Il vero terrore viene da luoghi inaspettati: su Prime Video è tornata la serie antologica horror per eccellenza (firmata Ridley Scott)
16/06/2026 news di Andrea Palazzolo
Con Dan Stevens, su Prime Video si trova questa serie antologica horror che ha affascinato in passato per le precedenti stagioni.

Quando Ridley Scott decide di mettere la sua firma su un progetto horror, l’industria si ferma ad ascoltare. Il maestro dietro Alien e Hannibal torna a terrorizzare il pubblico, questa volta nelle vesti di produttore esecutivo di The Terror: Devil in Silver, la terza stagione dell’antologia AMC che promette di ridefinire i confini del genere televisivo.
La serie, disponibile su Prime Video, rappresenta una fusione quasi alchemica tra due pilastri cinematografici che hanno segnato generazioni di spettatori: l’oppressione istituzionale di Qualcuno volò sul nido del cuculo e l’orrore soprannaturale claustrofobico di Shining. Non è un paragone casuale o forzato, ma una scelta narrativa precisa che emerge sin dai primi minuti del primo episodio.
La storia segue Pepper, interpretato da Dan Stevens, un uomo che finisce internato al New Hyde Psychiatric Hospital non per problemi mentali, ma dopo aver picchiato l’ex fidanzato violento della sua compagna. Quello che doveva essere un arresto si trasforma in un incubo kafkiano: rinchiuso in una struttura psichiatrica, Pepper si rende rapidamente conto che qualcosa di profondamente sbagliato permea ogni corridoio, ogni stanza, ogni interazione con il personale.
Come nel capolavoro di Miloš Forman, la struttura psichiatrica non è semplicemente uno sfondo scenografico, ma un sistema che definisce, categorizza e perpetua l’ingiustizia. Il personale di Devil in Silver insiste su ordine, trattamento e conformità con la stessa spietata determinazione dell’infermiera Ratched. Ma c’è qualcosa in più: mentre i pazienti cercano di sopravvivere alla brutalità istituzionale, devono anche confrontarsi con una presenza soprannaturale che si aggira tra le mura dell’ospedale.
Ed è qui che entra in gioco l’eredità di Shining. Come Jack Torrance nell’Overlook Hotel, i personaggi di Devil in Silver sperimentano un isolamento che corrode lentamente la percezione della realtà. C’è qualcosa che cammina attraverso i corridoi, qualcosa che lascia devastazione nel suo percorso, e l’impossibilità di fuggire rende ogni episodio un’esperienza claustrofobica e angosciante.

Devil in Silver rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alle precedenti stagioni di The Terror. Questa terza stagione cambia completamente registro portando il terrore nell’era contemporanea. Non ci sono ghiacci polari o contesti bellici a separare lo spettatore dall’orrore: Devil in Silver accade ora, in un luogo che potrebbe esistere in qualsiasi città. Questa immediatezza rende tutto più scomodo, più viscerale, più personale.
La serie eccelle nello spostare l’horror dall’esterno all’interno, trasformando la minaccia da qualcosa di tangibile e combattibile a un’esperienza che mette in discussione percezione, identità e certezza. Ridley Scott, scegliendo di associare il suo nome a questo progetto, conferma ancora una volta il suo intuito nel riconoscere narrazioni che trascendono il genere di appartenenza. Devil in Silver non è solo un’altra serie horror: è un’esplorazione delle istituzioni che dovrebbero proteggerci ma finiscono per imprigionarci, delle realtà che si frantumano sotto pressione, del terrore che nasce quando nessuno ti crede.
© Riproduzione riservata




