Se ami i misteri, gli omicidi e le risate di Only Murders in the Building, su Netflix trovi questa perla
24/09/2026 news di Andrea Palazzolo
La serie mystery comedy perfetta per chi ama Only Murders in the Building e la puoi trovare direttamente su Netflix.

Quando Only Murders in the Building ti lascia con quella sensazione di vuoto tra una stagione e l’altra, la tentazione di cercare qualcosa di simile diventa irresistibile. Il problema è che le serie capaci di mescolare mystery, humor e personaggi eccentrici con la stessa maestria sono rare. Eppure, nascosta nel catalogo Netflix, esiste una gemma che molti hanno lasciato scorrere via: The Residence, una serie del 2025 che combina l’ironia investigativa di OMITB con l’ambientazione prestigiosa di The West Wing, ma con una prospettiva completamente inaspettata.
Invece di seguire le vicende del Presidente e del suo staff, The Residence ci porta dietro le quinte della Casa Bianca, tra le cucine, i corridoi di servizio e i sotterranei dove lavorano cuochi, maggiordomi e personale di servizio. È uno sguardo upstairs-downstairs applicato al palazzo più famoso d’America, dove un omicidio sconvolge la routine quotidiana e rivela segreti che nessun protocollo ufficiale potrebbe mai contenere.
La serie si apre con la morte di A. B. Wynter, interpretato da Giancarlo Esposito, il Chief Usher della Casa Bianca che viene trovato morto durante una cena di stato in onore del Primo Ministro australiano. Sulla carta, tutto indica un suicidio. Harry Hollinger, il Capo Consulente del Presidente interpretato da Ken Marino, spinge affinché il caso venga chiuso rapidamente e archiviato come tale. Ma quando le evidenze sembrano troppo comode, troppo perfette, entra in scena la detective consulente Cordelia Cupp.

Uzo Aduba porta sullo schermo un’investigatrice che non segue i protocolli standard. Cordelia è eccentrica, imprevedibile, capace di vedere connessioni dove altri vedono solo casualità. Il suo metodo non è ortodosso, ma è maledettamente efficace. Mentre la narrazione si alterna tra l’indagine vera e propria e le audizioni congressuali che seguono l’incidente, The Residence costruisce un puzzle narrativo che tiene lo spettatore costantemente in bilico.
Ciò che rende la serie particolarmente interessante è la sua capacità di bilanciare toni apparentemente inconciliabili. C’è il dramma politico, con le sue implicazioni di potere e cover-up. C’è il mystery tradizionale, con indizi seminati strategicamente lungo gli otto episodi. E poi c’è l’umorismo, quello strano mix di assurdo e intelligente che ricorda proprio Only Murders in the Building, dove la tensione viene tagliata da dialoghi brillanti e situazioni paradossali.
L’ambientazione stessa diventa un personaggio. La Casa Bianca che conosciamo dai documentari e dai film ufficiali si trasforma in un labirinto di stanze segrete, passaggi nascosti e gerarchie complesse. Il personale di servizio, spesso invisibile nelle narrazioni tradizionali, diventa il cuore pulsante della storia. Sono loro a conoscere i veri segreti, a vedere ciò che accade quando le telecamere si spengono e i diplomatici tornano nelle loro stanze.
Con una sola stagione di otto episodi, The Residence offre una narrazione completa e autocontenuta. Non ci sono cliffhanger frustranti o trame lasciate in sospeso: la serie è stata concepita e realizzata come un romanzo giallo televisivo, con inizio, sviluppo e conclusione. Questo la rende perfetta per un weekend di binge-watching, quando si cerca qualcosa che intrattenga senza richiedere l’impegno di stagioni infinite.
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