Questa serie fantasy del 2013 è il perfetto mix tra Merlin e Percy Jackson
21/09/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie fantasy del 2013 che reinventa la mitologia greca con avventura e umorismo. Scopri perché merita di essere riscoperta come Percy Jackson.

Il fantasy televisivo vive una stagione d’oro. Tra le produzioni recenti che dominano le conversazioni online, da A Knight of the Seven Kingdoms a One Piece, il genere si è conquistato uno spazio definitivo nel panorama seriale contemporaneo. Eppure, mentre tutti rincorrono le novità, esistono gemme dimenticate che meriterebbero la stessa attenzione riservata ai colossi del momento. Una di queste è Atlantis, serie BBC del 2013 che combina l’umorismo scanzonato di Merlin con l’approccio fresco e avventuroso alla mitologia greca che ha reso Percy Jackson un fenomeno culturale.
Con appena 25 episodi distribuiti su due stagioni, Atlantis rappresenta un investimento temporale minimo per chi cerca una storia fantasy leggera, divertente e sorprendentemente originale. Non parliamo di un prodotto di nicchia per eruditi della mitologia classica, ma di una serie accessibile, dal ritmo serrato, costruita attorno a un trio di protagonisti che funziona alla perfezione. Il tipo di show che ti accompagna senza pretese intellettuali eccessive, ma con abbastanza intelligenza da non farti sentire in colpa per il tempo speso davanti allo schermo.
La storia prende il via con un colpo di scena inaspettato: un elemento di viaggio nel tempo che catapulta Jason, interpretato da Jack Donnelly, dalla contemporaneità all’antica Atlantide. Il giovane protagonista si immerge nelle profondità dell’oceano a bordo di un sottomarino, seguendo le tracce della misteriosa scomparsa del padre. Quello che scopre va ben oltre le sue aspettative: un portale temporale che lo trascina indietro di millenni, facendolo approdare sulle rive di una città leggendaria.

Da quel momento, Jason si ritrova immerso in un universo popolato dalle figure più iconiche della mitologia greca. Il Minotauro non è solo una leggenda raccontata nei libri di storia, ma una minaccia concreta. Medusa, interpretata da Jemima Rooper, diventa un personaggio tridimensionale, lontano dalle semplificazioni del mito originale. L’Oracolo, con il volto di Juliet Stevenson, non si sorprende minimamente dell’arrivo di Jason: anzi, sembra attendere il suo arrivo, profetizzando un destino che il protagonista stesso fatica a comprendere.
Questo setup narrativo costringe Jason a fare i conti con interrogativi profondi sulla propria identità e sulle origini della sua famiglia. Il suo percorso lo trasforma da estraneo confuso a eroe riconosciuto, capace di proteggere Atlantide dalle minacce che la insidiano. Non si tratta di una trasformazione istantanea da prescelto: la serie si prende il tempo di costruire questa evoluzione attraverso prove, errori e momenti di genuina vulnerabilità.
Per chi ha amato le atmosfere leggere ma avventurose di produzioni come The Librarians, Legend of the Seeker o la stessa Merlin, Atlantis rappresenta una scoperta preziosa. È il tipo di serie che non prende troppo sul serio se stessa, ma rispetta abbastanza il pubblico da offrire una scrittura competente, personaggi memorabili e momenti di genuina emozione.
Non si tratta di un capolavoro che riscriverà la storia del genere televisivo. Ma è una serie onesta, ben costruita, capace di intrattenere senza insultare l’intelligenza dello spettatore. In un panorama saturo di contenuti che promettono rivoluzioni narrative e consegnano prodotti derivativi, questa modestia d’intenti rappresenta quasi un pregio.
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