E se la tua realtà fosse un sogno e il sogno realtà? Questo thriller psicologico su Netflix è la serie perfetta se ami i misteri
13/05/2026 news di Andrea Palazzolo
Poche sono le serie tv che mischiano così bene il mistero e il thriller psicologico, e Undone è una di queste.

Capita raramente, nell’oceano infinito dei contenuti in streaming, di imbattersi in una serie che sembra esistere in una dimensione parallela rispetto al successo che merita. Undone è esattamente questo: un enigma televisivo, un gioiello sepolto nel catalogo di Amazon Prime Video che continua a essere scoperto con stupore da chi vi inciampa per caso. Eppure, a guardare le carte in tavola, tutto sembrava destinare questa produzione a diventare un fenomeno di massa.
La serie segue Alma, interpretata da Rosa Salazar, una giovane donna la cui vita viene sconvolta da un incidente d’auto. Da quel momento, inizia a sperimentare strani spostamenti temporali e distorsioni della realtà che mettono in discussione tutto ciò che credeva di sapere su se stessa, sulla sua famiglia e sul mondo che la circonda. Attraverso 16 episodi distribuiti in due stagioni, Undone costruisce una delle narrazioni sci-fi più intelligenti ed emotivamente stratificate dell’era dello streaming, mescolando generi in un modo che sfida le categorie tradizionali.
Ciò che rende davvero sconcertante il destino di questa serie è che sulla carta aveva tutti gli ingredienti per esplodere. Innanzitutto, arriva dal team creativo dietro BoJack Horseman, una delle serie animate più acclamate degli anni 2010. Raphael Bob-Waksberg e Kate Purdy hanno dimostrato di saper creare storie complesse che intrecciano umorismo tagliente e profondità emotiva devastante, e con Undone hanno portato quella sensibilità su un territorio ancora più ambizioso.
Poi c’è il cast. Bob Odenkirk appare nel ruolo del padre di Alma, Jacob, in un periodo in cui la sua stella brillava al massimo grazie a Better Call Saul. Era il 2019, l’attore era all’apice della fama, eppure la sua presenza non è bastata a catalizzare l’attenzione del grande pubblico. È genuinamente inspiegabile, soprattutto considerando che la sua interpretazione è tra le migliori della sua carriera, un ritratto sfumato e commovente che si allontana dai territori più battuti dei suoi ruoli iconici.
Ma forse l’elemento più distintivo di Undone è la sua estetica visiva. La serie utilizza la tecnica della rotoscopia, sovrapponendo animazione dipinta a mano su performance dal vivo. Il risultato è un’esperienza visiva onirica, quasi pittorica, in cui la realtà sembra costantemente sul punto di dissolversi o trasformarsi. È un approccio che rende ogni fotogramma simile a un quadro in movimento, perfetto per una storia che gioca continuamente con i confini tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere immaginazione, trauma o qualcosa di completamente diverso.

Ogni episodio di Undone introduce nuove idee e svolte emotive che invitano all’interpretazione e al dibattito. È il tipo di serie che non ti lascia andare facilmente, che continua a rimbalzare nella testa nei giorni successivi alla visione. In un’epoca in cui il pubblico cerca sempre più narrazioni stratificate, capaci di offrire qualcosa di più della semplice evasione, è quasi paradossale che una delle proposte più ricche e meno superficiali disponibili in streaming sia così ampiamente ignorata.
Per chiunque ami le serie che persistono nella memoria, che sollevano domande invece di fornire solo risposte facili, Undone non è solo consigliata, è praticamente essenziale. È un promemoria che, nell’era dell’abbondanza, i veri tesori esistono ancora, ma vanno cercati attivamente. E quando li si trova, l’esperienza ripaga ogni secondo investito nella ricerca.
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