione film di William Maga

A tre anni da Under The Shadow, il regista iraniano è tornato dietro alla mdp per un'opera irrisolta, che ad interessanti slanci ripugnanti affianca una ostile recitazione catatonica di Dakota Johnson

wounds film 2019 babak

Con la metà di ottobre, siamo entrati in quel periodo dell’anno in cui TV e piattaforme di streaming si preparano all’arrivo della notte di Halloween riempiendo il palinsesto / catalogo di film horror. Netflix ovviamente non fa eccezione e così, dopo i modesti Eli (la recensione) e Influenza Maligne (la recensione) ha provveduto a inserire nella sua offerta agli abbonati anche il body horror demoniaco Wounds, già presentato in anteprima a inizio anno al Sundanceounds. Quest’ultimo esce alla fine di questa settimana e genera un inquietante orrore corporeo a cui i fan possono dimenarsi.

Quando un barista di New Orleans, Will (Armie Hammer), si porta a casa un cellulare perduto da alcuni ragazzi nel suo locale dopo lo scoppio di una violenta una rissa, iniziano a succedergli cose inquietanti e misteriose, collegate alla scoperta di alcune terribili immagini e video racchiuse proprio nel telefono. Questa la premessa minima dell’opera seconda – e molto attesa – basata sul racconto The Visible Filth di Nathan Ballingrud del regista iraniano Babak Anvari dopo l’acclamato Under The Shadow – L’ombra della paura del 2016 (la recensione).

wounds film poster netflix 2019 babakSarebbe facile classificare Wounds come una assurda (in tutti i sensi) perdita di tempo, ma è nostro compito – e tradizione – provare a raccontare in più dello spazio con cui di solito si scrive un post su Facebook il perché un dato titolo si o meno consigliabile. Innanzitutto, gli spettatori più sensibili alla vista degli scarafaggi potrebbero rimanere ‘turbati’ dalla visione, in quanto tali insetti vengono mostrati quando c’è qualcosa che non va, a mo’ di presagio. E come dice uno dei personaggi all’inizio, dove ce n’è uno, ce ne sono migliaia che dentro ai muri …

Anche se non sono certo secondari, è però il telefonino al centro del lungometraggio. Dopo averlo portato a casa infatti, Will – che trova agilmente il codice per sbloccarlo – invia un messaggio a uno degli studenti del college per dirgli che lo ha lui e di tornare a riprenderlo. Tuttavia, mentre il telefono è in suo possesso, l’uomo inizia a ricevere strani messaggi inviati al proprietario. Messaggi che raccontano di ‘qualcosa’ che li perseguita, fotografie di denti dentro a pozze di sangue e, in definitiva, inquietanti scorci di ciò che dovrebbe attendere il protagonista.

Se c’è un pregio in Wounds, è che fare affidamento su jumpscare consegnati attraverso un cellulare consente un distacco tale da farli sembrare meno il solito trucchetto spicciolo per spaventare all’improvviso e più come vere e proprie rivelazioni di terrore puro e stordente. Ciò detto, l’orrore nel film dovrebbe provenire dal guardare Will perdere poco a poco, ma inesorabilmente, la ragione, mentre gli scarafaggi iniziano a moltiplicarsi intorno – a addosso – a lui, intanto che suoni ineffabili lo stordiscono e inizia a mettere in discussione la stessa realtà che lo circonda.

A parte questo, le ferite del titolo sono rese in modo disgustosamente reale. Da Will che fa visita al suo amico ferito da un coccio di bottiglia alla guancia a quelle che si aprono nel corpo del protagonista nel corso del film, non mancano i dettagli ‘succosi’ per gli amanti di questo genere di cose, come pure Babak Anvari non si tira indietro quando ci sono da filmare macabre scene snuff. E se i dialoghi sono spesso piatti o ridicolo, questo indugiare nella mutilazione corporea, per qualche ragione, rende Wounds interessante.

wounds film 2019 babakL’opera del regista iraniano è piena di squarci affascinanti – bulbi oculari sfigurati, oscuri tunnel ultraterreni, misterici libri simili al Necronomicon -, ma piuttosto che sviluppare queste idee agghiaccianti, sceglie di continua semplicemente ad aggiungere qualcos’altro di nuovo. Il risultato è che lo spettatore rimane con un pungo di immagini promettenti, ma lasciate a metà cottura. A parte l’orrore cosmico, Babak Anvari è chiaramente interessato a prendere in esame il machismo tossico attraverso il velo dell’orrore, ma la sceneggiatura decide di non approfondire. Armie Hammer è uno stronzo e, sostanzialmente, deve essere punito. Questo è tutto.

Il problema più grande di cui soffre Wounds è comunque la mancanza di buon senso nei suoi personaggi, principalmente la Carrie interpretata dalla catatonica Dakota Johnson, la fidanzata di Will, che riconoscono un pericolo ma sono incapaci di agire adeguatamente. Se la ragazza sembra inizialmente la più intelligente del gruppo, spingendo Will ad andare alla polizia, la performance dell’attrice vista in Suspiria entra in crisi quando si tratta di svoltare a livello emotivo. Uno degli obiettivi più importanti da raggiungere per un horror è riuscire a costruire una forte connessione empatica ai personaggi sullo schermo, che consenta alla spettatore di provare qualcosa per loro e la loro sorte.

Dakota Johnson e Armie Hammer in Wounds (2019)Purtroppo, non che sia una sorpresa, la voce (in originale) di Dakota Johnson suona allo stesso modo sia quando è spaventata che quando è arrabbiata o altro, sempre pacata e monotona. Una recitazione che risalta ancor di più specie considerato che dall’altra parte abbiamo una performance molto emotiva di Armie Hammer. Urla, è rabbioso e mentre sta perdendo la testa, ha paura. Eppure, nonostante questo sforzo, Will non è nemmeno per un minuto un tipo piacevole o simpatico, e l’attore fa di tutto per renderlo tale.

L’inclusione della dinamica “tradirà o non tradirà” con la Alicia interpretata da Zazie Beetz (Deadpool 2) aggiunge una vaga spinta dinamica che rende ulteriormente semplice schierarsi contro di lui, e detestarlo, augurandogli quello che gli sta succedendo. Le sue insicurezze, il suo egoismo, sono al centro di tutto, alimentando le sue azioni prima – e dopo – che il telefonino maledetto è entrato nella sua vita.

In ogni caso, Babak Anvari inzuppa Wounds nel soprannaturale per determinare la follia di Will e l’apertura di ferite sul suo corpo, e per come intende esplorare il male che è entrato nella sua esistenza e nella sua casa. Wounds non si colloca comodamente in un certo sottogenere, è psicologico sì, ma presto il film si focalizza sugli elementi soprannaturali, più alla The Ring e meno alla Bug – La paranoia è contagiosa. Se la scelta non è disprezzabile, resta il fatto che provochi una interruzione nel tono della narrazione.

Ugualmente, negli ultimi minuti la follia esplode libera e, quando Wounds, non si ha ben chiaro così si è appena visto (vi rimandiamo al nostro approfondimento per la spiegazione). Intanto che ci si riflette su, andare al supermercato e prendere una bomboletta di insetticida potrebbe non essere una cattiva idea.

Di seguito il trailer internazionale di Wounds, nel catalogo di Netflix da 18 ottobre:

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