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Se Dark vi ha fatto impazzire, su Apple TV c’è una serie sci-fi che gioca col multiverso senza barare

14/09/2026 news di Andrea Palazzolo

La serie tv su Apple TV che esplora il multiverso attraverso la vera fisica quantistica. Una produzione che batte perfino Dark.

Dark

Quando Netflix ha lanciato Dark nel 2017, nessuno immaginava che una serie tedesca sui viaggi nel tempo potesse diventare un fenomeno globale. Eppure quella narrazione complessa, intricata e scientificamente accurata ha ridefinito gli standard per le serie sci-fi. Ora, quasi un decennio dopo, Apple TV potrebbe avere tra le mani il suo successore spirituale: Dark Matter, una serie che esplora il multiverso con la stessa ossessione per la plausibilità scientifica che ha reso Dark così speciale.

Ma c’è una differenza fondamentale. Mentre Dark giocava con i paradossi temporali e la teoria della relatività, Dark Matter si immerge nelle acque ancora più torbide della meccanica quantistica. E lo fa con una serietà che raramente si vede nelle produzioni mainstream. La serie, tratta dall’omonimo romanzo di Blake Crouch e disponibile su Apple TV, non si limita a usare termini scientifici per dare credibilità alle sue trovate narrative. Ha ingaggiato un fisico teorico vero per assicurarsi che ogni elemento della trama avesse almeno una base teorica solida.

La fisica quantistica è sempre stata il parco giochi preferito degli sceneggiatori sci-fi. È abbastanza oscura da permettere libertà creative, ma abbastanza affascinante da attirare l’attenzione. Il problema è che la maggior parte delle serie e dei film la usa come una scatola magica: premi un bottone, mormora qualcosa sui quanti, e improvvisamente puoi viaggiare tra dimensioni. Dark Matter adotta un approccio diverso, partendo da una teoria scientifica reale: l’Interpretazione dei Molti Mondi di Hugh Everett III.

Poster di Dark Matter
Poster di Dark Matter, fonte: AppleTv

Secondo questa interpretazione della meccanica quantistica, formulata negli anni Cinquanta, la funzione d’onda quantistica non collassa mai. Ogni volta che un evento quantistico può avere molteplici risultati possibili, l’universo si divide in infinite ramificazioni non comunicanti, dove ogni risultato si verifica. È una teoria che divide ancora oggi la comunità scientifica, ma che ha il vantaggio di essere matematicamente coerente e filosoficamente affascinante. Dark Matter prende questa idea e la porta su scala macroscopica, mostrando personaggi che navigano attraverso infinite possibilità alternative della loro stessa realtà.

Dark Matter affronta il problema del viaggio interdimensionale in modo ingegnoso. La serie introduce “La Scatola”, una camera di isolamento schermata da radiazioni, materia e osservazione. I personaggi che entrano nella Scatola si iniettano una sostanza che intorpidisce la corteccia prefrontale, impedendo così la decoerenza che normalmente collasserebbe la sovrapposizione. Prima che la droga svanisca, i personaggi possono “vedere” realtà alternative e muoversi attraverso di esse.

Certo, l’idea di una navigazione mentale attraverso realtà alternative tramite un corridoio interdimensionale non ha alcuna plausibilità scientifica. Non esistono prove che la coscienza umana possa influenzare stati quantistici su scala macroscopica, né che sia possibile isolare un essere umano abbastanza da farlo entrare in sovrapposizione. Ma è difficile non apprezzare lo sforzo della serie di ancorare le sue regole fantascientifiche a principi reali.

Le risposte che la scienza offre oggi sono ancora incomplete. Ma è proprio questo spazio di incertezza che rende storie come Dark Matter così potenti. Non ci danno risposte definitive, ma ci permettono di esplorare le possibilità, di giocare con le implicazioni, di chiederci cosa significherebbe davvero vivere in un universo quantistico. E lo fanno con abbastanza rispetto per la scienza reale da non sembrare solo intrattenimento vuoto.

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